Percorsi: Satie, la Normandia e l’inverno

05/08/2014 di Francesco Siciliano

Inauguriamo il primo di una serie di appuntamenti dedicati all’illustrazione degli alti profili antropo-geografici del continente Europeo

Bassa Normandia

Il tratto di strada che congiunge il glamour di Deauville allo charme di Honfleur è denominato Côte Fleurie. Bassa Normandia, settentrione franco, riva a meridione dell’estuario della Senna; meraviglioso stage dove s’erge titanico il pont de Normandie; sabbiosa altana sulla Manica, percorsa da un sinuoso lungo viale che taglia la brughiera, costeggiata da fitti meleti frequentati da brade mucche statiche e chiazzate; fiancheggiata da generose spiaggie chiare, ritmicamente soffocate da inquietanti flussi di marea. Lande umide e ferite che ancora sanguinano tra resti di bunker cementizi del III Reich, farciti di verzure naturali. Compatte sabbie fini che nel tempo hanno inghiottito le carni eroiche degli Alleati, sin dal colossale sbarco del ‘44. Terra di croci bianche innumerabili, fitte a puntinare l’infinito verde che le accoglie, ferme a celebrare il coraggio estremo d’una intera gioventù falciata tra le onde.

Laggiù in fondo, occhieggia la luminescenza del  golfo di Le Havre, coi suoi ciclopici silos industriali; ai suoi piedi, l’imponente estuario bruno e tempestoso della Senna maritime. Lì accanto, montati come lego sul dorso delle sdrucciolevoli falaises, s’ergono castellucci neogotici, dalle impegnative torri tronco-coniche ricoperte d’ardoise, sorrette da mura in robuste travi lignee, ora impiallacciate da vernici spesse e accartocciate, a supporto di paretiin pietra chiara di Caen.

Erik Satie
Erik Satie

Diffuse sul percorso, casette minute, colorate e un pò sbilenche, punteggiano il verde salmastro delle lande con i loro tetti in strame secco e affastellato, sospesi su ruvidi graticci lignei secolari. E pioggia, freschissima, finissima, costante, punge e riflette sui colmi delle guglie e s’allunga scivolando, come sulla schiena d’un oceanico fondale scenico. Gocce rutilanti e fluide, scorrevoli come le note di Erik Satie, compositore nato a Honfleur, pianista proto-moderno, neo-classico inventore di sonorità pre-jazz, dal guizzo pre-dada, dal piglio iperrealista. Satie di Gnossienne, di Gymnopedie, di Prélude en tapisserie; autore di un mistero musico-filosofico intriso di malinconie salmastre, di aromi di calvados torbato, di sentori di formaggio brie che liquefano in fluidità su crostini caldi alteri; di sapidità di mitili piccoli e fumanti che  nuotano in pentole sommerse da ondine di rochefort; di marosità di madide ostriche dal nobile atout fine de claire, che ormeggiano in plateau ornati di limone.

Satie sospeso tra cinema e pittura, letteratura e suono. Il film Entr’acte, manifesto dadaista di Renè Clair, poggia sulle suspensurae soniche del brano Cinema di Erik Satie, di fatto prima composizione finalizzata a commentare la nuova arte delle immagini. Satie, dalla solida tenera inquietudine, dalle luci timbriche che profumano d’inverno, emananti fragranze di autunni saporosi di riflessioni stoiche, in grado di evocare nostalgie di amori che emergono dalle fumose vetrine dei bistrot.

Il castello di Miromesnil
Miromesnil, luogo natale di Maupassant

Calvados, regione delle mele, di brandy di mele, di sidro di mele, di pascoli e mele. Côte Fleurie, o della balnearità à la mode, perimetro geo-storico che include musica e pittura; che nutre poesia e architettura. Ecco Cabourg, la Balbec di Marcel Proust che affaccia sull’oceano; e ancora, Deauville, creatura di Morny, duca munifico e gaudente, distesa nella sua mondana eleganza, esperta equestre, col suo splendido Grand Prix, adusa alla notorietà cinematografica, col suo American Film Festival. Deauville, sensuale di neogotico sussiego, XXI arrondissement di Parigi, con la sua promenade sur le planches in spiaggia, primo approccio commerciale di Coco Chanel, avventurosa con le sue ecoles de voile, briosa di casinò e gastronomia, sentimentale con le sue malinconie noir et blanc, commentate dallo sciabadabadà di un Homme et une femme del sensibile Lelouch.

E di lì Trouville, adiacente e tratteggiata dalla Touques, fiume piccolo e tranquillo, che ospitò Flaubert, Napoleone III e Winston Churchill. Singolare orogenesi la sua, struggente d’invernale nostalgia, colta e austera con le sue Roches noir, monumentale batiment sur plage fisso a fronteggiare le maree, berceau delle riflessioni più intime di Marguerite Duras. E dunque, riecco gli umidori del Bassin vieux, porto interno della suadente patria di Satie. Ecco l’Honfleur di Eugene Bodin, pittore dal talento tracimante, che lo stesso paesaggista Camille Corot volle definire il re dei cieli per i suoi lirici sfumati azzurri; a cui anche Monet confesserà di dovergli in qualche modo la propria vocazione. La Côte in fiore qui si trasforma, con un crescendo di armoniche sequenze naturali, in Côte de Grace. Da questa rada, contornata da edifici alti e impilati e addossati uno all’altro, intelaiati da graticci lignei e ricoperti d’una muschiosa ardesia color lava, partì Binot de Gonneville per approdare audacemente – nel 1503 – sulle lontane coste del Brasile. Di qui, alzò le vele Jean Denise, primo esploratore dell’odierno canadese Saint Laurent. Da questo cofanetto acquatico, perimetrato da tradizioni sapienziali ardite, salpò Samuel de Champlain per fondare nel 1608 l’attuale distantissimo Quebec.

Roune, Piazza del Mercato Vecchio

Il vento ancora scorre come allora tra gli infissi della Maison de la Lieutenance, aggirando gli ostacoli delle inferriate possenti e rugginose che presidiano il borgo seicentesco. Di qui, prendevano il largo in sacchi corpulenti e umidi, partendo dai fondaci del porto, i carichi di sale, a beneficio dei coloni a Terranova. Presso Honfleur il mare, percorrendo lo sguardo dell’osservatore, assediandolo con discrezione, costeggia silenzioso le strade lastricate di granito scuro. Qui i pittori sono ancora attratti da un irresistibile genius loci marinaro, fuso di un fluido che sa di cibo, di costa, di fruscii ventosi tra i boschi smeraldini. Qui i paesaggi di Boudin, Corot, Lebourg o Jongkind hanno gemmato, stillando una cromatica densità poetica, fedele ancor oggi all’antica evocatività dei luoghi. Dunque, Terra delle Muse, amata da Baudelaire quanto da Musset; celebrata da Satie come da Sorel, solennemente cortinata dalle memorie arboree di villaggi dei Pays d’Auge, gli stessiche ammagavano – al suo tempo – l’umorista honfleureuse Alphonse Allais.

La linea costiera dello sbarco alleato
La linea costiera dello sbarco alleato

E in questa conformazione geo-poetica, plasmata dalla storia, dai caratteri e dal clima l’intrattenitore di cabaret Erik Satie, dopo i suoi primi quarant’anni volle divenire compositore rigoroso; così imparò il mestiere con un approccio tra i più classici: via a lezione, alla blasonata Schola Cantorum. Da Cocteau a Picasso, da Djagilev a Debussy, passando per demenziali eppur corrusche infatuazioni rosacrociane, o per l’enfasi amicale del Gruppo dei Sei, il pianista Satie muovendo questi passi si servì, come si sostenne da più parti, della composizione musicale come di una tecnica provocatoria, miscelandola a produrre volontà nichilista e sonora limpidezza, avanguardia essenzialista e sarcasmo culturale, anticlassicismo estremo e arcaismi esecutivi. Lo spirito normanno del pianista elaborò ripetitività timbriche e leggerezza tonale. Una lirica anti-musica la sua, proto-moderna, o forse anti; critica e filosofica, figlia di una terra in cui vapori di poesia filtrano dai suoli, raggiungendo anche le vacche ruminanti, mentre sfiorando le casamatte nazi tettate di licheni, inspirano nebbia, vapori di marea, effluvi al calvados o all’amarostico petrolio che giunge da Le Havre.

Perché ora si scriva di Normandia e Satie è un caso, di certo non un’impellente necessità cronistica. Un caso però, che potrebbe definirsi ri-sospinto da un desiderio in-dirottabile, di quelli che nell’esistenza inducono a produrre profonde sensazioni. E forse, anche un tentativo di indurre qualche innamorato a scegliere le rocce di Etretat per brindare a remoti, intensi amori, rimasti imperscrutabili. Di tanto insomma se ne scrive, perché talvolta si rende indifferibile puntualizzare la posizione di ulteriori semafori del bello, negli umili percorsi di “modesta felicità” a cui il quotidiano umano non può non anelare.

Una compulsione descrittiva è sopraggiunta quindi, a cui memoria e affetti non possono che corrispondere obbedienza, per afferrare un ricordo e stimolare un desiderio. Sì, per descrivere e rammemorare, come se s’assumesse un farmaco onirico da banco, il cui principio attivo, almeno per un intervallo breve, riuscisse a ricondurre in giusto assetto gli euristici neuro-trasmettitori dello spirito.

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Francesco Siciliano

(Mondragone – CE – 1964). Laureato in filosofia, dopo una parentesi di studio in Nord America, nel 1992 è redattore per il periodico “Linea Verde” (Rossi Ed. – Napoli). Nel 1993, pubblica il volume di letteratura sperimentale, a tema socio-economico, dal titolo Pandette (Rossi Ed.). Tutor culturale per l’ENAIP (Progetto P.O.L.O.), nel 1994 consegue un master in Relazioni pubbliche europee in Roma, con perfezionamento presso le sedi di Confindustria e dell’Associazione/Consorzio Civita. Autore critico e redattore di Artitalia s.r.l. di Milano (1994 - ‘96) per il centro storico di Roma, matura un’esperienza come amministratore pubblico a Mondragone (1995 – ’99). Dal 1998 è titolare di un’attività redazionale/editoriale, per la realizzazione di opere di ricerca culturale pluri-disciplinari, su supporti cartacei e multimediali, a committenza pubblica e privata. Candidato per l’Ulivo alle elezioni regionali in Campania nel 2000 e al Parlamento italiano nel 2008, nel 2009 pubblica il pamphlet socio-economico Economia della Saggezza – Elementi di dosaggio (Ed. Albatros Il Filo). Nel luglio del 2014, pubblica il romanzo-saggio dal titolo Automatismi (Arduino Sacco Editore) e con il proprio marchio PHYSIS, il volume di saggistica storico-economico-culturale dal titolo Mùtina Velox, inerente il territorio modenese e finalizzato alla distribuzione pubblico/privata (Musei, Regione Emilia-Romagna, Associazioni). Vive e lavora tra Spoleto e Deauville (Francia).
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