Perché non si parlerà mai abbastanza di riscaldamento globale

21/02/2016 di Mariagiovanna Giuliano

Secondo la Nasa, il 2015 è l’anno più caldo dal 1880. I laghi si prosciugano, gli orsi polari non sanno cosa mangiare, l’Antartide e la Groenlandia stanno scomparendo, l’agricoltura è a rischio. Uno scenario apocalittico. Facili allarmismi? No, la realtà.

Cambiamento Climatico

È ufficiale: il 2015 è stato l’anno più caldo del secolo. Parola di Nasa. Precisamente, “la temperatura media a livello mondiale delle superfici di terra e oceani per il 2015 è stata la più alta da quando se ne tiene registrazione, cioè dal 1880” spiegano dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) americana (l’agenzia federale Usa che si occupa delle condizioni di oceani e atmosfera) che, insieme alla Nasa, ha registrato il record. Tra i picchi di caldo toccati da Flegetonte questa estate e le piste sciistiche ricoperte da neve artificiale lo scorso Dicembre possiamo dire che ce n’eravamo accorti. Eppure sembra che nemmeno la Nasa può dove le varie Ong ambientaliste faticano ad ottenere risultati: smuovere la coscienza collettiva per un problema che, con il passare degli anni, peggiora sempre di più.

Ma infondo a chi importa se il secondo lago più grande della Bolivia non esiste più? Se se gli orsi polari non sanno cosa mangiare? Se l’Antartide occidentale e la Groenlandia stanno scomparendo? Siamo onesti, non saremmo mai andati a visitare la Groenlandia in ogni caso. Tuttavia, gli effetti del riscaldamento globale si fanno sentire anche qui in Italia e non riguardano soltanto estati torride e piacevoli pomeriggi temperati di fine Dicembre. A lanciare l’allarme “desertificazione” è la Coldiretti: la situazione – ha dichiarato l’associazione – è grave nei laghi che si trovano prossimi ai minimi storici del periodo con il lago Maggiore che è al 17% della sua capacità e il lago di Como che è addirittura sceso al 12% mentre quello di Garda al 33%. A preoccupare – continua Coldiretti – è la mancanza di neve sulle montagne che rappresenta una scorta importante per garantire gli afflussi idrici determinanti per i raccolti agricoli nei prossimi mesi.

E se la situazione climatica italiana non è delle migliori, gli effetti del riscaldamento globale sono ancora più gravi nei Paesi in via di sviluppo che – ironia della sorte – sono anche i Paesi che registrano un numero minore di emissioni di gas serra. Secondo uno studio dell’Università del Queensland e della Wildlife Conservation Society, infatti, chi causa il riscaldamento globale nel mondo (i Paesi occidentali) subisce meno danni rispetto a chi inquina di meno (i Paesi meno sviluppati). Così, visto che il sistema capitalistico non aveva aumentato abbastanza la forbice tra povertà e ricchezza, ci pensa l’inquinamento a recuperare.

Queste sono solo alcune delle disastrose conseguenze dovute allo sfruttamento intensivo del pianeta e diffonderle non significa creare facili allarmismi, come alcuni sostengono, ma è un preciso dovere dei media. Così come è dovere di tutta la comunità globale cercare di limitare i danni il più possibile. Ma qual è la soluzione? A livello internazionale ci aveva provato Obama, che aveva fatto del progetto per regolare le emissioni di anidride carbonica delle centrali elettriche il pilastro della sua lotta politica contro i cambiamenti climatici. Il piano era stato anche l’elemento chiave degli impegni presentati da Washington alla Conferenza sul clima di Parigi dello scorso Dicembre. Era. Infatti la Corte Suprema degli Stati Uniti ha provveduto a bloccarlo in seguito al ricorso presentato da 27 Stati federati (per lo più controllati dal partito repubblicano, tanto per dire) che hanno ostacolato il progetto in quanto esso “violava i loro diritti”. Quando ci accorgeremo che i diritti del nostro pianeta equivalgono ai diritti di tutti noi, forse sarà troppo tardi.

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Mariagiovanna Giuliano

Salernitana, classe 1994. Diplomata al Liceo Classico, attualmente studia Scienze Politiche a Roma. Le sue passioni sono la lettura, l’arte, lo yoga e la meditazione. Sogna di girare il mondo e di scrivere delle sue avventure. Cura un travel blog per giovani, www.ilpiccoloviaggiatore.com
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