Perché l’Europa?

18/06/2013 di Andrea Luciani

“Non ci sarà pace in Europa se gli Stati verranno ricostituiti sulla base della sovranità nazionale.” - Jean Monnet

L’Europa post bellica – L’Europa intera, come Stati e come insieme, sviluppa nell’immediato post Seconda Guerra Mondiale l’idea che gli interessi nazionali non possano più essere separati dagli interessi delle nazioni vicine. Si elabora, specialmente fra gli Stati che hanno partecipato alla guerra, la coscienza che l’Europa non è un gioco a somma zero, ma un gioco cooperativo, dove o si vince tutti o non vince nessuno[1]. Il Vecchio Continente che ha conosciuto un passato caratterizzato da guerre per l’egemonia politica ed il dominio del territorio, conclude, dunque l’esperienza tragica della Seconda Guerra Mondiale con due consapevolezze. La prima è relativa all’affermazione delle superpotenze Russia e Stati Uniti (ma anche Giappone e già la Cina), ossia che nessuno Stato-nazionale della “Vecchia Europa” da solo può avere un peso politico/economico rilevante nel nuovo sistema mondiale. La seconda è che la cooperazione fra gli Stati Europei è indispensabile per la realizzazione di un’Europa solidale, di fratellanza, ma soprattutto, per far sì che gli orrori prodottisi durante la Seconda Guerra Mondiale non possano mai ripetersi, di pace.

Conservazione e promozione della pace – Proprio la pace e la stabilità del continente europeo, che oggi tendiamo a dare per scontate, sono uno dei risultati più importanti conseguiti dalla politica di apertura e di cooperazione attuata dal dopoguerra in poi. Merito di ciò va sicuramente anche all’Unione e a chi ha lavorato per essa, come di recente ha rilevato il Comitato per il Premio Nobel, che ha insignito proprio l’Ue. Con il Premio è stato siglato, dunque un processo, lungo più di mezzo secolo, di conservazione e promozione della pace, della democrazia nonché della tutela dei diritti e delle libertà dei cittadini dell’Unione (ad esempio attraverso la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea)[2].

L’UE come progetto politico-identitario – Ad ogni modo la sfida dell’Unione non si sviluppa solo su quest’asse. L’Ue rappresenta qualcosa di più che un’organizzazione garantista e pacificatrice: è un progetto politico coraggioso di neo umanesimo che pone al centro del proprio sistema l’individuo in quanto tale, non in quanto abitante di un luogo o cittadino di una nazione. L’Ue rappresenta l’idea di unire i popoli delle diverse nazioni sotto un’unica bandiera e questa volta pacificamente. Il progetto Ue è unico da questo punto di vista, è un esperimento che non ha precedenti, soprattutto per quanto riguarda il modo in cui l’Unione si è costituita. Trasformare i cittadini di Stati diversi che per secoli hanno vissuto sullo stesso continente divisi da confini nazionali, in cittadini europei, abbattere le frontiere, istituire poteri sovranazionali, creare meccanismi di solidarietà economica fra gli Stati e armonizzare le leggi significa incidere profondamente sul sistema degli Stati nazionali che in proprio in Europa è nato e si è sviluppato. Lo spirito che sta alla base dell’Ue lo ritroviamo nel suo motto “Unita nella diversità”, il significato del quale è paradossalmente[3] ancora più evidente nella sua traduzione greca

“Ενωμένοι στην πολυμορφία”. Unione Europea significa unire lì dove c’è (e c’è stata per lungo tempo) diversità, dove c’è polimorfia, ovviamente non eliminando le differenze, ma partendo dalla comune coscienza di essere tutti europei.

L’Ue non è e non deve ridursi a un’organizzazione economica o politica (come siamo abituati a vederla rappresentata), essa è in primo luogo un progetto identitario. Questo rimane un aspetto chiave perché se messo in pratica, comporta la legittimazione dell’Ue da parte dei cittadini delle nazioni che la compongono, ma non solo, pone l’Unione Europeo come esempio per il resto del mondo di un modello di cooperazione pacifica e la rende dunque ancora una volta un faro di civiltà.



[1] Martin Schultz, Presidente del Parlamento Europeo, il giorno della sua investitura.

[2] Ha assunto dal 2009 (ex art. 6 TUE), medesimo valore giuridico dei Trattati dell’Unione.

[3] Visto che nella fase acuta della crisi del debito sovrano la presenza della Grecia nell’Unione è stata messa fortemente in discussione.

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Andrea Luciani

Nasce a Roma il 25/03 /1991. Appassionato di studi internazionali e fermo sostenitore del progetto dell'Unione Europea, è laureato in Scienze Politiche presso la LUISS Guido Carli, dove ora studia International Relations. Collabora con l'associazione ONLUS Intercultura con la quale è stato in Nuova Zelanda sei mesi nel 2009. Nel 2012-2013 conclude il programma Erasmus di sei mesi presso l'università si Sciences Po Paris.
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