Perché le donne devono volere la vittoria del sì?

07/11/2016 di Francesca R. Cicetti

Di brutte campagne è piena la terra, ma il referendum si sta affaccendando per raccoglierne un bel po’. Così, dopo il partigiano che dice no, arriva la volta di una serie di manifesti che riportano indietro nel tempo: possibile non si riesca a pensare a una campagna moderna?

Qualche decennio fa, sui manifesti della Democrazia Cristiana, si aggirava una fanciulla biancovestita, con un mazzo di fiori in mano. Era l’ombra di una pubblicità di profumi o creme idratanti, prestata alla politica per propagandare l’importanza della femminilità. Qualche decennio fa, la donna era chiamata alle urne per difendere la propria famiglia e la propria identità di genere (di cui ancora nessuno aveva mai sentito parlare). Il “brand donna e madre” portava voti. Tanti da far credere a qualcuno che potesse funzionare anche oggi.

ReferendumPer questo il comitato per il sì di Arezzo ha stampato una serie di volantini così vintage da non sembrare neppure per un referendum del 2016. “Per le donne è importante dire sì”. Con comizio di spiegazione annesso. Ma perché il sì dovrebbe essere importante “solo” per le donne? O per le donne più che per gli uomini? Tralasciando l’ingenuità di una campagna basata sulla dicotomia di genere, la ragione presentata sembra essere molto pratica. È semplice: con la riforma costituzionale, le donne, per il sì, avranno più diritti. Saranno infatti più rappresentate. Si promuoverà l’equilibrio numerico tra uomini e donne nelle istituzioni. Eccole qui, le famose quote rosa.

Proprio per rivendicare questa porzione di diritto che dovrebbe spettare a tutti – a prescindere dal genere – le donne dovrebbero votare sì, ci dice il comitato aretino. Inutile soffermarsi sul paradosso per cui, senza che nessuno l’abbia stabilito, un mondo con più donne al potere sarebbe un mondo migliore. Non che sia da escludere, ma non c’è nemmeno nulla che lo confermi. Per lo meno perché le donne, in quanto tali, sono ancora sprovviste di una coscienza identitaria eterea e manifestamente superiore. E non abbiamo la certezza che condividano altro, tra loro, se non gli organi genitali.

Ma non è il caso di sostituire alla lagna moralista e paternalista una lagna meritocratica. In entrambi i casi, non servirebbe a pensare una buona campagna referendaria. Alle donne, riassumendo, dovrebbe far piacere la vittoria del sì. Perché conquisterebbero più diritti. Parere degli uomini, invece, non pervenuto. Si badi bene. Perché a loro, se le donne conquistano diritti, non importa nulla. Come se l’eliminazione dell’apartheid fosse stata una faccenda solo per afroamericani. E stesso discorso per le nozze gay. Dunque: donne per il sì, perché sì. Degli uomini, poco interessa.

La ministra Boschi si è fatta forte del fatto che nel comitato per il no non ci fossero donne. Vero o falso, non importa. Comunque quello che conta è che la campagna con le donne in pieno stile democristiano non funziona. In generale, non funziona nessuna campagna escludente. E nessuna campagna generalizzante. Non funziona l’idea di piazzare le donne in copertina per cambiare la Costituzione, non funziona l’idea di stamparci la silhouette di un partigiano per convincere al “no”. Funzionano solo i contenuti. Oppure, presto passeremo a discutere del perché chi ha i capelli castani dovrebbe essere a favore e chi è biondo contro. Del sì o del no degli animalisti, dei mancini, dei vetrai o degli intolleranti al lattosio. E impiegheremo il resto del nostro tempo da qui al 4 dicembre a cercare di capire in quale sezione incasellarci. Dimenticando il succo della riforma.

Di brutte campagne è piena la terra, ma il referendum si sta affaccendando per raccoglierne un bel po’. A chi vota piace il merito. E le donne che lo faranno, non voteranno sì in virtù di un’identità di genere. Forse sarà per la maggiore rappresentanza, forse sarà per il nuovo assetto del Senato. Forse per qualche altra ragione ancora. Ma è q”uasi certo che non sarà per una figurina stampata su un manifesto rosa e violetto.

The following two tabs change content below.

Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
blog comments powered by Disqus