Perché la Grecia non può fare a meno dell’Europa

10/02/2015 di Alessandro Mauri

Le prospettive della Grecia alla luce del tour europeo del premier Alexis Tsipras e del ministro dell'Economia Yanis Varoufakis

Elezioni Grecia

Per la Grecia si è appena conclusa una settimana molto difficile, durante la quale il premier Alexis Tsipras e il ministro dell’Economia Yanis Varoufakis hanno tentato di convincere i partner europei della bontà del proprio progetto economico. Una missione conclusasi con un nulla di fatto, che equivale a una vera e propria sconfitta.

Da Renzi e da Hollande – Tutto è iniziato martedì, quando il neoeletto premier Tsipras ha incontrato il nostro presidente del Consiglio Matteo Renzi, con la speranza di avere un alleato in più nella sfida in atto tra Grecia e Troika. In realtà era evidente sin da subito come l’Italia non avrebbe potuto, né dovuto, schierarsi al fianco della Grecia, per almeno due motivi: il primo è la differenza di posizione sulle politiche di austerità dell’Unione Europea e dei rapporti con i partner europei. La linea di Renzi è sempre stata quella di criticare il rigore di bilancio e i vincoli sul deficit, senza tuttavia venire meno (in un’ottica di serietà e di credibilità internazionale) agli impegni presi in precedenza, mentre Tsipras vorrebbe di fatto smentire gli accordi precedenti e rinegoziare il debito. Il secondo motivo è molto più pragmatico: l’Italia, attraverso i prestiti internazionali erogati dai vari fondi alla Grecia, è esposta nei confronti del debito di Atene per complessivi 40 miliardi di euro, e una rinegoziazione del debito pubblico ellenico comporterebbe perdite non trascurabili per il nostro Paese, che sicuramente non ha bisogno di ulteriori elementi di criticità nella via della ripresa economica. Ancora più netta la posizione della Francia e del Presidente Francois Hollande, il quale, nell’ incontro del 5 febbraio, ha suggerito a Tsipras di incontrare la cancelliera tedesca Angela Merkel, lavandosi di fatto le mani dalla questione greca. Del resto Parigi è anch’ essa alle prese con gravi difficoltà economiche e non può permettersi ulteriori strappi con Berlino, dopo aver sforato il famigerato 3% nel rapporto deficit/Pil.

Il premier greco Alexis Tsipras

Lo schiaffo di Draghi – Nel frattempo il ministro delle finanze Yanis Varoufakis aveva incontrato a Francoforte il presidente della Bce Mario Draghi, ma anche in questo caso l’esito dell’incontro non è stato affatto quello sperato. Il giudizio sulle politiche economiche ipotizzate da Varoufakis è stato così negativo che la Banca centrale europea ha infatti deciso di non accettare più come collaterali nelle operazioni di rifinanziamento i titoli di Stato della Grecia. In altre parole, quando le banche chiedono alla Bce liquidità per poter svolgere la loro attività, devono depositare delle garanzie sotto forma di varie tipologie di titoli, e i più utilizzati sono proprio i titoli di Stato. La decisione della Bce pertanto mette in grave difficoltà le banche elleniche, che non saranno più in grado di ottenere facilmente liquidità. Una decisione apparentemente molto dura, ma in realtà assolutamente comprensibile: perché mai la Bce dovrebbe accettare titoli che il Governo poi vorrà rinegoziare, determinando così il rischio di ingenti perdite per la Banca centrale (e quindi, in definitiva, per tutti gli stati europei)?

Accordo sul disaccordo – Negativo è stato anche l’incontro con il potentissimo ministro dell’economia tedesco Wolfgang Schäuble, il quale ha ironizzato sostenendo che con l’omologo Varoufakis “siamo stati d’accordo sul fatto che non siamo d’accordo”. Le misure del Governo Tsipras infatti, secondo Berlino, “non vanno nella direzione giusta”. L’unica concessione che potrebbe essere fatta è quella di dare un po’ più di tempo ad Atene per rispettare gli impegni assunti con la Troika, ma le riforme da portare avanti sono quelle indicate nel patto e non quelle prospettate da Tsipras.

Progetti velleitari – In realtà il viaggio di Tsipras e Varoufakis non poteva avere esito molto diverso, dal momento che la Grecia è tenuta in vita da risorse e aiuti esterni, e attuare una rinegoziazione del debito è una mossa che farebbe molti più danni ad Atene che al resto d’Europa. Inoltre le riforme economiche che Tsipras ha in mente passano tutte da un aumento della spesa pubblica, che può essere realizzato solo mediante il ricorso ad ulteriore debito (che evidentemente nessuno è più disposto a concedere, né tantomeno lo sarebbe in caso di rinegoziazione di quello attuale), o all’ aumento della tassazione, evidentemente insostenibile in un paese fortemente provato dalla crisi, e che potrebbe portare alla fuga dei pochi capitali ancora rimasti. L’unica soluzione percorribile, e che Tsipras avrebbe dovuto portare avanti con più determinazione e coerenza, è quella di ottenere più tempo per approvare le riforme strutturali di cui la Grecia ha bisogno e continuare nel piano di aiuti della Troika che, per quanto possa sembrare eccessivamente dura per le condizioni che impone, è l’unica in grado di fornire risorse ad Atene. Senza aiuti la Grecia non sarà in grado di pagare gli stipendi a fine mese, e dunque rimane poco tempo per uscire dal pantano nel quale Tsipras ha portato in pochi giorni il suo Paese, vanificando anni di sacrifici, e le prospettive sono due: o la Grecia torna sui suoi passi, ammettendo la non fattibilità delle misure di Tsipras, o il fallimento è ad un passo; questa volta però (a differenza di qualche anno fa), il resto dell’Europa è abbastanza protetto dall’eventualità di un default greco, che ricadrebbe interamente sui cittadini ellenici.

Il tour di Tsipras e Varoufakis ha dimostrato che ormai la Grecia è, per sua stessa colpa, ai margini dell’Unione Europa, e che l’avvento di Syriza al Governo non cambia la realtà dei fatti: Atene può sperare di uscire dalla più grave crisi della sua storia solo con l’aiuto dei partner europei e con le riforme, non con il populismo.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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