Perché la Gran Bretagna non è ancora pronta per l’Euro

23/06/2014 di Giovanni Caccavello

Il rapporto tra Regno Unito ed Unione Europea è una storia complessa, riassunta molto efficacemente dal "No, No, No!" di Margaret Thatcher alla visione di Jacques Delors, che bisogna analizzare in modo più approfondito

Gran Bretagna vs Comunità Europea – Fin dai primi anni ’50, anni in cui i principali stati dell’Europa continentale incominciavano a discutere di un progetto europeo, il rapporto tra la nascente Comunità Europea – nonna dell’attuale Unione Europea – e il Regno Unito fu di amore ed odio.

Da quel momento in poi la politica britannica fu turbata da una domanda tanto importante quanto drammatica: aderire in toto al progetto europeo, voluto fortemente dalle tre grandi nazioni continentali (Francia, Germania, Italia), oppure rinunciare al mercato unico europeo rischiando di isolarsi sempre di più, all’interno di un’economia sempre più globalizzata?

Gli anni  ’60 – Fino al 1973 la Gran Bretagna optò per la seconda ipotesi. Il Paese, culla del pensiero liberista europeo, chiese più volte di poter aderire al progetto europeo senza mai però prendere una decisione definitiva. Nel 1960-1961, il governo conservatore guidato da Harold MacMillan fece, per la prima volta, domanda di ingresso nella Comunità Economica Europea (CEE). Il risultato fu senza successo a causa della risposta negativa della Francia di Charles de Gaulle.

Per circa un decennio, il Regno Unito proseguì in un’altra direzione, firmando nel 1960 un’accordo di libero scambio, denominato EFTA, con altri sei paesi: Austria, Danimarca, Norvegia, Portogallo, Svezia e Svizzera. Questa associazione si poneva così come “antagonista” della CEE.

L’ingresso nella CEE – A partire dal 1971-1972, l’allora Premier Conservatore Edward Heath, decise di avvicinarsi nuovamente alla Comunità Europea, facendo richiesta di adesione. Nel 1973, il Regno Unito, insieme a Danimarca ed Irlanda, divenne uno dei nuovi stati membri del progetto europeo.

L’adesione alla CEE, però, non convinse molto l’opinione pubblica britannica, tant’è che nel 1975, il Primo Ministro Harold Wilson, Labourista, chiese subito un referendum “in-or-out” della Gran Bretagna dalla Comunità Europea. Una giovane Margaret Thatcher, personaggio politico in ascesa all’interno del partito Conservatore, nonché futura Capo di governo per ben 11 anni consecutivi, si spese in favore della permanenza del suo paese all’interno della Comunità. Vinse il nò all’uscita ed il Regno Unito incominciò un altro capitolo della sua storia europea.

L'ex Primo Ministro del Regno Unito Margareth Thatcher.
L’ex Primo Ministro del Regno Unito Margareth Thatcher.

Thatcher vs Delors – Tra il 1979 ed il 1990, la Gran Bretagna si pose a capo della costruzione del mercato unico europeo. Molte furono le divergenze di veduta ma il contributo britannico, tra veti, negazioni, richieste insistenti e minacce di indire un referendum, non mancò mai. Famoso fu il “no, no, no!” pronunciato da Margaret Thatcher a seguito delle dichiarazioni di Jacques Delors e della sua visione di un’ “Europa” sempre più integrata ed unita, ma senza la forte presenza della politica britannica, il mercato unico europeo, ancora incompleto, non si sarebbe potuto sviluppare in modo così armonico e rapido.

The “Black Wednesday” – Margaret Thatcher fu costretta a lasciare il numero 10 di Downing Street alla fine del 1990, proprio a causa di una frattura profonda all’interno del partito Conservatore sull’Europa. Il suo successore, John Major, decise di aderire dal Sistema Monetario Europeo prima di uscirne a testa bassa dopo l’attacco speculativo alla Sterlina il 16 Settembre 1992 (il c.d. “Black Wednesday”). Da quel momento il processo di integrazione economica europea della Gran Bretagna subì una forte decelerazione e l’ingresso del Regno Unito nell’euro-zona ritardò sempre più.

Il report di Gordon Brown – Nel 1997, l’allora Cancelliere dello Scacchiere del governo Blair, Gordon Brown, avviò un’intenso lavoro all’interno del Ministero dell’Economia in cui fu elaborato un complicato verdetto sull’ingresso del Regno Unito nell’Euro basato su cinque test economici:

1 – Convergenza – In questo test il Ministero analizzava i cicli economici e le strutture economiche tra i paesi aderenti alla moneta unica;

2 – Flessibilità – Nel secondo test, il ministero cercava di capire quanta flessibilità, in ambito politico ed economico, il Regno Unito avrebbe potuto avere in caso di Shock Asimmetrici;

3 – Investimenti – La domanda di questo test era la seguente: l’unione economica e monetaria crea condizioni migliori per investire nel Regno Unito nel lungo periodo?;

4 – Settore Finanziario – In questo quarto test, il Ministero focalizzava il suo sguardo sulla “City” e sul suo settore finanziario cercando di capire quali opportunità l’ingresso nella moneta unica poteva garantire al forte mercato finanziario britannico;

5 – Crescita, stabilità ed occupazione – Nel quinto ed ultimo test, il ministero cercava di indagare i fattori macroeconomici del medio periodo analizzando, in particolare il mercato del lavoro e la stabilità politica e monetaria dell’unione economica e monetaria.

I risultati – I risultati di questa analisi furono pubblicati nel 2003. Secondo quanto rilasciato dal Ministero, i primi due test non portarono a risultati soddisfacenti a causa principalmente delle difficoltà dei paesi europei di rendere il mercato europeo veramente unico, anche e soprattutto in relazione alla mobilità del lavoro. Il terzo e quarto test furono positivi poiché secondo quanto riportato da questo report l’unione politica e monetaria permetterebbe al mercato finanziario londinese di rafforzarsi ulteriormente e potrebbe garantire al Regno Unito dei vantaggi competitivi in ambito di investimenti nel lungo periodo. I risultati inerenti al test numero cinque furono negativi poiché per raggiungere una crescita ed una stabilità macreoeconomica era necessario che anche i primi due test fossero positivi.

Il passato storico conta – Dal 2003 ad oggi, il ministero dell’economia britannico non ha più condotto questo tipo di studio e anche per questo, ad oggi, risulta essere molto complicato stabilire se progressi siano avvenuti oppure no. Nel corso di questi ultimi anni è però indubbio che molti sforzi siano stati fatti: basti pensare all’importante decisione di istituire un’unione bancaria europea e alle chiare mosse della Banca Centrale Europea. Nonostante questo, risulta però essere altrettanto chiaro che l’adesione del Regno Unito all’unione economica e monetaria, non può non tenere conto delle differenze politiche, culturali e storiche della Gran Bretagna rispetto agli altri paesi europei, Francia, Germania ed Italia su tutti.

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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