Pensioni giudici ritardate, il governo vara la norma Canzio

22/10/2016 di Marco Bruno

Passato a larga maggioranza, il testo contiene diverse norme, tra cui quella per lo smaltimento più rapido delle cause in Cassazione. Farà tuttavia discutere la norma che permette a 14 magistrati di non andare in pensione e continuare la loro professione. Sorgono dubbi di incostituzionalità, e non solo: rischia di pesare il limite al ricambio generazionale.

Si chiama decreto legge sull’efficienza degli uffici giudiziari, si legge, tra le altre corse, “norma Canzio”. Infatti, nell’intero pacchetto di riordino e riorganizzazione degli uffici giudiziari italiani, c’è una particolare norma che permette a 14 magistrati di grande prestigio di non andare in pensione e continuare ad esercitare la propria professione. Il nome della norma deriva da Giovanni Canzio, l’attuale presidente della Corte di Cassazione, ovvero l’uomo di maggior prestigio a poter beneficiare di questa disposizione. Oltre a lui, ci saranno altri importanti organi di vertice della stessa Corte di Cassazione, del Consiglio di Stato e della Corte dei Conti, che potranno continuare a lavorare e ritardare così il momento della fatidica pensione.

Il testo aveva già ottenuto il via libera dalla Camera ed è stato approvato anche dal Senato, che l’ha dunque licenziato in via definitiva. Passato con larghissima maggioranza, soprattutto a causa della mancata partecipazione del voto di Forza Italia e del MoVimento Cinque Stelle, il testo ha resistito anche delle pesanti pregiudiziali di costituzionalità che erano state presentate dalle opposizioni. Il problema principale è che dubbi sulla costituzionalità di questa norma erano giunte anche da autorevoli voci della giurisprudenza italiana, e più precisamente dall’Associazione nazionale magistrati e dal plenum del Consiglio superiore della magistratura. In particolare, sono tre i punti della legge che lasciano perplessità e che si espongono a possibili censure di costituzionalità. In primis, è proprio la legge Canzio a far discutere, considerando come difficilmente sia accettabile trattenere giudici ai vertici della magistratura ordinaria, anche per via di una inevitabile esigenza di ricambio generazionale nelle corti. Ma anche le norme sul domicilio digitale fanno discutere considerando che prevedono deroghe alla regola del deposito telematico degli atti processuali.

Infine, e si rientra nell’ambito organico, ci sono dei dubbi sul potenziamento della Cassazione e più precisamente sulle disposizioni attuate per cercare di smaltire più rapidamente le cause pendenti. Per far ciò, i magistrati con almeno due anni di servizio e la terza valutazione di professionalità potranno far parte come applicati dei collegi giudicanti. Si tratta di una misura temporanea valida per tre anni e non rinnovabile. A tal proposito, a molti ha fatto storcere il naso la proroga nel posto di lavoro, grazie alla norma Canzio, per gli stessi giudici che hanno precedentemente dato il via libera al quesito del referendum costituzionale (Cassazione) e agli stessi che si pronunceranno dopo il Tar sul ricorso (Consiglio di Stato). Al di là delle malelingue, resta il dubbio che il testo sia viziato da illegittimità costituzionale; sarebbe comunque più giusto cercare un ricambio anche negli organigrammi giudiziari, in cui è ancora ben visibile la presenza di persone di grande esperienza, tuttavia, per favorire lo sviluppo della giustizia nel paese, sarebbe bene che si permetta anche a magistrati validi ma più giovani di iniziare il proprio percorso in magistrature di alto livello.

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Nato a Sant'Agata di Militello (ME) il 26/02/1994. Diplomato al liceo scientifico, attualmente studio giurisprudenza presso la Luiss Guido Carli. Appassionato di musica, serie televisive e sport, spero in un mondo dove a prevalere sia l'eguaglianza
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