Pensioni: il coraggio di Boeri, la timidezza del governo

13/09/2016 di Alessandro Mauri

Mentre il Presidente dell'Inps denuncia l'ingiustizia delle pensioni d'oro, il governo continua sulla strada dell'anticipo pensionistico

INPS Boeri

La questione delle pensioni continua a tenere banco nell’agenda economica del governo. Si cercano modalità per favorire la flessibilità in uscita senza gravare sulle casse dello Stato, ma il prestito definito “Ape” non convince del tutto. Intanto l’Inps propone di operare una redistribuzione delle risorse.

L’anticipo pensionistico (Ape) – Sul tema pensioni il governo è orientato a portare avanti il progetto di anticipo pensionistico “Ape”, che prevede l’erogazione di un prestito ventennale da parte di una banca. Tale prestito sarà in seguito girato all’Inps, e grazie ad esso si potranno versare i contributi per garantirsi da 1 a 3 anni di anticipo sull’età pensionabile. Il prestito sarà inoltre garantito da una assicurazione, che verrà pagata contestualmente agli interessi dal beneficiario, e che impedirà di far gravare il prestito sugli eredi. Il sistema è stato studiato per non incidere sulle casse dello Stato, dal momento che non sono disponibili le risorse necessarie. Questo anche  per evitare di rimettere in discussione un sistema previdenziale che ha richiesto numerose riforme prima di essere messo in sicurezza. I costi di interventi diretti sarebbero stati, secondo diverse stime, vicini ai 10 miliardi di euro, decisamente troppo in questo periodo. I dubbi principali su questo tipo di intervento sulle pensioni riguardano l’effettivo vantaggio di aderire all’Ape, ovvero se i costi del prestito non siano troppo elevati per garantirsi da uno a tre anni di pensione in più.

Costi e tempistiche – Secondo le ultime dichiarazioni, l’anticipo sulla pensione potrà essere chiesto a partire dal prossimo anno, con una sperimentazione biennale, e con una età di 63 anni, compatibile con i 3 anni massimi dell’Ape. Dal momento che i costi parevano essere eccessivamente gravosi per chi avrebbe dovuto ricevere una prestazione contenuta (si parlava fino a 150-200 euro in meno al mese per pensioni attorno ai 1.000 euro e con un anticipo di 3 anni), il governo è orientato a rendere senza costi il prestito per le pensioni fino a 1.200 euro. In questo modo è più plausibile che i lavoratori aderiscano al prestito, permettendo di raggiungere l’obiettivo del governo di 150.000 pensioni anticipate all’anno, che rappresentano un numero che renderebbe l’Ape un intervento positivo per garantire maggiore flessibilità in uscita.

L’INPS e le pensioni d’oro – L’altro fronte che si muove per quanto riguarda le pensioni è quello riguardante le prestazioni “d’oro” e i vitalizi dei politici, continuamente prese di mira dal Presidente dell’INPS Tito Boeri. Per il numero uno dell’Istituto di previdenza infatti il problema delle pensioni in Italia non è più rappresentato dalla sostenibilità del sistema, ma dalla sua equità, ovvero il modo in cui sono redistribuite le risorse. Per Boeri sono ingiustificate le pensioni di coloro che percepiscono molto più di quanto hanno versato in termini di contributi (ad esempio i politici, ma non solo), e togliere questi privilegi significherebbe garantire ulteriori risorse per garantire flessibilità in uscita o una maggiore tutela delle classi di pensionati meno agiate. Nonostante l’evidente bontà della posizione di Boeri, il governo non sembra voler intraprendere questa strada: il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, ha sostenuto durante la trasmissione Presadiretta (e come anticipato da Repubblica) che “Il rischio di mettere le mani nelle tasche sbagliate è troppo grosso”.

A dire il vero non sembra che i vari governi si siano mai fatti tali scrupoli nel momento in cui era necessario alzare indiscriminatamente le tasse per coprire i vari buchi di bilancio, e non si può certo sostenere che il rischio di toccare pensioni elevate ma commisurate ai contributi sia troppo elevato per colpire certi privilegi. A parziale discolpa va sottolineato come il governo possa essere trattenuto dall’esperienza di qualche anno fa, quando la Corte Costituzionale bloccò il prelievo sulle pensioni più elevate introdotto dal governo Letta, costringendo lo Stato a reperire in fretta e furia diversi miliardi di euro per rimborsare i pensionati, rischiando di compromettere la messa in sicurezza dei conti. La scelleratezza di quella decisione, nonché lo scarso coraggio del governo su questo punto non permetterà di attuare il vero intervento utile e necessario sulle pensioni; c’è solo da sperare che il presidente Boeri prima o poi troverà qualcuno con la forza di ascoltarlo.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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