Pegida: ascesa e declino dell’islamofobia nel cuore dell’Europa

19/02/2015 di Michele Pentorieri

Il movimento tedesco di stampo populista aveva raggiunto una discreta notorietà nei länder orientali. Le ferme reazioni della politica e della società civile lo stanno, tuttavia, relegando sempre più alla marginalità

Plegida, Germania

Dresda, 20 Ottobre 2014. Comincia qui la storia di Pegida, acronimo di Patriotische Europäer gegen die Islamisierung des Abendlandes (Europei Patriottici contro l’Islamizzazione dell’Occidente). Il movimento, nato su Facebook, indice per quella data una manifestazione nel capoluogo della Sassonia. Una protesta contro “l’invasione” di fedeli musulmani. L’evento non ha molto seguito – scendono in piazza circa 350 persone – ma, come spesso accade, la risonanza mediatica è molto più grande rispetto alla reale portata dell’avvenimento. In questo modo il movimento riesce ad avere un’insperata pubblicità e vede crescere il numero dei propri simpatizzanti, riuscendo a rappresentarsi come ideale valvola di sfogo per tutti coloro che vedono nell’Islam una minaccia alla propria identità.

Il numero di partecipanti alle manifestazioni ha raggiunto quota 17.500 il 22 Dicembre scorso, crescendo ulteriormente nelle settimane successive sull’onda degli attacchi al Charlie Hebdo. Quello che accomuna i manifestanti è la paura di una completa ed inesorabile islamizzazione dell’Occidente. Paura che sfocia nella paranoia: come quando, in un video pubblicato dal New York Times l’11 Febbraio, c’è chi sostiene che i musulmani abbiano un piano per la conquista del Mondo.

Pegida si ritrova settimanalmente a Dresda, la città che le ha dato i natali, anche se è presente in altre località. Come parte del suo processo di crescita, il movimento si è dotato di un capo: Lutz Bachmann, un graphic designer 41enne già noto alle forze dell’ordine per aver trascorso tre anni in prigione a causa di diversi furti in appartamento, oltre ad avere alcuni precedenti per droga. I suoi seguaci scandiscono lo slogan già usato in precedenza dai cittadini della Germania dell’Est per protestare contro il proprio governo e chiedere l’abbattimento del muro di Berlino: Wir sin das Volk (noi siamo il popolo). Prima di allontanarsi dal movimento per lo scandalo, provocato dalla pubblicazione di una foto nella quale impersona Adolf Hitler, nei suoi comizi parlava di “progressiva scomparsa dell’eredità cristiana della società occidentale”.

La storia dell’iniziale successo di Pegida ha contorni alquanto paradossali: nasce in Sassonia, land in cui gli stranieri sono appena il 2,3% della popolazione totale (per fare un esempio, a Berlino sono il 13,4%), raggiunge la notorietà grazie ai mezzi di stampa che esagerano la portata delle primissime manifestazioni ma contro la stampa stessa il movimento si scaglia in maniera furiosa, definendola bugiarda. Le ragioni per le quali la teoria dell’invasione millantata da Bachmann e dai suoi seguaci è riuscita a far presa su una parte dell’opinione pubblica dei länder orientali hanno radici ben più profonde e difficili da indagare.

Una delle possibili spiegazioni attinge alla recente storia tedesca. Le regioni i cui cittadini hanno mostrato l’interesse maggiore per Pegida sono reduci dalla decennale esperienza delle DDR ed anni di dittatura comunista hanno lasciato quelle regioni in una situazione socio-economica disastrosa, dalla quale non si sono ancora perfettamente riprese. Frustrati dalle aspettative disattese che il processo di unificazione si portava dietro, la reazione di molti ex cittadini della DDR si è polarizzata intorno a due centri: la Ostalgie (nostalgia del periodo comunista) e l’estremismo anti-sistema. Come conseguenza dell’ultimo elemento, vi è un paradosso solo apparente: questa parte di Germania costituisce il principale bacino di voti per partiti di estrema destra così come di estrema sinistra.

Al di là delle spiegazioni che possono essere date al successo del movimento, è importante sottolineare la dura reazione che la totalità della Germania ha avuto nei suoi confronti, a livello politico così come a livello sociale. Angela Merkel – anch’ella bersagliata dalle critiche degli islamofobi – ha da subito condannato in maniera dura e veemente le manifestazioni di Pegida. Nei cuori dei manifestanti, ha affermato, “albergano troppo spesso i pregiudizi, la freddezza e l’odio”. L’ascesa di Pegida ha anche scatenato una reazione molto forte da parte della maggioranza dei cittadini tedeschi, i quali non condividono la visione di una società occidentale minacciata dall’Islam. Molti sono scesi in piazza per manifestare solidarietà verso i rifugiati politici e gli immigrati in genere, testimoniando la maturità dell’opinione pubblica tedesca, refrattaria alla narrazione populista proposta dal movimento islamofobo. Oltre che contrastare l’islamofobia ed il razzismo, lo scopo dei manifestanti era quello di gridare all’opinione pubblica mondiale che la Germania si fonda sulla cultura dell’accoglienza. A tutti coloro che hanno guardato all’ascesa di Pegida con atteggiamenti superficiali che vogliono il popolo tedesco naturalmente incline a derive nazionalistiche, queste manifestazioni hanno voluto ricordare che anche questi atteggiamenti costituiscono una forma di pregiudizio.

Così, si arriva alla parabola discendente di Bachmann e dei suoi sostenitori. Stretti dalle reazioni politiche da una parte, e dalla ferma condanna della quasi totalità dell’opinione pubblica dall’altra, Pegida appare sulla via del tramonto. I giorni in cui il movimento era in grado di portare in piazza 25.000 manifestanti appaiono uno sbiadito ricordo e la platea è ormai ridotta a pochissime migliaia di fedelissimi.

Il sintomo più lampante dell’inesorabile discesa verso l’oblio è il gesto eclatante dell’affissione da parte di Bachmann – nel frattempo ritornato in prima linea – delle “10 tesi di Pegida” al portone della chiesa di Dresda. La mossa, oltre a riportare alla mente un suo ben più illustre connazionale, sembra niente di più che un’infantile richiesta di attenzioni. Lo stesso Bachmann ha annunciato di voler proporre una candidato alla poltrona di sindaco di Dresda in occasione delle elezioni che si terranno il 6 Giugno prossimo. Ma per quella data, probabilmente, saranno in pochi a ricordarsi dell’uomo che imitava Adolf Hitler, definiva gli stranieri “zozzoni” e “straccioni” e vaneggiava di un piano islamico per la conquista del mondo.

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Michele Pentorieri

Nasce a Napoli nel 1991. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove si laurea nel 2012. Consegue la Laurea specialistica con lode in Relazioni Internazionali presso la LUISS “Guido Carli", attualmente impegnato in un tirocinio all'IFAD.
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