Renzi, i bersaniani e la legge elettorale: prove di scissione?

18/01/2014 di Luca Andrea Palmieri

Scissione PD?

Si sparigliano le carte nel panorama politico italiano: la dichiarazione dei bersaniani di venerdì, che apre di fatto ad una crisi di governo nel caso il Pd di Renzi si accordi con Silvio Berlusconi per una legge elettorale basata sul modello spagnolo, mette il segretario del Partito Democratico di fronte a un bivio: accontentare l’ala vicina alla vecchia dirigenza, minoritaria in segreteria ma maggioritaria in Parlamento, o staccare una spina che saprebbe tanto di spaccatura?

Partito Democratico, minoranza anti Renzi?Il contesto – Cerchiamo di capire cosa ha portato a questa situazione: Renzi ha intenzione di fare la nuova legge elettorale, a tutti i costi. E la vuole fare (almeno a parole sue) con la maggioranza più ampia possibile. E’ un discorso, quello del segretario del Pd, che parte da almeno due motivazioni: quella di natura istituzionale sta nel fatto che una legge come quella elettorale, che va a toccare il sistema della rappresentanza, va fatta oggettivamente con la maggioranza più ampia possibile. Vista l’indisponibilità del Movimento 5 Stelle, Forza Italia diventa una tappa di discussione obbligata. E’ una questione di metodo: più cittadini sono rappresentati dall’accordo, più questo diventa indiscutibile dal punto di vista politico. La seconda questione è prettamente politica: davanti a una legge elettorale approvata da un’ampia maggioranza, sono poche le proteste che tengono. La Corte Costituzionale, nonostante la sentenza sul Porcellum ha già dichiarato legittimo il Parlamento; il fatto che una cifra intorno al 70% di questi la approvi toglierebbe forza a molte delle rimostranze contro il premio di maggioranza, eccessivo, della Camera. Oltre queste due motivazioni ce ne può essere una “bonus”: il voto per la legge elettorale si svolge a scrutinio segreto. Avere una maggioranza ampia alle spalle permetterebbe al segretario del Pd di sentirsi ragionevolmente al riparo da possibili franchi tiratori che, memori dei 101 che affossarono Prodi, potrebbero decidere di infliggere un duro colpo anche all’attuale leadership democratica.

Discorsi di vecchia data – Forse è proprio qui che casca l’asino. Il nutrito gruppo di riferimento per Bersani ha sempre sostenuto una legge elettorale che prevedesse collegi uninominali e doppio turno. Una soluzione che sicuramente non dispiacerebbe a Renzi, ma che difficilmente passerebbe il vaglio delle altre ali del Parlamento. Rimane il fatto che pare strano come una possibile decisione dell’attuale maggioranza della segreteria del partito, su un tema di carattere “generale” (di certo non un tema tipicamente “di sinistra”) come la legge elettorale, abbia un’opposizione interna così dura e definitiva. Che sia per lo storico “odio” verso Berlusconi? La polemica sul luogo dell’incontro (che alla fine si terrà alla sede del Nazareno) sembra suggerire proprio questo. Ma è quantomeno discutibile l’atteggiamento di una ex maggioranza interna che con Berlusconi, pur conoscendone i rischi giudiziari, ha fatto il governo, e che lo ha anche sostenuto dopo la sua condanna, prima che fosse lui stesso a mollarlo. Le motivazioni di tutto ciò sono varie e spaziano dal contesto al problema della sentenza della Corte, ma non riducono il fatto che le parole di venerdì siano suonate ipocrite.

Scissioni e pretesti – Il sospetto allora è che ci sia qualcosa dietro il mal di pancia di quella fetta più classica del Partito Democratico, che troverebbe le sue radici nelle dimissioni di Stefano Fassina da vice-ministro dell’economia: una voglia di scissione già anticipata su queste pagine e sempre più conclamata,  per la quale si cerca il pretesto giusto per l’esplosione. Il “chi” di Renzi a Fassina era una battuta, e la reazione dell’ex responsabile economico del Pd suonò subito molto più politica che dettata dalla dignità personale. In questo caso la scissione partirebbe da una motivazione effettivamente politica, ma anche in questo caso poco efficace: ne darebbe il via il leit-motiv storico dell’intolleranza verso il rivale di sempre, Berlusconi, quello con cui non ci si deve sedere a tavola mai, senza se e senza ma. Salvo poi le ipocrisie di cui sopra. Salvo anche il fatto che, nel centrodestra, è per forza con Berlusconi che si deve parlare per una riforma di questa portata: non c’è intermediario che tenga, che piaccia o meno: alla fine è lui a decidere. E’ una questione di realismo politico.

Una guerra su vari fronti – Sabato mattina, intanto, la situazione sembra essersi già calmata. All’interno del Pd probabilmente lo spartiacque viene dalle parole del presidente Gianni Cuperlo, che chiede “rispetto” delle decisioni e non vuole “questioni di coscienza”. Da un punto di vista politico questo richiamo alla moderazione può esser stato letto  come il rischio di una spaccatura già nella scissione: un’eventualità pericolosa per i “ribelli”. Che poi sono stati quegli stessi Parlamentari, nonché un timoroso Nuovo Centro Destra, a parlare di un accordo ad excludendum. E così le parole di Renzi, che ha parlato di un’”intesa che andrà bene anche ad Alfano” lasciano un dubbio: è l’accordo che lo potrà soddisfare oppure è la sua vicinanza storica a Berlusconi che ne imporrà il rispetto? Lo scopriremo in questi giorni. Intanto Repubblica parla di uno scontro duro tra Letta e il segretario del Pd, con tanto di minacce di dimissioni in caso di accordo extra-maggioranza: è un altro fronte (dato dalla vicinanza del premier ad Alfano) o siamo sempre nell’ambito delle tensioni, inevitabili viene ormai da pensare, tra “vecchio” e “nuovo” partito? L’unica certezza è che a farsi male, come da tradizione, è sempre il Partito Democratico.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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