PD, Monti e un fantasma chiamato Occhetto

17/12/2012 di Andrea Viscardi

Pier Luigi Bersani
La variabile Monti preoccupa il leader del PD

Sembra lontanissima l’intervista di Porta a Porta successiva alle primarie. Il Segretario appariva sicuro, sorridente e parlava usando pochissimo il condizionale ma molto il presente, come se, lui, sulla sedia di Palazzo Chigi, avesse già incollato l’etichetta con il nome. Il Bersani di questi giorni, invece, sembra ben più preoccupato. Nella sinistra  italiana, infatti, una vittoria annunciata fa in fretta, per strane ragioni, a trasformarsi in una sconfitta tragica, Occhetto docet. Chiamatela sfiga tremenda o incapacità politica, il dato di fatto è che, l’ex leader dei Ds, si ritrovò davanti, senza neanche accorgersi di quanto stesse accadendo, il nuovo messia, sceso in campo per salvare gli italiani. Lui non seppe leggere bene la situazione e ne uscì, politicamente parlando, morto. Bersani, in  questo momento, sta giocando tutte le sue carte per non fare la stessa fine.

Il fantasma che riporta alla mente lo scontro Ochetto – Berlusconi risponde, però, al nome di Mario Monti. Già, perché, in realtà, il Professore, checché ne dica Napolitano, non solo può essere indicato come futuro Premier da una coalizione ma, volendo, può candidarsi lui stesso con una lista propria. La dichiarazione del Presidente della Repubblica sulla non possibile candidatura dell’attuale Premier perchè Senatore a vita, fa infatti acqua da tutte le parti. Esiste un precedente, quello di Cossiga, che dimostra la possibilità di rimettere il proprio mandato e lasciare ad una votazione del Senato l’accettazione o meno delle dimissioni. Quindi non solo può candidarsi come capo di una coalizione, ma può anche creare una lista propria, mettersene a capo e candidarsi lui stesso per un posto in Parlamento. Che nell’incontro di stamattina il Presidente della Repubblica e il Professore abbiano parlato anche di questo? Probabile, visto il “no grazie” inviato a Berlusconi.

In una possibilità di questo tipo, Bersani sa per certo che la vittoria non sarebbe più così scontata. I sondaggi, in realtà, dicono che un’eventuale coalizione di centro per Monti si assesterebbe intorno al 20% ma tale percentuale, qualora il Prof. decidesse veramente di scendere in campo, sarebbe soggetta ad un alto numero di variabili. La prima è il PdL. Il ritorno di Berlusconi, nonostante quello che si dica, ha fatto bene ai numeri e ha permesso di arrivare quasi al 17% delle preferenze ma, contemporaneamente, ha spaccato il partito. Si parla di una scissione, con i montiani pronti a seguire il prediletto della Merkel. Lo stesso clima, pare, si respira anche all’interno degli elettori del centro-destra. Per non parlare, poi, delle conseguenze sicure che vi sarebbero nel PD. Nei corridoi del partito nessuno ne vuole parlare, ma si ha il terrore, comunque, di perdere una percentuale non indifferente degli elettori. Motivo? Una lista Monti potrebbe strappare via al PD parte dei sostenitori del centro-sinistra di Renzi che fanno veramente fatica a digerire l’alleanza con SEL. Più di uno potrebbe decidere di tapparsi il naso e preferire un Casini che, in un ipotesi di Governo, avrebbe molta meno influenza su Monti di quanto non possa averne Vendola sul destino del PD. Per non parlare, poi, di chi ha deciso di votare PD per dare continuità alla politica del Governo Tecnico.

Bersani, quindi, corre ai ripari. Per cercare di allontanare il fantasma Occhetto cercherà di convincere Monti ad accettare il posto di Napolitano, un ruolo interno al governo o magari, come ipotizzato da alcuni giornali, addirittura una vera e propria staffetta, stile DC dei bei tempi andati. Ignorando, in quest’ultimo caso, quanto dichiarato da D’Alema. Il PD, ora, può solo aspettare e sperare che la nuvola di Fantozzi non lo perseguiti per l’ennesima volta. La paura, quindi, è evidente. In questo momento l’unica cosa sicura, comunque è che, una sconfitta, avrebbe un risultato ironicamente ancora più pesante per tutti i “vecchi” del Partito: a quel punto, una volta rottamatisi da soli, lascerebbero la strada aperta a chi, la rottamazione, l’aveva proposta solo qualche mese prima.

Andrea Viscardi

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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