Cosa accadrebbe nel PD se Berlusconi vincesse?

04/02/2013 di Andrea Viscardi

Sebbene l’ipotesi di una vittoria del PdL resta ancora molto lontana, è indubbio che, in via Sant’Andrea delle Fratte, al numero 16 – per intenderci la sede del PD – qualcuno stia iniziando a mormorare. Perchè, rispetto a qualche settimana fa, i sondaggi sono molto più spietati di quanto nessuno si sarebbe aspettato, e la distanza tra le due coalizioni si riduce giorno dopo giorno.

pd-lettaIn pochi, si stanno chiedendo, quindi, cosa accadrebbe nel PD qualora, per l’ennesima volta, il partito riuscisse a perdere il posto a Palazzo Chigi a causa di incompetenze proprie. Indubbiamente, questa, volta, la tragedia sarebbe assicurata. Già, perché sebbene le primarie abbiano consegnato la leadership e rinnovato la fiducia a Bersani, una sconfitta avrebbe conseguenze drastiche. Facile essere tutti sereni e tranquilli a Dicembre, quando, sull’onda di una ventata di democrazia, si pensava, attraverso le primarie, di decidere il futuro leader. Un po’ più difficile qualora le elezioni andassero perse.

Si è detto, dopo dicembre, che le correnti interne sarebbero andate pian piano scomparendo o, comunque, avrebbero abbassato la testa per appoggiare in toto la politica dell’area bersaniana. Tutto vero, ma, appunto, per quanto tempo? In caso di sconfitta la lotta per il controllo del partito sarebbe inevitabile. Letta, Renzi, Fassina, Civati, sono solo alcuni nomi di possibili soggetti che, qualora le elezioni fossero un fallimento, potrebbero entrare prepotentemente in una lotta di competizione. Ma in realtà le aree in cui è divisa la creatura di Bersani sono molte, una decina, se non di più. Certo, alcune sono molto marginali e difficilmente potranno dire la loro.

Il rischio sarebbe quello di una spaccatura, soprattutto considerando il personaggio di Matteo Renzi. Per quanto il Sindaco di Firenze abbia accettato di collaborare e aiutare Bersani nell’ultima fase elettorale, la sua figura è quella più controversa. Ha dimostrato una grande coerenza e di saper comportarsi come un politico d’altri tempi, ma contemporaneamente è innegabile che, in caso di dimissioni del Segretario, il primo a volerne occupare il posto probabilmente sarebbe proprio lui – forse di diritto – visto il risultato delle primarie. La questione è che Renzi, nonostante abbia un seguito elevatissimo a livello elettorale, è vittima di una sorta di ostracismo dai “senatori”, dai “vecchi” dirigenti, quelli più legati alle tradizioni dell’area social-democratica, ma non solo.

Qualora venisse escluso a forza dalla corsa, potrebbe una volta per tutte decidere di lasciare il Partito e portare con sé un buon numero di elettori delusi dall’eventuale Caporetto elettorale. I numeri circolati, quando si parlava di una possibile lista collegata al PD al Senato, erano intorno al 3-4% ma è indubbio risulterebbero molto più alti innanzi ad un’eventualità del genere. Basti pensare al 15% assegnato – prima della discesa di Monti in politica – ad un’ eventuale Lista totalmente indipendente guidata dal Sindaco. A quel punto il cambiamento sarebbe non solo voluto da buona parte della base, ma imprescindibile per il Partito e i suoi senatori che si troverebbero nuovamente innanzi alla stessa scelta di pochi mesi fa: rottamare e rinnovare – magari facendosi da parte – o preservare le proprie posizione e mettere, questa volta sul serio, a rischio l’integrità del Partito? E se invece venisse accettato solo in parte un delfinato da parte del Sindaco di Firenze, cosa farebbe l’area più radicale?

Per ora è fantapolitica e la possibilità, nei prossimi venti giorni, che il gap tra PD e PdL venga colmata restano minime, ma, come ha affermato Roberto D’Alimonte, qualora vi sia un’alta affluenza elettorale, meno improbabile di quanto si possa credere.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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