Il Pd l’ha fatta grossa: salvato dall’arresto il senatore Azzollini

29/07/2015 di Ludovico Martocchia

189 contrari all’arresto del senatore Ncd Azzollini, tra cui i voti determinanti del Pd, che decide di salvare un alleato di governo piuttosto che rispettare il corso della giustizia. Una scelta amorale, una questione di numeri

Gli affari prevalgono sulla morale. La politica viene prima della giustizia. I numeri servono, la trasparenza e la correttezza possono anche aspettare. È ciò che è successo, verrebbe da dire per l’ennesima volta, a Palazzo Madama, in quell’aula parlamentare in cui siedono molti onorevoli senatori. Onorevoli di nome, poco dignitosi e stimabili di fatto. 189 parlamentari hanno votato no all’arresto dell’ex presidente della Commissione Bilancio del Senato, Antonio Azzollini, quota Ncd, il partito di Angelino Alfano, principale partner di governo del Partito democratico di Matteo Renzi. I sì sono stati 96, 17 gli astenuti. Il parlamentare molfettese è accusato per il crac di 500 milioni di euro della Casa di Cura religiosa di Bisceglie. A favorire l’immunità di Azzollini sono stati i numeri del Pd, di Forza Italia e ovviamente del Ncd. La giustificazione? Sempre la stessa, sentita più volte in diverse salse: “Quando c’è di mezzo la giustizia e la libertà di una persona non possono valere pregiudizi in un senso o nell’altro, bisogna decidere in base ai dati di fatto e in coscienza”. Il significato di tali affermazioni dell’ex Ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi? Oscuro.

Questa volta il Partito democratico è stato colto con le mani nel fango: pecca di incoerenza e disonestà – almeno per quanto riguarda quei senatori che hanno deciso di salvare Azzollini. Infatti in giunta il partito di Renzi aveva votato a favore dell’arresto, poi ha cambiato idea in aula concedendo l’immunità. Così le critiche cominciano ad arrivare sia dall’interno che dall’esterno. Il ragionamento più lineare è quello di Lucrezia Ricchiuti, senatrice lombarda democratica: “Attenti all’immagine che diamo al nostro elettorato. Che cosa è successo da quando in giunta il nostro gruppo, che aveva letto le carte, ha votato a favore degli arresti domiciliari ad oggi? Cosa è cambiato?”. Anche questa è una domanda senza risposta. Anzi in teoria ci sarebbe: meglio rinunciare alla cosiddetta “immagine”, che probabilmente il principale partito italiano non sta perdendo solo oggi, rispetto a perdere pezzi della maggioranza. Le riforme che vuole l’ex-rottamatore costano parecchio, bisognerà vedere se saranno ripagate poi in termini elettorali o no.

Ad avvantaggiarsi di questo obbrobrio targato “larghe intese” (Pd, Ncd, Fi) saranno le opposizioni, in primis il MoVimento 5 Stelle. Già è apparso un commento sul blog di Beppe Grillo, firmato Barbara Lezzi, portavoce pentastellata al Senato. Condivisibile è anche il commento di Alessandro Di Battista: «Il Pd, quello di Mafia Capitale, salva il senatore Azzollini di Ncd dall’arresto. Questo è Renzi, rottamatore di legalità. Vergogna!». Il problema è proprio questo. Le logiche affaristiche investono il primo partito d’Italia non soltanto a livello periferico, come per esempio nei circoli romani e nei rapporti con le coop rosse. Il “partito tricolore” si dimostra indifendibile soprattutto a livello nazionale. Con quale credibilità Renzi e Orfini possono pretendere di ripulire Roma, quando non riescono nemmeno a pulire i panni sporchi in Parlamento, l’istituzione prediletta della democrazia? Terza domanda di difficile risposta.

Da oggi in poi comando io…se no vi piscio in bocca”. È la frase, riferita ad Azzollini alle suore della Casa di Cura, che “inaugura la stagione del potere azzolliniano sulla struttura ecclesiastica“, così come si legge dalle carte dell’indagine. È un potere che si è sviluppato attraverso l’innesto di tre uomini “deputati ad amministrare l’ente, a controllarne quotidianamente gli affari, a pilotare assunzioni e rapporti negoziali, con tanto di trasmissione in anteprima al politico dei principali provvedimenti attinenti la gestione“. Un bel giro di affari, che purtroppo ora sarà più arduo da scovare: per questo, come al solito, dobbiamo ringraziare i “nostri” onorevoli senatori.

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Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
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