Il paziente non bada a spese? Forse non è vero

05/10/2014 di Pasquale Cacciatore

Un esperimento statunitense ci trasmette un dato potenzialmente molto utile per il futuro economico della sanità: a informazione completa, infatti, non sempre la scelta di intervento più cara è quella più scelta

Sanità, Informazione e Scelte

L’opinione comune, quando si parla di sanità e di prestazioni erogate, è che ai pazienti interessi poco del costo delle cure, lasciando che sulla forma predomini la sostanza. La cura più costosa è spesso considerata come quella migliore, in un binomio spesso frutto di disinformazione e luoghi comuni. Qualcuno, negli Stati Uniti, ha però iniziato a chiedersi in che modo la situazione sarebbe cambiata iniziando ad informare sul serio i genitori di piccoli pazienti ricoverati, in modo che potessero scegliere autonomamente quale prestazione far eseguire sui propri figli.

L’esperimento condotto ha ruotato attorno all’intervento di appendicectomia, ovvero rimozione dell’appendice, ad oggi realizzato in due grandi modi: con approccio laparotomico (ovvero, classico taglio esterno) o laparoscopico, con piccoli trocar e manovre condotte attraverso l’uso di fibre ottiche direttamente nell’addome del paziente. La procedura laparotomica costa migliaia di euro meno di quella laparoscopica, ma anni di studi – soprattutto pediatrici, dato l’alta incidenza in questa fascia di età del problema – hanno dimostrato che non si associa a conseguenze inferiori in termini di outcome. Ça va sans dire, l’unica differenza fra i due modi di operare è il costo in parcella per il sistema sanitario.

Ebbene, nel momento in cui i genitori erano chiamati a scegliere quale chirurgia far adoperare per i propri figli – dopo esser stati accuratamente informati circa la differenza in costi -, si è notato che erano quasi due volte più propensi per l’opzione più economica (che per il 30% risultava addirittura la prima motivazione della scelta).

Lo studio statunitense salta agli occhi proprio per l’apparente assurdità del suo risultato. Troppo spesso, infatti, il mondo della gestione e programmazione sanitaria fonda le proprie strategie sull’idea che il paziente, proprio per una fisiologica asimmetria informativa, non può comprendere cosa può valere o cosa meno in termini di prestazioni e risvolti economici, finendo per prediligere servizi onerosi a scapito di altri, magari ugualmente equivalenti. Ebbene, una corretta informazione, come dimostrato dallo studio, può invece diventare un’ottima arma per combattere l’opinione comune e la generalizzazione tra i pazienti, diventando così alleato nella lotta agli sprechi e per salvaguardare risorse per i sistemi sanitari.

Fondamentale può, quindi, far conoscere anche le più minuziose e pedanti note economiche che l’atto medico porta con sé, perché i risultati possono davvero essere rilevanti per le casse sanitarie. Abbandonare l’idea di una medicina (come parte dei nostri sistemi economici) in cui il paziente non può esercitare nessuna scelta può tradursi in una consapevole ed intelligente riduzione dei costi per l’intera comunità. Forse è il caso che anche qui in Italia qualcuno inizi a riflettere seriamente, promuovendo percorsi più incentrati sulla fiducia nei confronti di chi riceve i servizi che sulla diffidenza a cui ci ha portato la medicina difensiva.

 

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Pasquale Cacciatore

Nato a Gallipoli nel 1991, entusiasmato da scienza e tecnologia sin dalla tenera età. Laureato in Medicina e Chirurgia ed ex-borsista presso il Collegio Universitario “Lamaro-Pozzani” della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, attualmente è Resident Doctor in Igiene e Medicina Preventiva presso l'Istituto di Sanità Pubblica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma). È un appassionato delle tematiche di salute globale, politica sanitaria ed health technology.
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