Equa tassazione?

02/01/2013 di Federico Nascimben

È giusto tassare tre quarti del reddito di un soggetto se questo supera il milione di euro? È giusto, per ragioni “di equità, di redistribuzione, per favorire i giovani”, che un cittadino abbiente lavori così tanti giorni all’anno solo per pagare le tasse?

Hollande
François Hollande

La famosa tassazione al 75% per i redditi oltre il milione di euro, definito “contributo eccezionale di solidarietà”, è stato uno dei cavalli di battaglia di Hollande durante l’ultima campagna elettorale, quello che ha suscitato maggiore scalpore, anche se avrebbe riguardato all’incirca solamente 1500 persone le quali avrebbero dovuto corrispondere più o meno 140.000 euro l’una. Il Presidente francese ha inserito tale proposta nell’ultima legge finanziaria, ma la Corte Costituzionale ha bocciato la parte che riguardava proprio quella disposizione.

I giudici non hanno fatto riferimento al principio a cui la tassa si ispirava, ma al suo meccanismo di calcolo: si deve basare sul reddito del nucleo familiare, non del singolo contribuente. Così com’era stata prevista originariamente avrebbe causato una “disparità di trattamento in materia di capacità contributiva”. Infatti, una famiglia con due coniugi (entrambi lavoratori), il cui ammontare dei redditi sarebbe stato pari a 900.000 euro, non avrebbe dovuto pagare la supertassa, mentre una famiglia con un solo coniuge lavoratore ed un reddito pari a 1,2 milioni di euro avrebbe dovuto pagarla: è stato proprio questo l’esempio portato dai giudici in un comunicato. Il Governo ha fatto sapere che ripresenterà la proposta nella prossima finanziaria, tenendo conto delle indicazioni della Corte.

Come detto, il punto è se ritenere giusto che un cittadino “ricco” sia gravato da una supertassa per motivi di equità (soprattutto in un momento di crisi economica). Pertanto, sarebbe corretto che un cittadino, anche se ricco, lavorasse così tanti giorni all’anno solo per pagare le tasse? La risposta a queste domande tende a spaccare in due l’opinione pubblica, secondo la logica destra-sinistra. Ed è quello a cui abbiamo assistito in Francia.

Iniziamo sostenendo che il concetto di “equità”, anche parlando di politica fiscale, viene ancor prima declinato in termini politici: a seconda dei governi e della loro appartenenza ne troviamo diverse interpretazioni, e non può quindi essere concepito come un dato oggettivo.

Cercando di tralasciare le considerazioni di carattere morale, concentriamoci sulle conseguenze pratiche che tali tipi di provvedimenti hanno sull’economia. Il caso Depardieu in questo senso è emblematico: rappresenta la fuga del capitale dei “ricchi” che molto spesso porta a sua volta soldi per lo Stato e lavoro per chi ne gestisce patrimonio e investimenti. La Svizzera dovrebbe insegnare qualcosa da questo punto di vista: tanti ricchi tassati poco portano comunque tanti soldi alle casse dello Stato e aiutano a far girare l’economia del Paese.

Sarebbe bene tenerlo a mente, evitando facili populismi, specie in Italia dove, in base alle ultime stime, la pressione fiscale arriverà nel 2013 al livello record del 45,3%. E ricordiamoci che, alla fine, il capitalismo si basa pur sempre sull’accumulazione di capitale: se poi questo mi viene in gran parte tassato che incentivi ho io a lavorare, investire, spendermi, faticare ecc.?

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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