Pasta (Barilla) ai finocchi: indignarsi assolutamente, ma per le cose giuste

27/09/2013 di Giacomo Bandini

Creare un caso intorno alle affermazioni di Barilla, è la dimostrazione della pochezza del dibattito italiano sui diritti dei gay. Intanto, quel genio di Buonanno (Lega) ...

Barilla e Gay

L’ultima spiaggia – Se la notizia di Guido Barilla che dice, a livello commerciale, una cosa ovvia, scontata, palese e banale riceve attenzione mediatica e una reazione di risentimento ben superiori alle varie problematiche del Paese e alle riforme mai in procinto di arrivare, il pensiero dell’ultima spiaggia, allora, dovrebbe attraversare anche le menti più distratte e menefreghiste.

Gli unici felici con la crisi – Non v’è dubbio che, nel suo discorso, vi sia una vena di sano tradizionalismo democristiano, d’altronde Barilla si rivolge da sempre ad una fetta particolare del mercato. Quante pubblicità con famiglie bellissime e sorridenti abbiamo visto: un papà, una mamma, due bambini. Tutti felici, prima della crisi e durante. A loro della legge elettorale non frega nulla e possibilmente continueranno a mangiare i pan di stelle. Fin qui nulla di scandaloso.

Buonanno e gli ortaggi – Quando invece Buonanno, deputato della Lega Nord, durante l’intervento in Aula del collega Zan di Sel, gay dichiarato, appoggia un finocchio sul banco scatenando quasi una rissa, il precedente pensiero dell’ultima spiaggia svanisce e viene rimpiazzato dalla dura realtà: viviamo davvero in questo strano posto chiamato Italia e in Parlamento abbiamo davvero mandato persone del genere. Ma non è questo che dovrebbe scatenare indignazione e rammarico. Le parole, i pensieri, la carica emotiva non dovrebbero essere sprecate per situazioni simili.

Gianluca Buonanno, Barilla e i Gay
Gianluca Buonanno (Lega)

A casa loro – Il vero flagello è quella frase sentite molte volte, “gli omosessuali a casa loro sono liberi di fare quello che vogliono, purché non diano fastidio”, che dovrebbe far partire l’ingranaggio. È questa la vera discriminazione, non la pubblicità riservata alle famiglie felici. In primis perché suppone che i gay possano palesarsi solamente dentro casa, mentre fuori debbano nascondersi con vergogna. In secondo luogo perché suppone che qualora uscissero dal loro appartamento, siano quasi dei disturbatori, persone sgradevoli, minaccianti la quiete pubblica.

Liberi di vivere – Quante parole sono state spese per il vero diritto dei gay di poter girare mano nella mano senza rischiare di andare all’ospedale? Il diritto di potersi amare da persone libere. Il diritto a sposarsi, alla successione, a starsi vicini sempre, nel bene o nel male. Liberi di sentirsi anche loro protetti da un diritto esistente e riconosciuto da tutti. Liberi di non vedere più un ragazzino che si butta da un balcone perché gay, e quindi perseguitato. È per tutto questo che vale la pena indignarsi e utilizzare un pensiero, una riflessione. Non per le campagne marketing o le ridicole gesta di un politico.

Legge sì, ma non ora – Bisognerebbe interrogarsi sulla fine fatta dalla legge anti-omofobia. Sul perché non esiste ancora in un Paese che si autodefinisce democratico e rispettoso dei diritti civili. E magari, quando si scoprirà che è stata rimandata un numero infinito di volte e il suo testo originale saccheggiato impunemente da una politica incapace, allora, sì, indignarsi veramente, senza il bisogno di boicottare la pasta Barilla. Tanto si sa, si scuoce subito.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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