Minoranza anti Renzi, possibile un nuovo suicidio del PD?

16/01/2014 di Andrea Viscardi

Partito Democratico, minoranza anti Renzi

Matteo Renzi è il salvatore, viva Matteo Renzi! Sembrava questo il filo conduttore di molti elettori del Partito Democratico a dicembre, quando il Sindaco di Firenze venne eletto Segretario. Certo, non fu un vero e proprio plebiscito, ma il 70% ottenuto poco si discostava, in realtà, dal considerarlo tale.

Invece quel trenta per cento, paradossalmente, rappresenta più dei due terzi degli eletti in Parlamento sotto il simbolo del partito, oltre che lo stesso Presidente del Consiglio. Ed è questo il problema più grande per Renzi e per le strategie del Partito stesso. Qualcuno di loro, certo, è salito sul carro dei vincitori, qualcun altro, invece, si sottomette alle logiche del bene superiore – un po’ come aveva fatto Civati sulla questione della mozione di sfiducia indirizzata al ministro Cancellieri.  Vi sono un numero crescente di indizi dell’esistenza di una minoranza che si muove silenziosa, pronta a sferrare attacchi al momento giusto, con l’obiettivo di indebolire il nuovo Segretario. Una minoranza d’area dalemiana, bersaniana, lettiana, la cui pericolosità è considerevole perchè composta da molti personaggi che, difficilmente, troverebbero spazi e poltrone in Parlamento, almeno con il Sindaco di Firenze alla guida. La stessa minoranza che non vede di buon occhio – proprio per il motivo appena descritto – alcuna delle tre proposte per la riforma della legge elettorale, e che lotta strenuamente a fianco di Enrico Letta.

Così, ieri, dopo la notizia di un possibile asse tra Renzi e Berlusconi in materia di riforma elettorale (sistema spagnolo in cambio dell’abolizione del Senato), questa minoranza ha preso la palla al balzo per alzarsi e destabilizzare il Partito. Quegli stessi che, fino a prova contraria, governavano con Silvio Berlusconi sino a pochi mesi fa, hanno fatto la voce grossa, riassumibile nel più classico <<Renzi non incontri un pregiudicato>>. Poco importa che questo pregiudicato sia, de facto, alla guida del secondo/terzo partito italiano. Un segnale di maturità, insomma – cioè quello di cercare veramente, sui temi più importanti, un consenso esteso, peraltro reso obbligatorio dai numeri – è visto da parte del Partito come una debolezza, un oltraggio.

Matteo Renzi e Partito DemocraticoA prescindere dall’esistenza o meno di questa minoranza silenziosa, è palese vi siano, nel Partito Democratico, dei malumori che la vicenda Fassina ha contribuito a rendere ancora più forti. Il rischio effetto a catena, nel caso di un aumento della tensione è poco probabile ma possibile, e potrebbe tradursi con uno strappo, capace di trovare consenso in parte di quei deputati e senatori lontani da Renzi, la cui poltrona ha una data di scadenza certa, non troppo lontana e per nulla rinnovabile. L’ipotesi? Seguire le orme di Alfano. Creare un nuovo gruppo, capace di contare per un paio di punti percentuali – strappati proprio da quel 30% di cui parlavamo in apertura – e che faccia comunque parte della coalizione di centro-sinistra. Vantaggi? Essere potenzialmente l’ago della bilancia di un futuro governo Renzi, influire pesantemente sulle sue scelte e avere una serie di poltrone assicurate. Insomma, piuttosto che scomparire dalla scena politica, per alcuni il gioco varrebbe la candela.

Il risultato più probabile si tradurrebbe in un nuovo governo incapace di agire liberamente, in continua ricerca della mediazione e della posizione comune tra i suoi vari componenti. Un Governo che porrebbe, molto probabilmente, la parola fine all’ascesa politica di Matteo Renzi. Tale eventualità, sia ben chiaro, non è dietro l’angolo, anzi. Per il PD sarebbe un disastro, certo, ma la propensione al suicidio del Partito si è esplicata chiaramente sin dai tempi dei DS, e a volte  meglio mettere le mani avanti.  Anche l’atteggiamento di Renzi rappresenterà, ovviamente, una variabile non indifferente: il ripetersi di episodi mal gestiti, come quello di Fassina, non aiuterebbe alla distensione e rischierebbe di accendere una miccia difficile da spegnere.

 

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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