Il Partito Democratico e la giustizia, tra riforme, condanne e garantismo

11/07/2014 di Edoardo O. Canavese

Giustizia e PD

Mentre il governo inaugura il cantiere della riforma della giustizia civile, il Partito Democratico rompe col passato e taglia i ponti col correntismo del Csm, rivendicando l’indipendenza della politica dalle toghe e scoprendosi garantista dopo la condanna dell’ex governatore Errani. Ecco come cambia il rapporto tra sinistra e giustizia, all’insegna del ritrovato orgoglio garantista. Intanto nella caotica FI rispunta la richiesta di grazia per Berlusconi, possibile moneta di scambio per le riforme istituzionali.

Le slide di Orlando – Anticipate già il 30 giugno dal premier Renzi, sono state retwittate dal Guardasigilli il 7 luglio e riguardano una nuova tappa dell’ambizioso manifesto riformista del governo: la riforma della giustizia. Al centro dei provvedimenti, la soluzione ai nodi che attanagliano il rapporto tra tribunali e cittadini, tra cui lo snellimento dei tempi della giustizia civile, per la quale famiglie ed imprese godrebbero di una corsia preferenziale, la semplificazione delle procedure processuali , l’informatizzazione integrale del processo. Piccoli passi di un percorso soltanto accennato nei due mesi di “riflessione non ideologica, ma filosofica” ai quali le slide di Orlando saranno sottoposti. Tanto basta a Renzi per dire inaugurato un nuovo cantiere nel tempestoso programma delle riforme, che dia nuovo slancio ad un esecutivo frenato dalle minoranze su Senato ed Italicum e che puntelli il patto del Nazareno stretto tra il premier e Berlusconi, su un tema a questi tanto caro.

Giustizia, politica e riformaLa “riforma ideologica” – “Non sono contro le correnti, ma contro le carriere basate sull’appartenenza ad una corrente”; queste le parole del premier sul correntismo del quale il Csm pare preda, particolarmente dopo la querelle milanese che coinvolge dallo scoppio dell’inchiesta Expo i procuratori Bruti Liberati, esponente di Magistratura Democratica, e Robledo, vicino a Magistratura Indipendente. Esternazione ponderata, quella di Renzi, che pur non dichiarando guerra alle anime “politiche” della magistratura, segna da esse una presa di distanza storica. A margine della lunga stagione di contrapposizione sterile tra berlusconismo ed antiberlusconismo, il premier tenta di smarcare il Pd dal troppo spesso pedante giustizialismo cui s’è visto costretto interpretare come reazione all’ultragarantismo di centrodestra. Un cambiamento questo sì ideologico, che vede il centrosinistra rifiutare la rigida replica dei rapporti di forza da parlamento a tribunali nel nome dell’autonomia dei poteri. Di qui l’apertura sul tema della responsabilità civile per i giudici, sulla quale il governo potrebbe avanzare una proprio proposta.

Il caso Errani – Suo malgrado, la condanna dell’ormai ex presidente della regione Emilia-Romagna Vasco Errani, rischia di segnare un punto di svolta nel rapporto tra giustizia e Pd. La pena ad un anno per falso ideologico in appello è stata accolta dai democratici con sorpresa, dopo l’assoluzione in primo grado, cui sono seguite dichiarazioni di vicinanza e di solidarietà verso il governatore dimissionario. “Bisogna rispettare la presunzione d’innocenza fino all’ultimo grado di giudizio”, ha sostenuto il premier, cui hanno fatto coro le parole del presidente dem Matteo Orfini, il quale ha rivendicato il garantismo come “valore storico della sinistra”, mandando in soffitta l’automatismo giustizialista figlio dell’antiberlusconismo. Ma cos’è cambiato, nel Pd, dagli arresti del deputato Genovese, del recidivo Primo Greganti e del pur indipendente sindaco veneziano Orsoni, contro i quali Renzi tuonò, invocando l’allontanamento dalle istituzioni? Lo spiega il vicesegretario democratico Guerini, ricordando come, in base alla legge Severino, il reato di falso ideologico non preveda l’interdizione dai pubblici uffici. Condanne diverse, dunque, per le quali si sono rese necessarie valutazioni politiche diverse.

Rispunta la grazia – Difficile parlare di legge Severino e riforme senza citare Berlusconi. L’ex cavaliere, assediato dalla fronda interna capitanata da Augusto Minzolini, sembra non riuscire ancora a garantire sulla tenuta di Forza Italia in vista dell’approdo delle riforme di Senato e legge elettorale nelle aule parlamentari. Inoltre la protesta rischia di divenire scintilla per lo scoppio di una vera e propria guerra di successione, cui guarda interessato l’europarlamentare Raffaele Fitto, che più di tutti spinge affinché l’ex premier ceda il passo, permettendo il rinnovo di una linea politica a dire di molti troppo arrendevole a Renzi. Per questo si torna a parlare di grazia. Secondo il fedelissimo dell’ex cavaliere Paolo Romani, il rinnovo della richiesta della grazia per Berlusconi costituirebbe la chiave di volta al superamento dell’opposizione intestina; Minzolini, Brunetta, Fitto e chissà quanti altri rinsaldati allo zoccolo berlusconiano, in cambio della riabilitazione politica e civica del leader. Per ora dal Pd non trapela nulla, ma non è scontato che Renzi non ceda alla carta della grazia, pur di smuovere dal pantano le riforme. Né che ormai la frattura tra frondisti e Berlusconi sia più ricomponibile.

 

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Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
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