Partiti al verde

20/10/2014 di Ludovico Martocchia

I conti di PD e FI sono prosciugati, effetto del taglio dei finanziamenti pubblici e della cattiva gestione. In più si aggiunge la tegola dei tesseramenti

Le casse dei partiti sono vuote. Le due formazioni politiche che hanno segnato gli ultimi vent’anni della storia italiana, Forza Italia e Partito Democratico, non sanno più dove mettere le mani. Già prima di oggi, i debiti ammontavano a cifre esorbitanti. È logico chiedersi che fine abbiano fatto quei milioni di euro, versati dallo stato ai partiti come rimborsi elettorali. Sono spariti, ovviamente. Nel partito di Silvio Berlusconi, Mariarosaria Rossi ha chiesto un contributo straordinario agli eletti per evitare i licenziamenti tra i dipendenti (10mila euro). Invece i democratici organizzeranno delle cene con imprenditori e finanziatori, in pieno stile americano. Anche se queste due piccole operazioni avessero successo, non risolverebbero nemmeno la metà dei problemi che li attanagliano.

Nel 2013 il Pd ha chiuso con un passivo di più di 10 milioni. Hanno pesato le elezioni politiche, il costo eccessivo degli affitti dei locali e dei servizi (come le consulenze e le manutenzioni), più i 5 milioni di garanzia per l’Unità. Il pareggio di bilancio, da raggiungere nel 2014, è un miraggio. Bisognerà tagliare le forniture del 40%, ha ribadito il tesoriere Francesco Bonifazi.

Per il partito dell’ex Cav sono lontanissimi i tempi in cui colava oro dalle sue tasche (più di 100 milioni). I debiti raggiungono quota 88 milioni e nel 2013 il conto segna meno 15. Forza Italia dovrà attuare delle politiche di spending review, a causa della legge che pone un vincolo al finanziamento privato. I primi a rimetterci saranno i dipendenti, senza contare che pure l’ormai defunto PDL è in rosso di 18 milioni.

Silvio Berlusconi. Con i limiti del finanziamento privato ai partiti per l'ex Cav. è diventato impossibile remunire, come fatto fino ad ora, le sue creature elettorali.
Silvio Berlusconi. Con i limiti del finanziamento privato ai partiti per l’ex Cav. è diventato impossibile remunire, come fatto fino ad ora, le sue creature elettorali.

I partiti soffrono del calo dei rimborsi elettorali. Per esempio il Pd riceverà 12 milioni di euro per il 2014, contro i 60 del 2011. Eppure anche questi soldi saranno destinati a scomparire. I partiti godranno dei finanziamenti pubblici fino al 2017, anno in cui verranno totalmente aboliti (forse), come stabilito dal governo Letta nel dicembre scorso. Rimarrà solo la possibilità delle sovvenzioni private con il 2 per mille. E si potrebbe dire: finalmente.

Quest’ultima convinzione non nasce da un’opinione personale, ma dal semplice fatto che il popolo italiano si sia espresso chiaramente in passato. Bisogna ricordare come il referendum abrogativo sul finanziamento pubblico ai partiti del 1993 abbia avuto esito positivo. Anche se sono stati chiamati in modo diverso, la sostanza non è cambiata, i rimborsi elettorali sono rimasti e rimangono ancora oggi contributi per il finanziamento pubblico ai partiti. Alla fine saranno passati solamente ventiquattro anni ma la volontà degli italiani sarà rispettata, appunto nel 2017.

Tuttavia questo problema non è il più grave. La base dei partiti sta scomparendo. Le tessere del Pd sono passate da 500 mila a 100 mila in un anno (Repubblica.it). Mentre per Forza Italia, che non ha una tradizione di partecipazione come la sinistra, gli iscritti ammontano a 8300 (l’Espresso). Purtroppo questa difficoltà riguarda sempre lo stesso punto: niente iscritti, niente soldi.

Una crisi così drastica è da ricondurre a due motivi principali. Il primo è che c’è una generale disaffezione alla politica e alle istituzioni (qui non si aggiunge nulla di nuovo). Il secondo riguarda soprattutto i democratici: gli iscritti, coloro che credevano in una causa e si impegnavano per essa, non sentono più di contare, mentre ciò che permette di guadagnare consenso e vincere le elezioni è solamente il leader. Non sembrano sbagliare Pierluigi Bersani e Stefano Fassina quando sostengono che il partito ormai è un comitato elettorale, non più un soggetto politico, formato da iscritti ed elettori. Questi ultimi sono aumentati in modo esponenziale (in termini percentuali), consentendo un risultato mai visto alle elezioni europee. In questo modo un partito, nato dal passato ex comunista, diventa sempre più simile al partito del leader per antonomasia, Forza Italia.

Per il resto la crisi dei conti dei partiti ha una spiegazione di un’evidenza imbarazzante. In un stato, come quello italiano, in cui la finanza pubblica è martoriata dai debiti, come potrebbe essere altrimenti per i partiti? La gestione dei conti pubblici è affidata alla stessa classe dirigente che amministra i partiti. I partiti italiani sono lo specchio dello stato italiano, e viceversa. Anzi, i partiti e lo stato sono la stessa cosa, non può esserci virtù nell’uno se non ve ne è nell’altro.

The following two tabs change content below.

Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
blog comments powered by Disqus