All’Italia servono partiti politici strutturati

23/09/2013 di Federico Nascimben

Negli ultimi vent'anni la legge elettorale ha spinto prima i partiti a coalizzarsi e poi a fondersi. Ma non è riuscita a porre un freno alla frammentazione

La scena politica italiana – al contrario, soprattutto, di quella anglosassone – è caratterizzata dalla mancanza di partiti strutturati; di partiti, cioè, consolidatisi nel corso degli anni, aventi una solida tradizione e delle basi comuni condivise.

La seconda Repubblica – Com’è noto, con la nascita della c.d. seconda Repubblica il nostro Paese ha visto la diaspora dei “figli” di DC e PCI: il primo caduto in disgrazia a colpi di processi per corruzione; il secondo caduto assieme al muro di Berlino (e all’avviarsi della globalizzazione). Gli eredi della tradizione cattolico-liberale sono stati rappresentanti, per il centrodestra, da Silvio Berlusconi, il quale è stato in grado di riempire quel vuoto di rappresentanza; mentre gli eredi del comunismo e del cattolicesimo sociale si sono divisi (ma uniti) in PDS-DS-Margherita. Assieme ai principali attori politici appena delineati – com’è altrettanto noto -, si sono affiancati gli eredi della tradizione Missina (capitanati da Fini), di quella più prettamente centrista (Casini), a cui va aggiunto un soggetto “nuovo” e territoriale, ovvero la Lega Nord di Bossi. Naturalmente a questi si sono aggiunti tutta una serie di partiti minori che per questioni di brevità non prenderemo in considerazione.

Partiti a vita breve – Ebbene, ciò che qui si vuole sottolineare, a conferma della mancanza di partiti strutturati, è la vita mediamente breve dei principali partiti italiani (soprattutto se paragonata a quella di molti altri Paesi occidentali): Forza Italia (prima di essere rianimata) è vissuta 15 anni, Alleanza Nazionale 14, La Margherita 5 e mezzo, i DS 9 e mezzo (il PDS, prima, 7). L’unica rilevante eccezione a tale regola è rappresentata dalla Lega Nord che conta oramai 24 anni di vita, ma vista l’attuale situazione sembra destinata ad avere un ruolo molto più marginale.

Scheda elettorale per il Senato della Repubblica alle elezioni politiche del 2006.
Scheda elettorale per il Senato della Repubblica alle elezioni politiche del 2006.

Coalizioni, fusioni e legge elettorale – Dal punto di vista elettorale, la seconda Repubblica – grazie al c.d. “mattarellum” del 1993 – è stata caratterizzata, per la prima volta, da coalizioni di partiti che si sono presentate agli elettori prima del voto in un sistema (quasi) bipolare; tali coalizioni si sono andate via via ampliando fino a toccare il massimo dell’inclusività nel 2006, mentre a partire da tale data è iniziato il processo opposto. Le elezioni di quell’anno furono anche le prime con la nuova legge elettorale – il c.d. “porcellum” approvato a fine 2005 – che istituzionalizzava il sistema venutosi a creare a partire dal 1993; inoltre, sempre il porcellum, di fatto, ha contribuito a far sì che nel centrosinistra prima, e nel centrodestra poi, avessero luogo due importanti fusioni (la seconda in risposta della precedente): quella che sancì la nascita del PD nel 2007 e del PDL nel 2009. La breve durata media della vita dei partiti nostrani, quindi, è dovuta in primo luogo alle riforme elettorali che hanno spinto prima le forze politiche a coalizzarsi e poi – per i quattro attori principali, ovvero Forza Italia, AN, Margherita e DS – a fondersi. Occorre notare, infine, che le spinte aggregative sono state date proprio dalla legge elettorale, e quindi esogene e prive quasi sempre di una reale volontà politica volta a “cementare” (e quindi a rendere strutturale) un’alleanza.

Nuove frammentazioni – L’estrema instabilità, che da sempre caratterizza la scena politica italiana, si è manifestata subito dopo le due fusioni: nel centrodestra con la nascita di FLI prima e di Fratelli d’Italia poi; nel centrosinistra con la sintesi mai raggiunta tra l’anima cattolica e comunista del partito. Tale instabilità, al lato destro dello scacchiere politico, si è già risolta nella definitiva fine del PDL che a fine 2013 tornerà a prendere le sembianze di Forza Italia (mentre già si parla della rinascita di AN). Se guardiamo, invece, al lato sinistro dello scacchiere, le difficoltà di tenuta appaiono evidenti viste le barriere create da parte del vecchio gruppo dirigente all’ingresso di un attore politico nuovo come Renzi: il sindaco di Firenze dovrà riuscire nella difficilissima impresa di vincere senza spaccare definitivamente le due anime del partito.

Scenari futuri – Visto che nel 2009 Berlusconi diede vita al PDL in risposta alla creazione del PD, viene da chiedersi se ora il Cavaliere abbia in realtà anticipato, con la (ri)creazione di Forza Italia, le sorti del principale partito di centrosinistra. Di certo c’è che, pur fra mille difficoltà e divisioni, il Partito Democratico, provando a raccogliere le tradizioni delle due principali anime del centrosinistra italiano, sta provando a strutturarsi; mentre il centrodestra risulta ancora troppo legato alla figura carismatica del proprio fondatore, che a quasi 77 anni, con una sentenza passata in giudicato e molti altri processi che giungeranno a giudizio nel corso di questi anni, non può certo avere ancora lunga vita politica. Anzi, la tendenza sembra essere quella di riformare una coalizione già vista con la Casa delle Libertà. Insomma, nel momento in cui Berlusconi non potrà più essere presente sulla scena politica peserà la mancanza di volontà nel cercare di strutturarsi, visto che attualmente non sembra esserci nessuno in grado di succedergli e di fare quello che fece il Cavaliere nel 1994: riempire un vuoto di rappresentanza.

In definitiva, all’Italia servono partiti politici strutturati perché qualsiasi riforma istituzionale può sì favorire la governabilità, ma non può certo porre un freno alla perenne litigiosità che caratterizza la nostra classe politica; cosa che può invece avvenire solo se si cementificano, nel corso degli anni, delle basi comuni condivise.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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