Partecipate: per i Comuni pochi utili e ancora tanti debiti

29/06/2015 di Lucio Todisco

Il peso delle partecipate nei bilanci dei Comuni italiani è da sempre un tema complesso e di difficile gestione soprattutto perché nel corso di questi anni sono diventate un peso ed una emergenza per gli enormi debiti che hanno accumulato.

Una eccessiva presenza nelle partecipate – Sebbene sia in atto un processo normativo che è volto a liquidare o spingere alla cessione le partecipate comunali in perdita, i Comuni italiani dispongono ancora di quote di partecipazione rilevanti sia di controllo che di minoranza in società di ogni dimensione e attive nei settori più disparati dell’economia.

La Cerved PA, il portale che si occupa di Pubblica Amministrazione, sulla base di un report elaborato nel mese di giugno dello scorso anno ha evidenziato come, ancora, il 97% dei Comuni italiani possieda delle quote nell’ambito delle partecipate: Stiamo parlando di 118 mila partecipazioni dirette o indirette in 6.469 società, dove trovano lavoro 285 mila dipendenti. Cifre che ancora oggi risultano considerevoli e pesano sulle casse dei Comuni italiani che si trovano ad affrontare il riassetto complessivo della macchina amministrativa ed i tagli provenienti dalla Stato Centrale.

Il ruolo dei Comuni nelle partecipate è da sempre eccessivo rispetto a ciò che effettivamente sarebbe utile, poiché le amministrazioni locali non si sono limitate ad entrare e a far parte del capitale di società attive nella fornitura di tipici servizi pubblici locali, come ad esempio l’energia, risorse idriche, smaltimento dei rifiuti, trasporto pubblico, istruzione e sanità, ma anche in società che si sono indirizzate in settori quali la consulenza, la fornitura di servizi software, ricerca e sviluppo, servizi turistici. Basti pensare che la legge 122/2010, che obbligava i Comuni con meno di 30 mila abitanti a liquidare o cedere entro settembre 2013 le partecipazioni in società in perdita o che dovevano essere ricapitalizzate, non ha prodotto alcun risultato soddisfacente, poiché, sempre in base alle elaborazioni di Cerved PA, la norma avrebbe riguardato quasi la metà dei piccoli Comuni per un totale di 1.472 società e delle quali solo un quinto risulta oggi in liquidazione. Un dato sottolineato anche dalla Corte dei Conti che ha così dichiarato: “nell’esame dei conti degli enti locali è frequentemente rilevata la mancata attivazione delle procedure per addivenire alla dismissione delle società partecipate, alla cessazione delle gestioni anomale dei servizi pubblici locali, alla messa in liquidazione delle società strumentali o di servizi caratterizzate da gestioni antieconomiche”.

Partecipate-inside

La difficile corsa agli utili –  Per pochi Comuni, invece, le partecipate possono riuscire a sfornare qualche utile. Sul sito openbilanci.it, è possibile verificare lo stato dei conti dei Comuni italiani, analizzando anche questo dato. Lo schema d’analisi che viene proposto riguarda tutti gli utili che il Comune realizza sulla base della propria partecipazione ad aziende nelle quali partecipa ed è socio in parte o in quelle in cui è socio unico (aziende speciali).

Open Bilanci ci mostra come, nel corso dell’anno 2012, in media, tra i 15 Comuni più popolosi d’Italia, l’incasso annuale pro capite è di €19,74.  In cima alla classifica vi è Milano: il Capoluogo lombardo è l’unica città che è sopra quota €100. Grazie alle partecipate, sempre nel 2012 il capoluogo lombardo ha incassato €140.473.111 (€102,80 pro capite). La città meneghina rappresenta una vera eccezione fra le grandi città: basti pensare che la seconda città in classifica, Verona, nel 2012 ha registrato utili per €11.058.663 ovvero € 41,74 pro capite. Terza città Bologna, con un incasso pro capite di €37,23. Napoli, con i suoi 958 mila abitanti, per l’anno 2013 ha incassato un utile di € 2.282.429, ovvero € 2,38 procapite.

Lontane dal raggiungere alcun tipo di utile, in fondo alla classifica, vi sono alcune città del Sud, un dato che mostra come il divario nella gestione delle pubbliche amministrazioni locali sia ancora ben lontano dall’essere colmato. Fra le 15 città prese in considerazione, Messina, Palermo e Catania non sono riuscite ad ottenere alcun tipo di utile dalle loro partecipate.

La strada quindi da compiere è ancora lunga per innescare un meccanismo virtuoso per le partecipate, s’iniziano ad intravedere spiragli di utili, ma è necessario continuare sulla strada dello snellimento partecipativo da parte delle amministrazioni locali per ridurre il peso delle partecipate stesse nei bilanci comunali, razionalizzando i costi, permettendo così di liberare maggiori risorse economiche.

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Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
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