Parlamento UE: respinto il bilancio 2014-2020. Una questione di priorità.

16/03/2013 di Elena Cesca

Strasburgo: Con 506 sì, 161 no e 23 astensioni, questa settimana il Parlamento Europeo respinge l’intesa sul bilancio che il Consiglio aveva raggiunto lo scorso 8 febbraio.  L’accordo prevedeva impegni per un totale di 960 miliardi di euro (908,4 miliardi di spese effettive). Tutto da rifare, nuove stime e nuovi compromessi.

schultz-bilancio-europeo-2014-2020Un altro intoppo nella trattativa interistituzionale dell’Unione, ma anche un “passo importante per la democrazia”, secondo il Presidente del Parlamento Europeo Schulz.  La finanziaria 2014-2020, lo ricordiamo, è la prima nella storia dell’Unione Europea nella quale le istituzioni fanno fronte ad una serie di tagli che rispondono alla criticità della condizione economica regionale e mondiale. Tuttavia, la non accettazione del bilancio non verterebbe su una questione di fondi,  ma di priorità e preoccupazioni espresse dai deputati. La decisione raggiunta a Strasburgo fonda su pochi ma chiari obbiettivi e parametri che il Parlamento vuole perseguire.

Credibilità, no all’Europa del deficit: Gli europarlamentari non tollerano l’inserimento delle fatture non pagate nel 2012 nel nuovo bilancio. Non si può rimandare a domani ciò che bisognava fare ieri. Il Parlamento pare deciso a non perdersi nelle lungaggini, nei procrastinamenti e a porre ipoteche sul futuro. Per tale motivo, viene richiesto l’inserimento di una “clausola di revisione di mezzo percorso”, ossia una rivalutazione delle risorse nel corso dell’esercizio.

Rigore e serietà: Un mese fa, il Consiglio aveva approvato la distinzione fra impegni e pagamenti. Si legittimava la possibilità di stanziare fondi per programmi di spesa che, in realtà, non potrebbero essere pagati. Secondo l’europarlamento, con una tale pratica si minerebbe la credibilità delle istituzioni e si autorizzerebbe la trasposizione all’anno successivo del debito inevaso dell’anno precedente, aumentando la possibilità di un’apertura sempre negativa del bilancio europeo.

Flessibilità: Bisognerebbe gestire i fondi secondo necessità e consentendo di trasferire quelli non spesi da un anno all’altro e da una categoria di spesa all’altra. Bisognerebbe decidere a maggioranza qualificata, piuttosto che all’unanimità. Votare secondo la regola dell’unanimità comporta uno stallo nelle decisioni: se tutti gli stati hanno potere di veto, occorre sempre un lunghissimo lavoro (e molte mediazioni) per giungere ad un’approvazione. Se, da una parte, un tale meccanismo sprona i membri a cercare un punto di incontro generale, dall’altro risulta molto dispendioso, in termini di tempo, raggiungere un compromesso comune, soprattutto allorquando si richieda una più celere risposta alla crisi.

Priorità: Invitando il Consiglio ad una più sincera interazione con la Commissione, Il Parlamento chiede che le prossime consultazioni non si basino meramente sulla gestione dei fondi, ma su un più concreto delineamento dei fini ultimi dell’Unione. In particolare, l’europarlamento ha citato il caso della mobilità degli studenti nel Progetto Erasmus, affinché si ponga maggiore importanza al settore della formazione.

Vicinanza ai cittadini: In ambito accademico, si suole dire l’UE soffra del cosiddetto “deficit democratico”. Mancanza di legittimità democratica e inaccessibilità delle istituzioni europee al cittadino. Per monitorare il livello di vicinanza degli organi ai cittadini europei, dal 1973 è stato introdotto un meccanismo di sondaggi, chiamato Eurobarometro, un’indagine sulle opinioni degli europei. I dati riportati nell’autunno 2012 (qui), non sono dei più positivi. La conoscenza delle politiche e delle istituzioni comunitarie è ancora insufficiente. In una scala da 1 a 10 (dove 1 rappresenta l’assoluta mancanza di conoscenza e 10 il livello massimo) la media si attesta intorno a 5 e solo un terzo degli intervistati sa citare almeno due istituzioni europee. Emerge che le tre istituzioni di cui gli europei hanno più sentito parlare sono, nell’ordine, il Parlamento, la Banca Centrale Europea e la Commissione. Dalla primavera del 2012, la fiducia nell’Unione è aumentata (33%, +2%) e supera quella nei governi nazionali (27%, -1%) e dei parlamenti (28%, invariato).

Tuttavia, gli Europei continuano ad avere un’immagine neutra dell’UE (39%) e la maggior parte percepisce la distanza delle istituzioni dalla società civile. È per tale motivo che la dichiarazione del Presidente Schulz assume grande rilevanza. Come sostenuto, rigettare il budget assurge davvero ad un grande passo per la democrazia. Così come a livello nazionale, il governo necessita della fiducia del parlamento, allo stesso modo a Strasburgo i nostri europarlamentari hanno dimostrato il bisogno di una reale condivisione delle priorità con le altre istituzioni (Consiglio e Commissione) e della necessità, forse, di una più chiara separazione dei poteri. Con tale affermazione, non si voglia sostenere l’idea di una deriva parlamentarista del sistema, ma sollevare il bisogno di una più approfondita analisi delle istituzioni e dei meccanismi dell’Unione. Bisognerebbe ripartire, quindi, da un più concreto e funzionale vaglio dei fini, dei mezzi e delle reali capacità applicative e di funzionamento degli stessi.

Molti sostengono la priorità dell’Unione sia contrastare una crisi che deriverebbe proprio dalla moneta unica. In più, l’emergenza sembra affiancarsi alla possibilità di regolarizzare i sistemi nazionali, attraverso l’iniezione di rigore politico e amministrativo da parte delle istituzioni europee. Soprattutto in fasi di transizione a livello parlamentare come quelle che stiamo vivendo in Italia, l’esistenza di organi “superiori”, volti a far rientrare il treno tra i binari, rincuora.

E’ qui che si ritrova il dubbio e la speranza di chi scrive. Il primo è rappresentato dal comprendere come i 27 (tra poco 28), tanto distanti in dimensioni demografiche, culturali e linguistiche possano realmente pensare ad un cammino comune. La speranza risiede nella voglia, sicuramente futura, di noi europei, di desiderare un maggior coinvolgimento nelle fasi decisionali. Spetta alle istituzioni assumersi l’onere di far calare il livello della “disconoscenza” dei cittadini. Come? Ripensando se stesse come organi europei al servizio dei cittadini europei.

The following two tabs change content below.

Elena Cesca

Tarantina, del 1988. Maturità classica. Laurea Triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali presso l’Università del Salento. Laurea specialistica in International Relations presso la LUISS Guido Carli. Ha condotto studi di approfondimento sul funzionamento interno della Commissione Europea, le iniziative europee nel campo della difesa (mercato e industria), la non-proliferazione nucleare e le politiche del Sud-Est Asia. Esperienze studio e di ricerca in Austria, Belgio, Canada e Inghilterra. Attualmente collaboratore parlamentare presso la Camera dei Deputati e PhD Candidate in Storia dell'Europa presso la Sapienza di Roma su tematiche di cooperazione tecnologico-militare in ambito NATO.
blog comments powered by Disqus