Parlamento, il taglio dello stipendio ai dipendenti: una protesta ingiustificata

25/07/2014 di Eleonora Pintore

Gli Uffici di presidenza di Montecitorio e Palazzo Madama, riuniti contemporaneamente, hanno deciso di fissare a 240 mila euro il tetto massimo della retribuzione dei dipendenti di Camera e Senato, al netto della contribuzione previdenziale (l’8,8% della retribuzione). La decisione si allinea ai principi del decreto governativo in tema i riduzione degli stipendi dei dipendenti della pubblica amministrazione, che dispone che top manager della pubblica amministrazione non possano ricevere uno stipendio superiore a quello del Capo dello stato, massima carica della Repubblica Italiana. Tra i dipendenti del Parlamento, alcuni stipendi sfiorano i 400 mila euro annui, certo non meno di quello dei Parlamentari. Eppure la scelta è risultata impopolare.

Le proteste – Al termine della riunione che ha stabilito le linee guida per avviare le contrattazioni salariali, una folla di dipendenti ha ironicamente applaudito i partecipanti alla riunione, “Bravi, Bravi, continuate così”. Le contestazioni hanno colpito soprattutto la Vice Presidente della Camera Marina Sereni (PD), che ha le deleghe sul personale. Anche Luigi Di Maio, il nuovo pupillo del M5s e il suo collega Riccardo Fraccaro sono stati bersagliati, prima di un frettoloso riavvicinamento ai contestatori: “comprensibile reazione se prima non si taglia alla politica”.

Una retribuzione sproporzionata – Ma escludendo un impeto passeggero di irritazione, non sembra plausibile giustificare la massiccia reazione dei dipendenti, così insolita peri pacati corridoi di Montecitorio. Nonostante i funzionari dell’istituzione costituiscano il cuore pulsante delle sue attività, uno stipendio quasi due volte superiore a quello del Capo dello Stato resta comunque inaccettabile. La protesta di quella che si può definire una minoranza all’interno delle categoria dei lavoratori della pubblica amministrazione non può e non deve bloccare uno dei provvedimenti più incisivi del Governo Renzi, un primo segno di riavvicinamento del colosso pubblico al cittadino medio.  Nemmeno, contrariamente a quanto affermato da Di Maio,  se i tagli tanto attesi non cominciano esattamente da dove sperato: gli stipendi dei parlamentari devono essere tagliati, a tutti i costi, ma devono per forza essere il primo passo? La rigidità dell’approccio grillino colpisce anche questa volta un provvedimento anche da loro definito corretto, solo perché arrivato precedentemente a un altro, altrettanto auspicato.

Spazi di manovra – In ogni caso restano ancora da definire i diversi tetti a seconda dei diversi incarichi: in sede di contrattazione sindacale potranno svilupparsi le dovute critiche,in maniera piu costruttiva. Il punto cruciale sarà stabilire le dovute differenze tra i consiglieri e le restanti categorie professionali, in modo da garantire la proporzionalita di retribuzione.

Le repliche della Boldrini: “E’ un atto  che vuole rafforzare l’istituzione parlamentare, mettendola sempre più in sintonia con la realtà difficile che sta vivendo il Paese e che a tutti deve essere ben presente. Spiace e rattrista che non lo abbiano capito quei dipendenti della Camera che stamattina hanno inteso contestare nei corridoi le decisioni che venivano prese dall’Ufficio di Presidenza“. La Presidente Boldrini difende il provvedimento, più vicino a quell’Italia che protesta per il rinnovamento della cassa integrazione in deroga.

Vedremo se sarà un provvedimento che possa ridurre la frustrazione del paese, in un momento in cui la fiducia del cittadino verso le istituzioni non è certo al massimo.

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Eleonora Pintore

Nasce a Sassari nel 1993. Nella sua città si diploma al Liceo Classico “Azuni”, si trasferisce a Roma per gli studi universitari. Grande appassionata di politica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla LUISS Guido Carli.
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