Paracelso

20/02/2016 di Silvia Mangano

Il medico e l’alchimista, ovvero l’anima tormentata dello scienziato della prima età moderna.

Paracelso

“Morirò un po’ meno sciocco di come sono nato” diceva Zenone, l’alchimista protagonista del grande L’opera al nero (M. Yourcenar) tirando le fila di una vita dedicata alla ricerca filosofica e scientifica. A ispirare il personaggio furono la vita e le opere di Philipp Theophrast Bombast von Hohenheim, passato alla storia con il nome di Paracelso (1493-1541).

Nato in Svizzera, seguì le orme del padre studiando medicina a Vienna e a Ferrara. La carriera medica si rivelò una vera e propria vocazione per il giovane, tanto che, pur essendo molto probabilmente una latinizzazione di Hohenheim, si è spesso creduto che il nome Paracelso fosse stato scelto da lui stesso come omaggio al grande medico del I secolo (Celso + prefisso greco para=accanto). La sua biografia è ricca di aneddoti e leggende da cui è difficile separare il vero dall’immaginazione, ciononostante sappiamo che la sua fu una vita itinerante. Nei continui viaggi in cui attraversò il continente europeo in lungo e in largo (c’è chi dice che arrivò persino in Oriente), conobbe e frequentò personaggi influenti come Sigismund Fugger e studiosi come l’abate Giovanni Tritemio. Quest’ultimo, esperto di chimica e di occultismo, introdusse il giovane Paracelso all’arte alchemica.

Sebbene l’alchimia rimase un campo di studio imprescindibile per la crescita umana e scientifica dello svizzero, furono la medicina, sua grande passione, e le innovative idee in questo ambito che lo consacrarono alla storia. Fin dai primi anni della carriera, si interessò alle malattie che affliggevano gli strati più bassi della popolazione, soprattutto le patologie ricorrenti nei minatori, guadagnandosi il rispetto dei più esimi colleghi europei per la prassi, imperniata sull’osservazione diretta dei pazienti e sulla conseguente formulazione di un’ipotesi sulla cura, seguita da Paracelso. Durante il corso della sua vita, Paracelso sviluppò un’epistemologia medica fondata su basi filosofiche, astronomiche e alchemiche molto distanti dalle idee tradizionali: partendo dalla conoscenza dei principi dell’Universo, egli studiava l’influenza degli astri sull’uomo e sulla Terra con la convinzione di riuscire a operare ai fini della terapia medica attraverso le forze della natura.

 È in particolar modo nei campi dell’anatomia e della chirurgia che Paracelso sviluppò un sistema d’idee alquanto innovativo. All’epoca del nostro, i medici erano sostenitori della cosiddetta “teoria umorale”, il sistema, ipotizzato da Ippocrate e sviluppato da Galeno, secondo cui la salute era il risultato dell’equilibrio dei quattro “umori” (bile nera, bile gialla, flegma, sangue), i quali altro non erano che l’applicazione sull’uomo della teoria che vedeva il mondo composto dai quattro elementi fondamentali (acqua, aria, fuoco e terra). Paracelso, invece, suggerito dall’esperienze alchemiche, era convinto che l’uomo fosse un complesso sistema chimico e che, quindi, la sua salute dipendesse interamente dall’equilibrio del sale e di quei principi chimici fondamentali nell’alchimia, ossia lo zolfo e il mercurio.

Per la dicotomia di fondo che esisteva tra le due correnti di pensiero, lo svizzero entrò in polemica con i sostenitori della tradizione teorica di Galeno e Avicenna e fu costretto ad allontanarsi da Basilea, dove risiedeva e insegnava, dopo aver bruciato pubblicamente il Canone di Avicenna (1527) ed essersi inimicato l’ambiente accademico.

Dal 1528 fino al 1541 si trasferì senza tregua da una città all’altra esercitando la professione medica e, contemporaneamente, dedicandosi alla scrittura: prima fu a Norimberga, poi si fermò a Beritzhausen, dove concluse l’opera Paragranum, nella quale introdusse il lettore al suo pensiero filosofico. Nel 1531 portò a termine l’Opus paramirum, altra sua opera inerente alla scienza alchemica, mentre nel 1536 pubblicò la voluminosa opera sulla chirurgia medica Die Grosse Wundarznei. In Baviera e in Boema scrisse altri trattati sull’astronomia e sulla medicina (tra cui l’Astro­nomia magna e il Labyrinthus medicorum) e un’apologia (Septem defensiones) per difendersi dalle accuse che continuavano a inseguirlo ovunque egli andasse. Morì nel settembre del 1541 a Salisburgo.

Non bastano questi brevi cenni storici per comprendere Paracelso. C’è qualcosa nella sua vita che va oltre le semplici, seppur straordinarie, vicende biografiche e sfocia nel paradigma storico. Chi è Paracelso per gli osservatori del XXI secolo? Certamente non può essere considerato un faro della scienza medica, poiché la maggior parte delle sue ipotesi sono state smentite, né può essere considerato il fondatore di una scuola di pensiero, poiché la sua incidenza filosofica non è stata fondante come quella di altri suoi contemporanei; eppure la grande scrittrice Marguerite Yourcenar scelse proprio lui per descrivere l’anima tormentata dello scienziato della prima età moderna.

A costo di mettere continuamente in discussione ciò in cui credeva, rifiutò le grandi teorie cosmiche, i preconcetti teorici di cui si nutriva la scienza medica dell’epoca, per proiettarsi su un sistema empirico, basato sull’osservazione e sulla deduzione. Si avvicinò all’alchimia nella speranza di riuscire a studiare e a manipolare le grandi forze che si credevano agire nell’interazione tra l’uomo e la natura (cos’è, infatti, l’alchimia se non la proiezione ad extra del sempiterno desiderio interiore dell’uomo di plasmare il mondo a proprio piacimento?) per metterlo a disposizione dei malati.

Paracelso fu, dunque, la sintesi dell’uomo rinascimentale: l’alchimista che porta sulla spalle l’eredità medievale, spesso considerandola un aggravio inutile, e fabbrica la modernità con le mani impastate di scienza e di magia, suscitando un immenso fascino sui posteri che lo incontrano nelle loro letture.

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Silvia Mangano

Classe 1991. Si laurea con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma. Attualmente studia Scienze Storiche – Età moderna e contemporanea alla Sapienza. Frequenta un diploma di perfezionamento in religioni comparate presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e scrive per la rivista di divulgazione storica InStoria.
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