Papa Francesco, il leader per la pace

08/09/2013 di Luca Tritto

Veglia di preghiera in Piazza San Pietro, a conclusione del digiuno per scongiurare l’intervento in Siria

Cristiani di tutte le confessioni, musulmani, buddhisti, tutti insieme hanno risposto all’appello di Papa Francesco. Sono in centomila, in piazza, chissà quanti nel Mondo. Una veglia, una riflessione per gridare forte la voglia di Pace. La giornata è stata scandita dal digiuno, al quale hanno aderito anche numerose personalità politiche: Emma Bonino, Enrico Letta, Pier Ferdinando Casini, Mauro Mauro (si, quello degli F35). Tante anche le delegazioni diplomatiche provenienti da tutto il mondo, oltre l’appoggio a distanza di Paesi del Medio Oriente.

Papa FrancescoL’Adorazione Eucaristica – La veglia è stata scandita da momenti di preghiera e di lettura, alternate alle adorazioni eucaristiche. Ma ciò che ha fatto più rumore, paradossalmente è stato il silenzio. Un silenzio “assordante”, di riflessione, di meditazione. Un silenzio che diventa un grido per la pace. Al momento del suo intervento, Papa Bergoglio ha dimostrato, se ce ne fosse ancora bisogno, la grande forza grazie alla quale è riuscito ad accomunare tutte le religioni su un tema unico e imprescindibile. Perché, mentre i cristiani ascoltavano le parole della Bibbia, i Musulmani recitavano il Corano. Un evento straordinario. “La pace si afferma solo con la pace”, è quanto dice il Pontefice. “La guerra è solo una sconfitta per l’umanità, la guerra porta solo morte. In ogni violenza e in ogni guerra facciamo rinascere Caino”, il simbolo del fratricidio. “Vorrei chiedere al Signore, questa sera, che noi cristiani, i fratelli delle altre religioni, ogni uomo e donna di buona volontà gridasse con forza: la violenza e la guerra non è mai la via della pace!”.

Il male delle armi –Mai più la guerra”. Citando Paolo VI, il Santo Padre ribadisce l’importanza dell’unica via per la soluzione di tutti i conflitti: il dialogo. Infine, nel discorso preparato, non rinuncia a pronunciare i suoi pensieri a braccio: “Abbiamo perfezionato le nostre armi, la nostra coscienza si è addormentata”. Proprio le armi sono la metafora e uno dei veri significati della volontà bellica di alcune Nazioni. Questa mattina, durante l’Angelus, Papa Francesco è tornato sul tema. Non si è fermato, come al suo solito, alle mere dichiarazioni di circostanza. È andato ben oltre. Ha svelato la solita verità, da tutti conosciuta ma altrettanto taciuta: “le guerre favoriscono il commercio delle armi”. La vita di un essere umano può mai valere questo denaro insanguinato? Come ben si sa, i 5 Membri Permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sono i maggiori produttori e venditori di armi. Eppure, come si può pensare di portare la pace bombardando un Paese già bagnato dal sangue del suo popolo?

Lo scenario attuale – Mentre il mondo è in ansia per lo sviluppo della situazione, in attesa che il Congresso americano si pronunci sull’attacco al regime di Assad, piccoli segnali di distensione si intravedono nelle zone di guerra. Non è solo uno scontro fratricida per il governo di uno Stato. È una polveriera. Con Assad sono schierate le milizie di Hezbollah di stanza in Libano, oltre all’appoggio di Russia, Cina e Iran. La compagine dei cosiddetti ribelli è in realtà un agglomerato di gruppi anche molto differenti tra loro, con i quali è difficile interloquire a causa dell’assenza di una leadership riconosciuta. Senza scendere nei particolari, è bene evidenziare un episodio accaduto due settimane fa: le Brigate sunnite Aisha hanno rivendicato un attentato nel quartiere sciita controllato da Hezbollah, causando 24 vittime e oltre 240 feriti. Un chiaro segnale, dal quale ci si sarebbe aspettata una reazione violenta. Invece, anche una formazione estremista come quella guidata da Hassan Nasrallah è consapevole della pericolosità dello scoppio di una guerra allargata al Libano. E non è solo per paura di Israele. Il leader sciita, addirittura, ha indetto una preghiera per le vittime di un altro attentato avvenuto nel quartiere sunnita, immaginato da molti come una riposta dei suoi miliziani. Così facendo, oltre a prendere le distanze, ha voluto dare un chiaro segnale di distensione, in un’area che attende ansiosa l’evolversi degli eventi.

 

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Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
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