Paolo Veronese, l’illusione della realtà

05/05/2014 di Simone Di Dato

Paolo Veronese, L'Illusione della realtà

Fastoso e mondano, brillante ed espressivo, proclive a sogni vibranti dalle tinte limpide e gioiose. E’ acutamente versatile l’occhio di Paolo Veronese, nell’alternarsi di soggetti su pareti di mirabili palazzi, in cicli di affreschi di chiese e palazzi veneziani, soffitti di sale ed eleganti ritratti su tela, uno sguardo vivace che balena in opere in cui felici accordi cromatici collimano con capacità scenografiche e uno spiccato senso spaziale. Non è un caso se Paolo Caliari detto il Veronese per il forte legame con la sua città natale, fu una delle più significative personalità pittoriche della Venezia del secolo XVI insieme a Tiziano e Tintoretto, capace però di distinguersi tra la profonda orchestrazione del primo e gli sfavillanti notturni del secondo, grazie a mezzi espressivi e libertà di atteggiamenti, ma anche per l’uso magistrale di colori vivaci e dal gusto decorativo.

Paolo Veronese
Paolo Veronese, Allegorie d’amore l’unione felice, The National Gallery, London. Wynn Ellis Bequest, 1876

Dopo 75 anni dall’ultima mostra dedicata a questo straordinario colorista, l’Italia rende omaggio a Paolo Veronese con una monografica che porta in auge la figura e l’opera dell’artista, senza tralasciare un’attenta analisi di quei contenuti troppo spesso sottovalutati e celati da forme e colori. Chiarendo infatti un malinteso che vuole il pittore superficiale e meramente incline alla bellezza, i curatori Paola Marini, direttrice del Museo di Castelvecchio e Bernard Aikema, dell’Università degli Studi di Verona, proporranno una visione diversa e inedita del maestro, puntando sull’altissima valenza artistica di una pittura che fu tra tutte, di una purezza unica.
La mostra – chiarisce infatti la curatrice Paola Marini – fornirà l’opportunità di illuminare diversi aspetti della vita e della carriera di questo artista che ingiustamente è stato giudicato solo un felice decoratore, e che invece aveva una profonda cultura umanistica, una grande affinità col mondo dell’architettura, un profondo sentire religioso e pur nell’equilibrio e nella serenità del suo temperamento era profondamente immerso nella cultura del suo tempo.”

Con prestiti provenienti dai più prestigiosi musei italiani ed internazionali, tra cui gli Uffizi di Firenze, il British Museum di Londra, il Prado di Madrid, il Metropolitan Museum di New York e il Louvre di Parigi, solo per citarne alcuni, la pregevole monografica è seconda per ampiezza e importanza solo a quella memorabile curata da Rodolfo Pallucchini nel 1939 a Venezia. Promossa dal Comune di Verona, insieme con la Soprintendenza per i Beni Storici e Artistici per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, in associazione con la National Gallery di Londra, l’esposizione aprirà i battenti il prossimo 5 luglio presso le sale di Palazzo della Gran Guardia, probabilmente l’istituzione più valida ad ospitare i formati monumentali che finalmente danno ragione al pittore per eccellenza dei grandi formati.

Paolo Veronese
Paolo Veronese, Cristo e l’adultera, The National Gallery, London. Wynn Ellis Bequest, 1876

Con le sue 100 opere, tra dipinti e disegni di eccezionale qualità, il percorso espositivo si dipana attraverso la divisione degli spazi in sei sezioni differenti. Tutto avrà inizio con “La formazione a Verona” parte dedicata alla sua educazione orientata verso le novità cromatiche di Venezia, le prove d’esordio dalle innovazioni manieristiche per poi attingere alla tradizione veneziana incarnata da Tiziano e il nascente genio di Tintoretto; si passerà poi al rapporto del maestro con “L’architettura”. Per il Veronese il rapporto tra lo spazio dipinto e quello reale è determinante, e il suo linguaggio artistico è quindi destinato a misurarsi costantemente con le superfici architettoniche che doveva decorare, insomma una componente essenziale quanto la brillantezza dei colori. Passando per le “Committenze” che esprimono al meglio il gusto austero ed elegante dell’artista, che ben si sposava con il gusto della nuova classe dirigente di Venezia, approdiamo ai temi allegorici della sezione che porta il titolo di “Mito e Sensualità”. E’ questo l’universo in cui il Veronese dimostra la sua grande versatilità, creando capolavori di soggetti mitologici per committenti privati. Sono opere come il Ratto d’Europa o Venere, Marte e Cupido, ma soprattutto le quattro Allegorie dell’Amore a palesare l’estrema raffinatezza e sensualità di forme sinuose di donne bellissime. Dall’audacia del profano la mostra ci conduce poi nel nuovo spirito devozionale espresso da Paolo nella sezione “Religione”. A farla da padrone opere come il Riposo nella Fuga in Egitto, ma anche il Matrimonio mistico di Santa Caterina, capolavori che si inseriscono pienamente nel dibattito religioso della Controriforma. Chiude il cerchio la sezione incentrata sulla “Bottega”, supporto imprescindibile di garzoni e assistenti che a seconda di numero e tipologia di aiuti, variavano per funzione e genere di commissione. Grazie ai numerosi disegni sarà possibile inoltre indagare sulla dinamica produttiva dell’atelier di quello che per Marco Boschini era il “Tesoriero della pittura”, un artista che ha avuto l’abilità di attraversare i secoli, influenzando moltissimo l’arte dei secoli successivi, fino all’arte moderna e perfino quella contemporanea.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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