I panni sporchi da lavare fuori casa

04/04/2014 di Francesca R. Cicetti

Panni sporchi

Da un lato esistono i bacchettoni. Essi sono, per definizione, coloro che giudicano ogni singolo sgarro, che picchiettano col righello i bambini cattivi quando fanno qualcosa di sbagliato, che, a volte in maniera un po’ farisaica, predicano la rettitudine e l’integrità. Sono i giornalisti, quando inseguono il vip di turno assieme alla sua amante; siamo noi, quando leggiamo di questa o quella celebre scappatella, contenti come una pasqua di poter giudicare. Poi, dall’altro lato, ci sono i superficiali. Questa categoria alza le spalle di fronte agli scandali, anzi, spesso e volentieri infila direttamente la testa sotto la sabbia. Sono quelli che “dovremmo preoccuparci di altro”, che “in fondo non fanno male a nessuno”. Chi ha ragione? Istintivamente, né il pruriginoso moralista né lo sbrigativo sembrano avere tra le mani la soluzione migliore, ma c’è qualcosa che possiamo imparare da entrambi.

Le olgettine berlusconiane sono solo l’esempio più lampante di un’attitudine a infiammare o a screditare la polemica. Oggi tocca a Mauro Floriani, intrappolato nello scandalo delle baby prostitute dei Parioli, ma solo poche settimane fa, il dramma francese dell’amante di Hollande è rimbalzato fin qui, nel nostro bel Paese. A questo punto bisogna iniziare a distinguere. Il privato è il privato, il pubblico è il pubblico. Ma essere un personaggio pubblico vuol dire anche essere costretti a rinunciare a un po’ della propria privacy. E questo non significa giustificare i paparazzi appesi agli alberi o nascosti nei vicoli, no. Semplicemente, per alcuni ruoli pubblici, quello del politico tra tutti, è necessario anche un certo controllo privato. Qualcuno obbietterà che quello che accade in famiglia deve restarvi. Sono i cosiddetti panni sporchi, da lavare imprescindibilmente in casa propria: non fa differenza se parliamo di un postino, di un muratore, di un panettiere o del Presidente del Consiglio. E invece, molto spesso, non è così. La stessa logica dei panni sporchi non è applicabile in tutte le situazioni, perché se un postino organizza festini, pur essendo deprecabile dal punto di vista morale, ciò non gli impedisce di portare le lettere. Un muratore metterà lo stesso i suoi mattoni, un panettiere sfornerà pagnotte anche dopo aver tradito sua moglie. L’arcano è: un politico potrebbe ugualmente rappresentare la sua nazione?

Le risposte sono molteplici. Le brutte avventure dei nostri politici sono diventate il pane quotidiano, e, quando si tratta solo di avventure, probabilmente la cosa più saggia è perdonare. L’Italia ha già il suo bel da fare per trovare un amministratore degno e capace, senza il bisogno di perdere tempo in gossip. Ma attenzione: alcune di queste avventure possono essere reati. Oppure, senza arrivare a casi così drastici, possono dimostrare l’inaffidabilità, la scorrettezza, la contraddizione di un politico o di un uomo dello scenario pubblico. E l’incoerenza, in un contesto del genere, genera sanzione.

Ci sono panni sporchi che vanno lavati fuori casa. Senza ossessività, senza correre dietro al pettegolezzo e, soprattutto, senza alimentarlo. Non c’è bisogno di crocifiggere nessuno, molto più semplicemente l’elettore ha il diritto di sapere, e giudicherà lui se lo sgarro, la scappatella, l’infedeltà vale o non vale la perdita di un voto. Il politico, lo insegna anche Aristotele, deve essere virtuoso: ma, ricordiamoci sempre, siamo noi a sceglierlo. Senza il bisogno di essere dei moralisti, ma senza neppure lasciarci andare alla rassegnazione. Il tradimento e l’incoerenza sono cose di tutti i giorni? Non per questo dobbiamo costringere noi stessi a sopportarli.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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