Panama Papers e lista Falciani: due facce della stessa medaglia

12/04/2016 di Alessandro Mauri

L'incrocio tra Panama Papers e lista Falciani mette in luce un sofisticato, quanto diffuso, sistema di evasione fiscale a livello europeo

Lo scandalo Panama Papers mostra che le vie dell’evasione fiscale sembrano infinite: dopo gli accordi di disclosure con alcuni dei principali paradisi fiscali europei, i flussi di capitale sottratti al fisco si sono spostati verso paesi più esotici.

La lista Falciani – In principio fu la lista Falciani a far vacillare la sicurezza dell’evasione fiscale internazionale, con la consegna da parte del dipendente del colosso HSBC, Hervé Falciani, ai magistrati d’oltralpe di un corposo dossier contenente i nomi dei clienti della banca che avevano illegalmente esportato i loro fondi in Svizzera, con finalità di evasione fiscale. A dare il colpo di grazia definitivo alla fuga di capitali verso la Svizzera è stato l’accordo tra il paese elvetico e l’Italia sullo scambio di informazioni, che pone termine, di fatto, al segreto bancario tra i due paesi, e impedisce di occultare denaro al fisco a pochi chilometri dall’Italia. Il nuovo scandalo dei cosiddetti “Panama papers” ha tuttavia messo in luce altre vie di evasione, e il ruolo centrale svolto dalla Confederazione Elvetica nello smistamento dei capitali verso nuovi paradisi fiscali.

Il legame con i Panama Papers – Incrociando i dati che sono emersi ai tempi dell’affaire Falciani con quelli dello scandalo Panama Papers emergono infatti molti legami tra la banca Hsbc e lo studio legale Mossack Fonseca, al centro dello scandalo in quanto uno dei principali advisor per chi volesse occultare i propri capitali al fisco. Pare che già dal 2005, con l’introduzione della cosiddetta “euroritenuta”, buona parte dei fondi detenuti da persone fisiche in Svizzera fossero stati dirottati su società fittizie a Panama, per evitare lo scambio di informazioni e l’applicazione di una ritenuta tra il 15% e il 30%. Il flusso di capitali verso Panama e altri paradisi fiscali è proseguito negli anni successivi, impedendo ai paesi europei di incassare quanto previsto, mentre le casse di banche e studi legali complici ne guadagnavano, come dimostrato sia dai Panama Papers sia dalla Lista Falciani.

I personaggi coinvolti – Lo scandalo dei Panama Papers mette in evidenza l’omogeneità del fenomeno dell’evasione fiscale internazionale a livello europeo, coinvolgendo personaggi di spicco sia del mondo politico che di quello economico di numerosi paesi. In particolare lo scandalo ha costretto alle dimissioni il premier islandese Sigmundur Gunnlaugsson e sta seriamente compromettendo la leadership di David Cameron in Gran Bretagna. Non entreremo qui nel dettaglio dei personaggi coinvolti, che potrebbero (molto difficilmente) non avere nulla da nascondere, ma ci soffermeremo sull’estrema capillarità del fenomeno, che coinvolge tutti i settori, e mette in luce una prassi che probabilmente è stata eccessivamente sottovalutata da legislatori e istituzioni pubbliche. Resta inoltre evidente come il sistema nel suo complesso sia da rivedere, se persino il premier di un Paese ha cercato modalità illecite per sottrarre i propri capitali al fisco.

A questo punto non è nemmeno utilizzabile la nota scusa del fatto che si evade per via dell’eccessivo peso del fisco, dal momento che molti dei paesi coinvolti applicano livelli di tassazione assolutamente tollerabili. Si tratta quindi di un malcostume diffuso (e non solamente in Italia) e ingiustificato, che danneggia la società nel suo complesso e, in particolare, le classe più colpite dalla crisi. La continua pubblicazione di documenti trafugati dalle banche o dagli studi legali renderà per qualche tempo gli evasori più inquieti, ma è probabile che troveranno nuovi paradisi verso cui dirottare i propri capitali. Solo la volontà politica di tutta l’Unione Europea, unita ad una maggiore collaborazione tra le autorità fiscali dei diversi paesi, potrà portare a risultati di maggiore incisività anche sul medio-lungo periodo.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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