Palude Spagna: il 26 Giugno si ritorna al voto

09/05/2016 di Michele Pentorieri

Dopo mesi di inutili trattative, il Re ha convocato nuove elezioni. Tre i possibili scenari: il più probabile è una nuova frammentazione, che condannerebbe il Paese ad altri mesi di incertezza.

Risultati Elezioni Spagnole

Scaduto il termine per la formazione di un governo, il Re Felipe ha firmato il decreto di scioglimento delle camere, convocando nuove elezioni per il prossimo 26 Giugno. L’esito dell’impasse politica che attanaglia la Spagna era pressoché scontato, ma non è affatto certo che il nuovo appuntamento elettorale consegni al Paese un governo stabile e duraturo. Le preferenze degli elettori non hanno subito scossoni rilevanti e le possibili alleanze sono tutt’altro che definite.

All’origine dello stallo vi sono le elezioni dello scorso Dicembre, nelle quali nessuna forza politica riuscì ad ottenere una maggioranza utile a governare il Paese. Non solo: nei successivi 4 mesi sono fallite ad una ad una tutte le possibili soluzioni (grande coalizione e governo di minoranza su tutte). Le urne, alle quali gli spagnoli si recarono lo scorso 21 Dicembre, emanarono il seguente verdetto:

PP (Partido Popular): 28,72% – 123 seggi

PSOE (Partido Socialista Obrero Español): 22,01% – 90 seggi

Podemos: 12,67% – 42 seggi (69 se si tengono in considerazione anche i partiti locali coalizzati)

Ciudadanos: 13,93% – 40 seggi

Grazie alla crisi del bipartitismo (inedito assoluto nella storia spagnola), nessuno conquistò i 176 seggi necessari all’ottenimento della fiducia. Le soluzioni a questo punto erano 2: un governo di centro-destra o uno di centro-sinistra. La prima opzione è stata accantonata subito dallo stesso Rajoy (PP) poiché nemmeno un’eventuale alleanza con i centristi di Ciudadanos gli avrebbe permesso di godere dei numeri sufficienti a governare. Per questo motivo, ha evitato di intavolare discussioni volte al raggiungimento di un’intesa con un’altra forza politica che sarebbe stata comunque nullificata da un più che probabile esito negativo del voto di fiducia della Camera. L’onere di formare un governo è quindi passato a Pedro Sanchez (PSOE), che ha subito raggiunto un’intesa sempre con Ciudadanos, perdendo però in questo modo l’appoggio fondamentale di Podemos. Risultato: voto della Camera negativo e ritorno alle urne inevitabile.

Il problema, come già anticipato, è che nemmeno con le prossime elezioni si è sicuri di stabilire con certezza il nuovo Primo Ministro spagnolo. Le intenzioni di voto dei cittadini non sembrano essere mutate di molto, anche se piccole oscillazioni possono servire alla realizzazione delle necessarie alleanze post-elettorali. Gli scenari ad oggi possibili sono 3.

Coalizione di centro-destra: negli ultimi 4 mesi il PP è rimasto più o meno stabile, mentre Ciudadanos è leggermente cresciuto. Per questo motivo, Rajoy potrebbe provare a costruire un’alleanza che includa gli uomini di Rivera per puntare alla Moncloa. Permangono, tuttavia, due dubbi intorno a questa prospettiva: uno di carattere ideologico, l’altro più personale. Dal primo punto di vista, non è per niente scontato che Rivera (perlopiù centrista) acconsenta a far confluire il suo partito in un’alleanza con una formazione di centro-destra. A maggior ragione dopo il recente spostamento di Ciudadanos verso posizioni più filo-socialiste. Inoltre, permane una certa patina di diffidenza personale tra Ciudadanos e Mariano Rajoy, visto come espressione di quell’establishment che proprio Rivera vorrebbe accantonare (o, perlomeno, rifondare pesantemente).

Coalizione di centro-sinistra: affinché questo scenario possa delinearsi è necessario un elemento: Podemos dovrebbe convincersi a formare un’alleanza pre-elettorale con Izquierda Unita. Quest’ultima formazione non ha ottenuto un risultato particolarmente esaltante alle ultime elezioni (appena 2 seggi) ma qualora riuscisse a convincere Podemos a formare una lista unica, il risultato elettorale della singola lista sarebbe sicuramente migliore della somma delle 2 liste separate. Questo perché, in breve, il sistema elettorale spagnolo penalizza molto i piccoli partiti. Solo grazie a questa ipotetica lista unica il PSOE troverebbe, ovviamente dopo aver migliorato o comunque non peggiorato lo score di Dicembre, una formazione politica in grado di assicurargli i numeri necessari a guidare il Paese. In ogni caso, almeno finora, Podemos ha sempre ribadito di essere una forza trasversale e di avere come interesse primario quello di rompere i tradizionali schemi della politica spagnola. Ecco perché, a tutt’oggi, sembra improbabile che possa schierarsi ideologicamente in maniera così forte ed aderire ad un progetto che può apparire ai più come figlio di manovre politiche vecchio stampo.

Frammentazione: sarebbe di fatto una replica della situazione post-elettorale di Dicembre e, ad oggi, è lo scenario più probabile. In tal caso, sarà cruciale per il futuro della Spagna rispondere ad alcune domande. Ad esempio: come si muoverà il PSOE, che ha finora categoricamente rifiutato quella che di fatto era l’unica strada percorribile, ovvero una grande coalizione con il PP? E qualora il PSOE decidesse infine di affiancarsi al PP nella guida congiunta del Paese, cosa chiederà in cambio di questo suo appoggio? Se riuscissero a replicare i risultati di Dicembre, come reagiranno Ciudadanos e Podemos all’eventuale esclusione dal potere? Qualsiasi siano le risposte, per ora l’unica certezza sembra essere che la Spagna, salvo scossoni improvvisi, è condannata a vivere ancora diversi mesi di instabilità politica.

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Michele Pentorieri

Nasce a Napoli nel 1991. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove si laurea nel 2012. Consegue la Laurea specialistica con lode in Relazioni Internazionali presso la LUISS “Guido Carli", attualmente impegnato in un tirocinio all'IFAD.
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