Palagonia, quando la strumentalizzazione trasforma la cronaca in politica

02/09/2015 di Ludovico Martocchia

Salvini si erge ad “arbitro in terra del bene e del male”. Sul massacro di Palagonia si sparano sentenza senza cognizione di causa. Un dibattito sull’immigrazione, che dovrebbe essere serio, si trasforma in un litigio sterile e politico, dove il sensazionalismo comanda, complici anche i familiari delle vittime.

Salvini

Strumentalizzazione. In politica, il rispetto e la correttezza sono difficili da trovare. Come la verità, che ovviamente non esiste, o ha mille sfaccettature diverse. Ora, dinanzi ad una tragedia, come quella di Palagonia, un avvenimento di cronaca con risvolti sociologici, il carro di coloro che strumentalizzano si è riempito di nuovo. Il politico, nazionale o locale di turno, si è affrettato per riempirsi la bocca di frasi fatte e per accaparrare un pugno di voti, magari utili in futuro per una poltrona, o poltroncina. Ma non c’è da stupirsi, la strumentalizzazione e il sensazionalismo sono capaci di trasformare un fatto di cronaca in dibattito politico, senza conoscere fin troppo i dettagli dalla vicenda. Insomma si assiste a un passaggio dal micro al macro, che ha riportato la discussione sulla regolazione dell’immigrazione ad un livello più infimo di quello che già era.

Salvinismo. Sarebbe meglio non parlarne più. Eppure la sua presenza costante in televisione e su tutti i mass media, lo impone attualmente come leader dominante. Matteo Salvini riesce a sfruttare un mix di populismo, di xenofobia e di mistificazione che lo rendono onnipresente, con la sua battuta pronta è in grado di partecipare a qualsiasi dibattito su qualsiasi argomento. Adesso è stato uno dei primi a commentare la vicenda, in cui è implicato Mamadou Kamara, il sospettato omicida dei coniugi di Palagonia. Come con i funerali a Roma del boss dei Casamonica, l’etere dell’informazione ha ricominciato a viaggiare senza sosta: trasmissioni che si susseguono con finti esperti e commentatori che credono di sapere qualcosa del massacro ma che possono, al momento, solo immaginare, ipotizzare ed elucubrare. Dar fiato alla bocca.

Responsabilità. Lo si nota con la questione delle responsabilità. Il segretario del Carroccio ha affermato che la colpa sia tutta dello Stato. Certo, in parte è una considerazione di senso. Eppure il dibattito si fa scadente. Innanzitutto si dà per scontata la colpevolezza del ragazzo ivoriano. Salvini in televisione spara sentenze neanche fosse il Padre Eterno. Si può permettere di dire: “è stato lui” ed “è colpa sua”. Anche se gli indizi fossero schiaccianti, come solo la magistratura e le forze dell’ordine possono sapere, non ci dovrebbe essere alcun diritto ad innalzarsi ad “arbitri in terra del bene e del male”. Nessuna persona è stata condannata. Lo Stato sicuramente è responsabile, ma è possibile che non ci sia altro? Quanto conta la diversità di cultura di un ivoriano? Quanto conta la nostra cultura che non è in grado di accogliere profughi? A ben vedere il problema non è solamente politico o privato, la questione appartiene ad un dibattito sociale di critica lettura.

Sensazionalismo. L’amplificazione e l’esagerazione danno rilievo a certe notizie, che siano gravi o no, che siano utili alla comunità o no. In questo caso, l’eventuale assassinio da parte di un immigrato proveniente dal centro di accoglienza di Mineo – struttura aperta durante il quarto governo Berlusconi nel 2011 – è sicuramente un avvenimento rilevante. Allo stesso tempo, con il rispetto del dolore dei parenti, appaiono inadeguate le forti dichiarazioni di Rosita Solano, figlia delle vittime. Il tutto non fa che dilatare la vicenda, perdendo la giusta misura del dibattito. Non a caso è notizia di ieri, il pestaggio di due migranti del Gambia sospettati di aver aiutato Mamadou. Poi, dulcis in fundo, è arrivata anche l’affermazione di Roberto Calderoli che ha invitato “a una riflessione sul tema della pena di morte da applicare”.

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Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
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