Pain & Gain. Una vera storia tra muscoli, denaro e poco cervello

27/08/2013 di Jacopo Mercuro

Albert Einstein: "Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana. Riguardo all'universo però ho ancora dei dubbi"

Pain e Gain Cinema

Miami, fine anni 90. Una città in piena forma, tra sole, spiagge e grattacieli si ritrova scenario della vera storia di Daniel Lugo (Mark Whalberg), giovane personal trainer con un solo credo: il fitness. Nonostante la storia sia assurda, paradossale e facilmente confondibile con una black comedy dei fratelli Coen questa non è nient’altro che una cronaca di fatti realmente accaduti. Daniel Lugo è sicuro di sé e ama il suo aspetto fisico, ma lo stesso non vale per la sua vita e crede che sia arrivato il momento di dare una svolta, prendersi con le unghie e con i denti il sogno americano, trappola per molti. Daniel lavora in una palestra e sa far bene il suo lavoro, ha carisma e autostima da vendere, riesce così a coinvolgere altri due spiantati (Dwayne Johnson e Anthony Mackie) tutti muscoli e niente cervello nel suo piano, rapire un facoltoso cliente della palestra e costringerlo a intestare tutti i suoi beni ai tre. Da questo momento in poi il protagonista del film sarà la stupidità dei tre ragazzoni, a tratti sconvolgente e con risvolti comici. Verranno ad inanellarsi situazioni assurde a tal punto che a metà opera il regista sarà costretto a ricordare al pubblico che: questa continua ad essere una storia vera” . Il piano dei tre palestrati crollerà improvvisamente vista la superficialità e la stupidità con il quale è stato messo a punto. Il resto è tutto da scoprire, una commedia dall’incredibile ma vero, che non annoia e in cui tutto può succedere perché è realmente accaduto.

Pain & Gain, la locandina del film.
Pain & Gain, la locandina del film.

Il rischio di essere scambiato per una commedia demenziale è alto, ma non è certo il caso di Pain e Gain. Un lavoro davvero ben fatto quello del regista Michael Bay, che dopo aver girato Transformers ha accettato la sfida di lavorare per un film indie low budget. Il risultato è stato ottimo, puro stile Bay, trucchi visivi e tanto colore, una regia machista proprio come i protagonisti della pellicola.  Il film stesso sembra quasi prendersi gioco di questi antieroi che non si rendono conto che sono loro stessi le mine vaganti pronte a far esplodere il piano che dovrebbe cambiare le loro sorti. Giocando con il destino (scontato) dei tre, la pellicola, tratta temi che hanno ben più del superficiale e mettendosi sul loro stesso piano riesce a tirar fuori il peggio di loro. Il non accettare il proprio destino e volerlo cambiare a tutti i costi riporta alla mente il verismo e la tipica concezione di Verga riguardante la vita. Una concezione dolorosa e tragica, proprio come accade per i personaggi del film che non fanno altro che andare incontro ad un epilogo già segnato. Dei moderni Malavoglia verghiani, con un’aggiunta di stupidità, convinti di poter dare una svolta alla proprio vita, non troveranno la felicità sognata, ma bensì delusioni e sofferenze maggiori. È ammirevole la voglia che ha Daniel nel cercare di cambiare in meglio il proprio futuro, ma quello che manca al nostro protagonista è l’intelligenza e la dedizione. Per questo motivo opterà per la strada più semplice e deciderà di intraprendere una scorciatoia che non farà altro che farlo smarrire per sempre.

In fondo Daniel è il tipico cittadino medio: sì, magari il suo quoziente intellettivo sarà molto sotto la media, ma le colpe di tutto ciò che gli accade non è da ritrovare solamente nella sua idiozia, anche se gioca un ruolo da protagonista. Ci si comincia a stancare di questo sogno americano da acciuffare a tutti i costi e che sembra doverti abbracciare per forza o caderti dal cielo, e che magari poi non fa altro che schiacciarti e affossarti del tutto. Il continuo bombardamento dei media ha trovato terreno fertile nella fragile mente di Daniel portandolo alla ricerca di valori sballati e superficiali. L’attuale modo di pensare e vedere la vita ha creato una società con ideali drogati, proprio come la massa di muscoli dei personaggi, tutti steroidi, poca fatica e ancor meno natura. Un nuovo modo di intendere la vita, con valori tristi e bugiardi, che cerca di emarginare velocemente chi non si omologa creando disagio ai più deboli e, in questo caso, a Daniel che, in una scena del film, dichiara: “tutto quello che volevo dalla vita era quello che avevano tutti gli altri, non di più, ma non il meno a cui ero abituato, be’, ce l’ho messa tutta, mi spiego, e per un po’… è stato come me lo ero immaginato, ero uno di voi, ed era bello, finalmente la gente mi vedeva come mi vedevo io e non puoi chiedere più di questo, ma forse io l’ho fatto, forse non volevo più essere uguale a… volevo essere meglio di… e quella è una ricetta per il disastro, questo però non significa che bisogna arrendersi. Ti riposi, ti riprendi e poi torni sulla panca, la vita mi darà un’altra possibilità e io spaccherò, perché il mio nome è Daniel Lugo… e credo nel fitness!”.

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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