Padri e figli: c’è qualcosa oltre il DNA

06/12/2015 di Pasquale Cacciatore

Recenti ricerche su animali sembrano dimostrare che anche lo stile di vita possa influire sulle caratteristiche dei figli concepiti, come ad esempio in casi di obesità. Una possibilità realistica anche per l'uomo?

DNA

C’è un’idea che da un po’ di tempo sta stimolando la curiosità di molti genetisti, ovvero che un genitore possa trasmettere al figlio, prodotto del concepimento, molto più di una semplice quantità di patrimonio genetico. Qualcosa che stona con quelli che son considerati cardini della genetica, ovvero che i geni di un individuo sono immutabili, e che – per dire – il figlio di un genitore obeso non erediterà la predisposizione all’obesità se tali geni non sono interessati.

Eppure esperimenti su animali sembrano da qualche tempo indicare il contrario: in uno studio del 2010 furono confrontati i prodotti del concepimento di due gruppi di ratti, uno in cui i padri erano stati nutriti con diete ad alto contenuto di grassi. Ebbene, i figli del primo gruppo risultavano più propensi a sviluppare aumento di peso e tessuto adiposo, così come disturbi del metabolismo insulinico. Stessa cosa – sempre nei ratti – è stata dimostrata a proposito dello stress: i figli di ratti sottoposti continuamente a stimoli stressogeni presentavano già alla nascita un’alterata risposta allo stress.

Per cercare di venire al nodo della questione gli scienziati hanno iniziato a focalizzarsi sugli spermatozoi, i cui geni sono comunque influenzati da una serie di fattori definiti “epigenetici” (proprio perché derivanti dalle interazioni ambientali e non correlati al patrimonio genetico immutabile). Proprio all’Università della Pensilvania studi sugli spermatozoi di ratti esposti allo stress hanno individuato all’interno di essi un elevatissimo numero di micro-RNA. L’estrazione di questi micro-RNA e l’impianto in embrioni portava allo sviluppo di topolini con alterata risposta agli stimoli stressogeni.

Ovviamente la trasposizione all’uomo di tali considerazioni è molto complessa. Eppure già nel 2013, in Belgio, l’analisi condotta da genetisti su 79 neonati aveva dimostrato differenze epigenetiche tra bambini figli di padri obesi e padri normopeso. L’analisi degli spermatozoi dimostrava evidenze significative nei meccanismi di metilazione che avvenivano nei padri obesi, e non nell’altro gruppo. La cosa entusiasmante è stata la successiva analisi di tali pattern in persone che andavano incontro ad interventi di riduzione del peso (essenzialmente chirurgia bariatrica): sono stati individuati oltre 3900 geni che presentavano differente metilazione.

Ovviamente l’esperimento condotto in Belgio non può considerarsi già significativo, tanto che critiche sono sorte proprio nel mondo della genetica, soprattutto in termini dei risultati ottenuti (da alcuni ritenuti solo il frutto di una stratificazione random). Si contesta essenzialmente la scarsità dei numeri, ma la prima frontiera nell’analisi sperimentale di questa ipotesi è stata raggiunta. Futuri studi, magari condotti su coorti di individui più ampie, permetteranno di scoprire se anche nell’uomo, effettivamente, i padri trasmettono ai propri figli molto più del singolo DNA che essi stessi ereditano alla nascita.

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Pasquale Cacciatore

Nato a Gallipoli nel 1991, entusiasmato da scienza e tecnologia sin dalla tenera età. Laureato in Medicina e Chirurgia ed ex-borsista presso il Collegio Universitario “Lamaro-Pozzani” della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, attualmente è Resident Doctor in Igiene e Medicina Preventiva presso l'Istituto di Sanità Pubblica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma). È un appassionato delle tematiche di salute globale, politica sanitaria ed health technology.
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