Out of the fournace – Il fuoco della vendetta

02/09/2014 di Jacopo Mercuro

Un dramma psicologico con un cast fuori dal comune, ma una storia debole pesa sul giudizio finale

Il fuoco della vendetta, Out of the Fournae

Oh dear dad / can you see me now / I am myself / Like you somehow / I’ll wait up in the dark / For you to speak to me / I’ll open up – Release me (Pearl Jam)

Presentato lo scorso anno al Festival internazionale del film di Roma, approda nella sale italiane Il Fuoco della vendetta (Out of the fornace). Scott Cooper scrive e dirige un dramma psicologico con un cast fuori dal comune, ma fallisce nell’intento di costruire una storia che catturi mente e cuore dello spettatore.

Russel Baze (Christian Bale), è un uomo senza troppi grilli per la testa, lavora duramente come operaio nella fonderia del paese ed è estremamente legato alla sua famiglia. Russel ha due grandi amori: la fidanzata Lena (Zoe Saldana) e il fratello Rodney (Casey Affleck), un reduce dell’Iraq profondamente segnato dalla guerra. La vita ordinata e lineare di Russel è sconvolta da un fortuito incidente stradale che lo vede coinvolto e che causa la morte di due persone. Uscito dal carcere, dopo aver scontato una pena per omicidio colposo, non ritrova la vita che aveva lasciato. Il padre è morto dopo una lunga malattia, Lena si è legata allo sceriffo del paese (Forest Whitaker) con il quale aspetta un figlio e il fratello è sommerso dai debiti e sempre più sconvolto dagli orrori della guerra. Per Russel i guai non sono finiti, dimenticare Lena non è facile, come non lo è occuparsi di un fratello sempre più fuori controllo. Rodney, spinto dalla necessità di restituire i soldi all’usuraio Jhon (Willem Dafoe) e dal bisogno di vivere situazioni estreme, si ritrova coinvolto in un giro di combattimenti clandestini che lo portano alla morte per mano del pazzo e spietato Curtis DeGroat (Woody Harlesson). La morte di Rodney fa esplodere tutta la rabbia che Russel ha cercato di nascondere fino a quel momento, e decide di percorrere la strada della vendetta.

Out of the fournacePer lunghi tratti il film non riesce a trovare una vera identità, gira su se stesso, per poi perdersi senza mai ritrovarsi. Un dramma psicologico portato avanti solo dalla bravura degli interpreti, unica e vera e unica forza della pellicola. Privo di pathos e colpi di scena, Il fuoco della vendetta, è un’opera troppo banale che non emoziona e non offre spunti di riflessioni originali.

Per tutta la visione ci si domanda se stia per arrivare un punto di svolta che purtroppo non arriva mai. Ci si imbatte in epiloghi scontati; fin dalle prime battute si intuisce cosa accadrà a Rodney, ma nemmeno la sua morte riesce a segnare un punto di svolta. Rabbia e vendetta dovrebbero prendere il sopravvento nella parte finale del film, ma nonostante ciò si rimane in un limbo di emozioni inespresse. Magistrale l’uso della luce, della fotografia e della colonna sonora, capaci di enfatizzare il dramma e l’alienazione di personaggi gettati in pasto ad un destino ruvido e disperato.

Sullo scorcio di una provincia americana, segnata dalla crisi economica e dal fallimento della guerra in Iraq, Scott Cooper costruisce una storia ridondante di clichè, senza sfruttare a pieno l’opportunità di dirigere alcuni tra i migliori attori del momento.

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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