Ottone IV di Brunswick, la fatale disfatta di Bouvines

16/05/2016 di Davide Del Gusto

Tra il 1198 e il 1215 i destini della storia europea vennero giocati da alcune delle personalità più importanti del tempo: Filippo II Augusto di Francia, Riccardo I Cuor di Leone e Giovanni Senzaterra, sovrani d'Inghilterra, Papa Innocenzo III e Ottone IV di Brunswick. Quest'ultimo, Imperatore contestato, vide presto cadere la possibilità di mantenere il potere dopo la campale battaglia di Bouvines.

La crescita dei primi due secoli del secondo millennio arrivò al suo primo, fondamentale giro di boa tra il 1198 e il 1215. Nel corso degli anni, infatti, tutte le principali istituzioni europee avevano tratto beneficio da importanti e significativi cambiamenti, potendo così tentare di imporsi nel panorama politico della Christianitas. Così, mentre nell’Italia centrosettentrionale il fermento economico e sociale era pressoché dettato dalla fioritura dei cosiddetti liberi comuni e, dall’altra parte del Mediterraneo, i regni iberici stavano accumulando i primi successi nell’opera di Reconquista contro i Mori, le grandi monarchie feudali iniziarono a cercare il proprio spazio vitale nello scacchiere fino ad allora essenzialmente dominato dalle relazioni spesso conflittuali tra la Chiesa di Roma e l’Impero Germanico. I rapporti di forza, di conseguenza, furono condizionati da un lato dal sostrato istituzionale già in parte stabilizzato dai casati, che nel frattempo avevano preso possesso della corona, dall’altro dalle scelte precipue formulate a seconda delle opportunità di allargamento (o di conservazione) del potere regale che di volta in volta si palesarono agli occhi dei principi e dei governanti.

Ottone-Brunswick
Ottone IV di Brunswick

In tal senso il XII secolo fu il momento in cui le due monarchie di Francia e Inghilterra iniziarono a scendere in campo per dirimere la questione relativa alle proprie sfere d’influenza sul continente europeo. Nel primo caso, seppur condizionati dai rapporti interni con l’aristocrazia nobiliare locale, i sovrani capetingi erano riusciti infatti a stabilizzare una situazione potenzialmente molto rischiosa, procedendo attraverso un’importante riforma della burocrazia regia: Luigi VII prima, Filippo II poi crearono de facto i presupposti perché la Francia potesse divenire una delle principali potenze del tempo. Mutatis mutandis, al di là della Manica l’Inghilterra, dopo un ventennale periodo di guerre civili tra il 1135 e il 1154, fu dato avvio nel medesimo periodo ad una ristrutturazione dello stato con Enrico II Plantageneto, Conte d’Anjou: nonostante fosse costretto a gestire una forte opposizione da parte dei baroni e dell’alto clero, egli diresse i propri sforzi verso un miglioramento della sua politica estera, avvicinando molto la corona inglese alle monarchie iberiche, a quella di Sicilia e soprattutto all’Impero, cercando di tessere degli stabili rapporti internazionali in chiara chiave antifrancese, lasciando ai suoi due eredi, Riccardo I Cuor di Leone e Giovanni Senzaterra, le basi per poter accrescere l’influenza dei Plantageneti in Europa.

Altrove, i due poteri universali uscivano da un lungo periodo di lotte, consumate perlopiù nell’Italia padana, che avevano portato a un nuovo deterioramento dei rapporti tra un Papato sempre più forte e un Impero legato alle sorti di un nuovo casato, gli Hohenstaufen di Federico I Barbarossa. A fronte di un sempre più marcato interesse dei Papi nel rafforzare il potere temporale della Chiesa romana, quest’ultimo decise di aggirare ogni ostacolo dando in sposo suo figlio, Enrico VI, a Costanza d’Altavilla, legando così le sorti della corona imperiale a quella normanna del Regno di Sicilia. Ma, a causa della morte prematura del nuovo sovrano germanico nel 1197, i disordini non tardarono ad arrivare: l’anno seguente il neoeletto Pontefice, Innocenzo III, investito della tutela del giovanissimo figlio di Enrico, l’infante Federico, brigò in ogni modo per poter assicurare un allontanamento degli Hohenstaufen dal trono imperiale, mantenendo comunque per il nipotino del Barbarossa la sicurezza della corona siciliana. In tal modo, il Papa riuscì ad evitare che i territori pontifici venissero schiacciati dalla tenaglia sveva che, da Nord e da Sud, avrebbe dato filo da torcere all’autonomia politica della Chiesa proprio nel suo momento apicale. Era però necessario trovare un possibile candidato alla corona imperiale che sapesse mantenere saldo il potere in Germania e che non desse filo da torcere né allo stesso Innocenzo, né ai suoi successori: esattamente in quegli anni stava sorgendo l’effimero astro di Ottone IV di Brunswick, personaggio centrale, suo malgrado, della politica estera del Papa.

Filippo-II-Riccardo-Leone
Filippo II Augusto e Riccardo I Cuor di Leone

Nato tra il 1175 e il 1176, terzogenito del Duca di Baviera e di Sassonia Enrico il Leone, egli difficilmente avrebbe potuto ambire alla corona imperiale, considerando peraltro l’appartenenza ad una schiatta guelfa imparentata con i Plantageneti d’Inghilterra. Infatti, alla caduta del padre voluta dal Barbarossa nel 1180, egli non riuscì neppure a conservare la propria autorità sul Ducato e fu costretto a prendere la strada dell’esilio presso la corte inglese di suo nonno Enrico II; un primo riscatto fu raggiunto dal giovane Ottone solo nel 1196, quando suo zio Riccardo Cuor di Leone gli fece dono della contea francese di Poitou. La vera svolta vi fu però l’anno seguente: morto Enrico VI, per via della minore età del figlio Federico, la sede imperiale rimase vacante, iniziando ad attirare le attenzioni dei nemici degli svevi. Questi, una volta vagliate tutte le possibili candidature, scelsero di opporre proprio il Conte di Poitou a Filippo di Hohenstaufen, fratello del deceduto sovrano appoggiato dalla fazione ghibellina: grazie anche alle pressioni di Riccardo Cuor di Leone, il 12 luglio 1198 Ottone venne incoronato Re di Germania nella cappella di Aquisgrana da Adolfo, Arcivescovo di Colonia, sancendo così una netta frattura nella continuità dinastica auspicata dal Barbarossa pochi anni prima. I giochi politici del sovrano inglese trovarono così nella solida alleanza con Ottone il possibile grimaldello per l’imposizione di un’egemonia anglo-germanica sulla nemica Francia, condizione mantenuta anche dopo la morte di Riccardo e l’ascesa al trono di suo fratello Giovanni nel 1199. Ciononostante, gli scontri non tardarono ad arrivare e a funestare l’Impero: fu solo l’intervento di Innocenzo III nel 1201, decisamente soddisfatto per via della presenza di un sovrano espressione di ambienti antighibellini, a ristabilire momentaneamente la situazione riportandola ad uno status quo condiviso: nella Deliberatio de tribus electis. Infatti, il Pontefice prese apertamente le parti di Ottone, riconoscendolo come legittimo Re di Germania, e condannò gli Hohenstaufen, tacciandoli di aver fino ad allora perseguitato la Chiesa; l’8 giugno 1201, a Neuss, il nuovo sovrano dovette così assicurare il proprio incondizionato appoggio alla causa di Innocenzo in Italia.

La fragilità del potere di Ottone si manifestò immediatamente: la successione inglese aveva costretto il debole Giovanni Senzaterra ad abbandonare la precedente politica aggressiva di Riccardo, allentando così l’offensiva contro la Francia di Filippo II. Conseguentemente, i principi tedeschi approfittarono della situazione colpendo ai fianchi l’autorità ottoniana, fino a lasciare sempre più sguarnito il fronte dei guelfi che appoggiavano Ottone: sia suo fratello Enrico, Conte di Renania, che Adolfo di Colonia, fautori della sua ascesa al trono, decisero di prendere le parti di Filippo di Hohenstaufen, scegliendolo come nuovo Re di Germania nel 1205; esattamente un anno dopo, a Wassenberg, Ottone fu ferito in battaglia e le sue milizie vennero messe facilmente in fuga. A peggiorare la situazione, peraltro, lo stesso Innocenzo III, fino ad allora fiducioso sostenitore della fazione guelfa, iniziò a riporre la sua fiducia nello svevo, ribaltando momentaneamente le proprie alleanze. La situazione fu risolta solamente nel 1208 quando, il 21 giugno, Filippo venne assassinato a Bamberga da Ottone di Wittelsbach: la partita per il trono imperiale era di nuovo aperta, ma per sanare ogni eventuale focolaio di disordine civile, le parti in causa decisero di affidare nuovamente il potere a Ottone di Brunswick, il quale ottenne nuova fiducia sia dall’Inghilterra che da Roma. Egli poté così guadagnare anche l’appoggio dei nobili filosvevi, soprattutto dopo aver sposato la figlia di Filippo, Beatrice, segno di una precisa volontà di riunificare e pacificare l’Impero sotto il nome del suo casato. Poste queste premesse e riconosciuti nuovamente gli accordi di Neuss, Ottone scese a Roma per essere solennemente incoronato Imperatore dal Pontefice il 4 ottobre 1209.

Ottone-Battaglia-Bouvines
La battaglia di Bouvines

Ciononostante, egli abbandonò rapidamente l’idea di un’egemonia papale in Italia, rompendo il patto con Innocenzo e rivendicando la sua totale autorità sui territori della Penisola che ufficialmente facevano parte dell’Impero: la secca risposta del Papa non si fece attendere e Ottone venne immediatamente scomunicato il 18 novembre 1210. L’inevitabile conflitto ebbe inizio con la marcia dell’Imperatore verso il Regno di Sicilia, intenzionato a rivendicare anche la corona normanna ereditata dagli svevi, ma fu costretto a rientrare in Germania per sedare nuove e continue rivolte: in risposta ai suoi atteggiamenti, infatti, i principi tedeschi avevano scelto il giovane Federico di Hohenstaufen come legittimo sovrano germanico, affilandosi così alla medesima proposta fatta da Filippo II ad Innocenzo. Caduto anche l’appoggio della fazione sveva dopo la morte di Beatrice, Ottone rimase da solo a dover constatare l’avvenuta elezione di Federico a Re di Germania nel 1212. La conseguenza di tutto ciò non poté trovare altra soluzione che il campo di battaglia: nel primo conflitto di dimensioni effettivamente europee lo scomunicato sovrano riallacciò una salda alleanza con Giovanni Senzaterra, mentre Federico trovava il pieno appoggio di Filippo II e, soprattutto, del Papa, suo tutore fino alla maggiore età. Scavalcando il vincolo sacro della Tregua di Dio, domenica 27 luglio 1214 le truppe francesi e quelle anglo-germaniche arrivarono finalmente allo scontro in campo aperto presso Bouvines, nelle Fiandre: in un solo pomeriggio i soldati inglesi, fiamminghi e germanici vennero sbaragliati e i principali capi vennero fatti prigionieri; solo Ottone riuscì a non cadere nelle mani del nemico, dandosi alla fuga nel corso della battaglia. Le conseguenze della domenica di Bouvines segnarono così una sorta di atto fondativo per gli equilibri politici europei del XIII e del XIV secolo: Filippo II, che sottolineò l’epiteto glorioso di Augusto con cui era già noto in patria, impose il suo indiscusso potere regale sui suoi vassalli e inserì di diritto la Francia tra i grandi attori del Basso Medioevo; Giovanni Senzaterra, costretto a siglare il trattato di Chinon, non ebbe vita facile in Inghilterra, ove lo attendevano le pressanti richieste dei baroni, i quali solamente un anno dopo avrebbero strappato al sovrano importanti diritti con la concessione della Magna Charta Libertatum.

Macchiato ancora dalla scomunica e sempre più isolato, Ottone fece di tutto per poter ritrovare almeno un’intesa con Roma. Ma il suo destino era già stato deciso da Innocenzo III, che riconobbe la legittimità della seconda incoronazione di Federico nel 1215, destinando il giovane svevo alla corona imperiale. Così, ormai messo all’angolo e senza alcun erede, Ottone decise di ritirarsi nei suoi possedimenti di Brunswick, in Sassonia, dopo aver abdicato; sarebbe morto solo tre anni dopo, il 19 maggio 1218.

The following two tabs change content below.

Davide Del Gusto

È nato ad Avezzano il 31 ottobre 1991. Nel luglio 2013 si è laureato con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma ed ha conseguito una Laurea Magistrale in Storia della Civiltà Cristiana presso il medesimo ateneo. I suoi interessi di studio riguardano la storia tardoantica, medievale e della prima modernità, nonché il contesto geopolitico mediterraneo e i processi di territorializzazione. Nel 2014, in occasione delle celebrazioni per il centenario del terremoto della Marsica, ha curato le ricerche storiche per la pubblicazione del libro di Giampiero Nicoli “Le radici ritrovate”.
blog comments powered by Disqus