Gli otto punti di Berlusconi – Apertura al PD o campagna elettorale?

06/04/2013 di Andrea Viscardi

Gli otto punti di Berlusconi – Ci aveva pensato Grillo, quindi Bersani. Come poteva mancare lui dalla lista? Poche ore fa – in palese ritardo rispetto alla concorrenza – Silvio Berlusconi ha pubblicato, sul sito del PdL,  otto punti per cambiare l’Italia. Un numero di moda, evidentemente, visto che era stato scelto anche dal segretario del PD. Quindi, mentre il resto della nazione attende un governo, anche l’ultima lista della spesa è pronta, inutile specificare come, esattamente in linea con i suoi predecessori, rappresenti più degli slogan che altro, in mancanza di spiegazioni dettagliati punto per punto. Insomma, oltre che essere un Paese senza governo, in cui il primo partito è quello dell’antipolitica, siamo diventati anche la nazione della campagna elettorale perenne. In realtà lo siamo sempre stati, dai tempi delle campagne anti PCi della DC sino al ventennio berlusconiano. Ma mai in una situazione come questa.

Gli otto punti di Silvio Berlusconi
Gli otto punti di Silvio Berlusconi

Che interpretazione? – Gli otto punti andrebbero analizzati e interpretati alla luce del chiacchiericcio di questi giorni a proposito di eventuali accordi tra il partito di Bersani e quello di Berlusconi e argomentati con le dichiarazioni dei mesi passati. Esiste una convergenza o meno? Una lettura di questo tipo può spiegare molti dubbi irrisolti. Prima di tutto se un patto tra i due opposti è realizzabile, quindi – in caso di risposta affermativa – se il governo nascente fungerà da Caronte per un ritorno alle urne a fine anno, magari occupandosi di un punto cruciale come la riforma elettorale, oppure se potrà rappresentare un qualcosa di più. Esistono dei punti di raccordo tra quanto scritto da Silvio Berlusconi e i punti programmatici del Segretario del PD? O siamo di fronte all’inaugurazione ufficiale della prossima campagna elettorale?

Pax Imu – Partiamo dal primo argomento, affrontato da entrambi i Partiti ed elemento di contesa degli scorsi mesi. Paradossalmente, la posizione dei due – all’inizio agli antipodi – appare oggi molto simile. Il leader del PdL parla di abolizione della tassa sulla prima casa, sui terreni e sui fabbricati funzionali alle attività agricole, con una restituzione degli importi versati nel 2012. Una proposta più moderata, – e più realistica – rispetto all’abrogazione (e risarcimento) totale, sostenuta sino a Febbraio. Dal canto suo, il PD, è per una riduzione dell’Imu sulla prima casa per i redditi più bassi e per chi paga un’imposta sino ai 500 euro. Visioni quasi allineate, quindi, sulle quali un’intesa comune sembra tutto fuorché irrealistica. Tensioni evidenti, invece, sulla copertura di tale manovra. Inutile nascondere che il PdL non accetterà mai un prelievo graduale e progressivo sui grandi patrimoni immobiliari, a partire da quelli aventi un valore commerciale di 3 milioni. Su questo, quindi, bisognerà discutere.

Equitalia – Nonostante i tanti proclami degli scorsi mesi, le affermazioni riferite a un rimodellamento della società sono state proprie di entrambi gli schieramenti, e non sembrano neanche – se vogliamo dirlo – troppo distanti. L’idea di fondo – condivisa sia da Berlusconi che da Bersani –  è che il sistema creato abbia distrutto la fiducia dei cittadini, trasformandola in timore per l’agenzia di riscossione tributaria. Occorre ristabilire la fiducia dei contribuenti, dare un’altra immagine dello Stato. Un amico, non un cacciatore. Il che non significa favorire l’evasione, ma solo modificare alcune procedure. Come quella tanto contestata di dover pagare subito un terzo della cartella ricevuta – anche qualora palesemente errata – pregando che il ricorso si svolga nei tempi più svelti possibili. Il tutto dovendo subire – anche per cifre molto basse – pignoramenti o blocchi dei conti correnti. Un po’ più distanti, invece, era la visione del redditometro, ma le precisazioni rilasciate da Equitalia lo scorso mese hanno dato una dimensione meno invasiva a tale strumento, portandone l’importanza in secondo piano.

Imprese – Non esistono grandi ostacoli neanche sul tema delle agevolazioni – per i primi 5 anni – rispetto ai contributi per le nuove assunzioni a tempo indeterminato di giovani, disoccupati e cassaintegrati. Qualche dubbio sulla proposta di esenzione totale dall’IRPEF dei suddetti lavoratori per i primi cinque anni o sul controllo ex post e non ex ante ai controlli per le attività d’impresa, ma anche qui i margini di discussione sembrano ampi.

Problemi – Lontana, diversamente, l’intesa rispetto a due punti fondamentali: Berlusconi ha proposto oggi l’abolizione totale del finanziamento ai Partiti. Il PD e Bersani, invece, sono per una ristrutturazione delle regole e dei controlli e per una riduzione dei contributi. Eliminarli, però, vorrebbe dire mettere a rischio la democraticità del Paese. Visioni opposte anche per quanto riguarda una riforma costituzionale che inserisca l’elezione diretta del Capo dello Stato e che estenda i poteri del Premier. In realtà, onestamente, penso sul secondo punto siano in molti ad essere d’accordo. L’ingovernabilità del Paese – elemento presente sin dalla nascita della Repubblica – è dovuta anche a una posizione piuttosto “bloccata” del Presidente del Consiglio. Forti ed esplicite resistenze, nel PD, per l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, vecchio pallino di Silvio Berlusconi.

Gli altri punti – Il presidente del PdL parla quindi di riforma fiscale e della giustizia, ma sono punti troppo generici per poter dire qualcosa. Bersani – nel suo programma post elettorale – mette al centro le leggi sul conflitto di interesse (seguendo la proposta Elia-Onida-Cheli-Bassanini), sull’incandidabilità e sull’ineleggibilità. Temi molto delicati, sui quali  i due partiti sono sempre stati in contrasto. Silvio Berlusconi che, solo quindici giorni fa, dichiarava: “Altro che corruzione e conflitto di interessi. Serve la ripresa economica e occorre aiutare le imprese”. Lo stesso vale per l’economia. Sebbene Bersani non abbia affrontato l’argomento tassazione, i substrati culturali dei due schieramenti sono troppo distanti perché una posizione comune possa fuoriuscire.

Quale futuro? – Su molte questioni, quindi, le posizioni dei due schieramenti sembrano tutto fuorché inconciliabili. Il problema sono i tempi: un eventuale governo di coalizioni riuscirebbe a sopravvivere abbastanza per elaborare proposte comuni e portarle avanti o cadrebbe al primo scontro sul modello economico e di tassazione da mettere in atto per la ripresa? I dubbi sono molti. La certezza è che sarebbe insensato pensare di far sopravvivere un governo per più di qualche mese senza affrontare l’aspetto economico, principale problema per il Paese e i suoi cittadini. Più realistico, quindi, creare un governo-traghetto, sino a quando non si potrà tornare a votare. Magari, nel frattempo, approvando la riforma elettorale, cercando di riconquistare la fiducia degli italiani affrontando le questioni IMU ed Equitalia, e promuovendo qualche agevolazione alle imprese. Se così non fosse, in ogni caso, le basi della prossima campagna elettorale sono già pronte.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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