Orgoglio caricaturale, Napoli e ilSole24ore

17/12/2013 di Fabio De Ninno

IlSole24ore e Napoli

Lo scorso 2 dicembre, IlSole24ore pubblicava una lista delle città capoluogo italiane per qualità della vita. Risultava nella classifica la generale divisione del paese in due parti: il centro-nord monopolizzava le prime posizioni, il mezzogiorno le ultime. In fondo alla classifica Napoli, terza metropoli del paese e prima città del meridione per numero di abitanti, nonché città in cui ho studiato e trascorso gran parte delle mie giornate.

Reazioni dal Vesuvio – I media tradizionali e la rete si sono rapidamente riempiti di commenti a riguardo e sono emersi i tentativi di giustificazione dell’ultima posizione conseguita dalla città partenopea: ad esempio, il sindaco De Magistris sosteneva che i parametri adoperati penalizzassero la città. Meno sobri erano i commenti del pubblico generale, spesso riportati sulla rete e dalla televisione nelle interviste fatte ai passanti in città. Un dato che pareva accomunare i commenti sembrava essere la consapevolezza per le condizioni della metropoli, ma a questi si sovrapponevano commenti su quanto valesse la pena di vivere in una città dove il carattere solare degli abitanti, il buon clima e il buon cibo compensassero i disagi della vita quotidiana.

Nel sentire queste orgogliose affermazioni sul carattere della gente mi chiedo se a pronunciarle fosse una persona pienamente cosciente, oppure semplicemente si tratta della classica reazione di orgoglio di fronte alla messa a nudo delle insufficienze della città e quindi del popolo che la abita? Insomma, viene da chiedersi se davvero i napoletani credano che, tutto sommato, le cose si compensino, oppure se siamo di fronte ad un’affermazione simile a quella dell’Imperatore Gugliemo II che, invidioso della grandezza dell’Impero britannico, definiva gli inglesi “una nazione di bottegai”?

Qualità di vita, NapoliGuardiamo alcuni fatti. Napoli è nelle ultime posizioni in quasi tutti i parametri di giudizio possibili per classificare una città. Secondo il rapporto UrBes 2013 dell’Istat, i napoletani hanno una speranza di vita media di 77,2 anni per gli uomini e 82,2 per le donne, sotto le medie nazionali, rispettivamente del 79,4 e dell’84,5 e persino sotto la media generale del mezzogiorno.  Gli svantaggi del vivere a Napoli cominciano prima della nascita: la mortalità infantile media è del 37,3 per mille contro il 31,4 per mille della media nazionale. I bambini che hanno accesso agli asili nido (0-2 anni) sono solo il 2%, un dato inferiore alla media del Mezzogiorno (5,3%) ed estremamente modesto confrontato con la media nazionale (14%). Questo nonostante l’Italia sia, notoriamente, un paese dove la quantità di nidi disponibili è assolutamente inadeguata rispetto alle esigenze.

Istruzione. Le insufficienze della città non migliorano per quanto riguarda il mondo della scuola. Nell’anno scolastico 2011/2012 il livello di competenza alfabetica rilevato dai test Invalsi presenta in città un valore medio di 185,9 contro il 190,6 del mezzogiorno e il 200 della media nazionale; il discorso è analogo per la competenza matematica media. Mentre spicca il dato della dispersione scolastica che è passato dallo 0,15% dell’anno scolastico 2002/2003 allo 0,42% del 2011/2012.

I napoletani abbastanza fortunati da poter frequentare l’università non possono contare su un sistema accademico adeguato. Secondo l’ultima classifica (criticabilissima) del CENSIS i tre principali atenei napoletani (Federico II, L’Orientale e Parthenope) si classificano ultimi in tutti i loro segmenti dimensionali. Inoltre, la principale università cittadina, la Federico II, pur avendo un numero di studenti analogo a quello dell’Università di Bologna (83.207 e 77.508), ha a disposizione un bilancio di previsione per il 2013 di 456 milioni di euro contro 605,4 milioni (MIUR e siti delle rispettive università).

NapoliLavoro. Il lavoro si sa è sempre stato uno dei principali problemi per i napoletani e questi ultimi anni, complice la crisi, ma soprattutto la cronica povertà della città, le cose non vanno certo meglio, essendo il tasso di occupazione del 40,1% (2012), mentre la disoccupazione sfiora il 22% contro la media nazionale del 12,5% . E nemmeno quelli che hanno un lavoro se la passano poi così bene, essendo il reddito medio disponibile per famiglia di 12.490 euro, contro i 17.029 della media nazionale (ISTAT). Non presentiamo il discorso sul crimine, richiederebbe un articolo a parte, data la complessità dell’argomento.

Realtà. Le cifre, i fatti nudi e crudi, ci dicono chiaramente che se nascete a Napoli avete più probabilità di vivere meno, più poveramente e meno istruiti che nel resto del Paese. Non si tratta di opinioni, ma di una realtà che può essere accettata e basta. Tuttavia, sarebbe pressoché inutile ricordare questi dati senza ritornare all’origine del nostro discorso, entrando questa volta nel campo delle opinioni, quelle si criticabili.

De Magistris? Puerile. Ritengo che l’atteggiamento del sindaco De Magistris sia puerile, anche cambiando i parametri della classifica del Sole24ore, possiamo davvero pensare che la città si sposterebbe in sù di qualche posizione? E anche se così fosse cambierebbe la realtà? Quella dei numeri che abbiamo riportato? Ovviamente no. Ma al sindaco possiamo dire che riteniamo logico il suo comportamento, deve giustificare davanti all’elettorato la situazione della quale non può essere l’unico responsabile, sebbene il suo zampino, come quello dei suoi predecessori, ci sia.

E i cittadini? Peggio è pensare che la gente ignori i fatti arroccandosi a difesa dell’indifendibile, sostenendo che le cose sono meglio di quello che sembrano, perché non consideriamo il “carattere” della città, il suo clima e la sua cultura (cito questi tre fattori perché sono quelli strombazzati maggiormente come risposta alle insufficienze di Napoli).

Il clima, piacevole o meno che possa essere, ma diamo per scontato che lo sia, è dovuto a madre natura o al massimo ai coloni greci che ebbero l’intelligenza di fondare la città dove è ora. La cultura, intesa come retaggio culturale del passato, semmai è merito dei napoletani che furono e non di quelli che sono. Inoltre, si potrebbe sostenere che i napoletani non amino così tanto la loro cultura come dicono: il museo più visitato in città (Dati MIBAC 2010) risulta essere il Museo archeologico nazionale, che però è solo diciassettesimo in Italia per numero di visitatori. Ma a prevalere probabilmente è l’attaccamento a quella cultura della strada e delle viuzze, quella dei pastori di San Gregorio Armeno. Sarà così, anche se qualche dubbio resta, anche a giudicare dalle condizioni in cui il patrimonio artistico versa, e non certo solo per la scarsità di manutenzione e fondi.

Resta l’ultimo elemento: il carattere. Non intendo pronunciarmi su quest’ultimo punto, perché è un elemento talmente aleatorio che si può sostenere tutto e il suo contrario. Non a caso si dice che i napoletani sono solari, gentili, umani, ecc. ma anche accidiosi, truffaldini, pigri ecc…  Fa riflettere, però, come queste caratteristiche siano in generale attribuibili all’essere umano di per sé, sia quelle positive che negative; pensare che i napoletani possano essere più o meno amichevoli/pigri (e così via) degli altri mi pare antropologia dilettantistica. Molto più probabilmente il senso civico, frutto dell’educazione e dell’istruzione, è più scarso che altrove con gli evidenti effetti che osserviamo, analoghi a tutto il resto del mondo.

Insomma, si può orgogliosamente fare finta che poiché la simpatia è maggiore (un dato opinabile) allora non fa nulla se si vive peggio (una certezza). Ma questo non è differente dal guerriero che ritenendo la spada più nobile e onorevole (ancora un dato opinabile) rifiuta di ammettere che il fucile è un’arma migliore (ancora una certezza).

In sostanza, credo che chi difende, contrapponendo ai fatti improbabili giudizi caratteriali voglia solo illudersi, dimostrando un certo provincialismo, chiusura mentale e un orgoglio caricaturale. Fortunatamente in questo si può sostenere che Napoli non è sola, di fatti sembra trattarsi di un difetto nazionale, che probabilmente emerge più chiaramente dove la crisi della società italiana è più forte, proprio a Napoli.

 

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Fabio De Ninno

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