Oreste Ferrara, un garibaldino a Cuba

16/03/2013 di Matteo Anastasi

Nel 1897, dal porto di Napoli, un giovane ventenne campano – in compagnia dell’amico Guglielmo Petriccione – salpò per Cuba, deciso a prendere parte all’insurrezione contro la Spagna. Il suo nome era Oreste Ferrara.

Oreste FerraraA una signora che lo incrociò prima della partenza domandandogli perché il suo volto fosse così malinconico e pensieroso, replicò: «Guardo l’America». E quando la donna chiese: «Ancora un emigrante?», Ferrara ribatté orgogliosamente «No, signora, un altro garibaldino, un uomo che va a morire». Questo solenne scambio di battute è riportato dallo stesso Ferrara in un memoriale apparso per l’ultima volta in Spagna, nel 1975, col titolo di Memorias. Una mirada sobre tres siglos. Ferrara e Petriccione – dopo una breve sosta a Nueva York – s’imbarcarono su un minuscolo natante allestito da esuli cubani, evitarono rocambolescamente l’attacco degli spagnoli posti a guardia dell’isola e riuscirono a sbarcare sulle coste cubane per unirsi ai ribelli. Come ha correttamente evidenziato Sergio Romano, «non erano i soli italiani che vollero ripetere a Cuba, in quegli anni, le gesta di Garibaldi. Ma furono tra i pochi che finirono per restarvi». Le dinamiche che portarono i due avventurieri a stanziarsi ai Caraibi furono raccontate da Ferrara. Dopo l’esito vittorioso della guerra, durante una festa d’addio – prima della partenza – il governatore della provincia di Las Villas e futuro primer ministro della Repubblica, generale José Miguel Gómez, gli offrì la carica di segretario del governo.

Iniziò allora una luminosa carriera pubblica e privata: avvocato, professore di diritto all’università dell’Avana, presidente della Camera dei rappresentanti, proprietario del giornale El Heraldo de Cuba. Oggi della vita di Ferrara nella capitale cubana rimane «un elegante palazzo in stile fiorentino dove trascorse i suoi ultimi anni» e che è attualmente sede di un museo napoleonico allestito con le collezioni di un abbiente produttore di zucchero. Non solo. Ferrara è ricordato a Cuba come un vero e proprio padre della Patria. È inscritto nella lista di coloro che, in specie alla fine dell’Ottocento, decisero di battersi per i cubani, così come altri italiani – nelle generazioni precedenti – avevano scelto di combattere al fianco dei greci o per la Polonia minacciata dalla Russia.

Il giovane e romantico napoletano che cercava la morte oltreoceano, per il coraggio dimostrato e l’attaccamento maturato nei confronti di Cuba, fu ammesso «a una sorta di Pantheon […] cui resta fedele anche il regime comunista dei fratelli Castro».

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Matteo Anastasi

Matteo Anastasi (Roma, 1989) si è laureato con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma e, sempre con lode, in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli. Per Europinione si occupa di storia ed esteri. Collabora inoltre con Cronache Internazionali e Mediterranean Affairs ed è co-fondatore del think thank di politica internazionale Il Termometro – Blog di opinioni e discussioni
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