Operazione Solarium, la simulazione che cambiò la Guerra Fredda

12/02/2016 di Lorenzo

Oggi parliamo dell'Operazione Solarium, promossa dall'amministrazione Eisenhower, che rappresentò il punto di svolta per un cambio di atteggiamento della politica statunitense rispetto al blocco socialista

Eisenhower

La vittoria repubblicana del novembre 1952, dopo il ventennio democratico segnato dalle amministrazioni Roosevelt e Truman, aveva visto trionfare la figura del generale Dwight Eisenhower, facendo scorgere la volontà di quello che passerà alla storia come il «New Look» diplomatico-strategico degli Stati Uniti. Difatti, sin dal periodo della campagna elettorale, Eisenhower aveva spesso criticato la linea di politica estera del presidente Truman e del suo segretario di Stato Acheson incentrata nel containment e sul costante incremento della spesa militare. Ciò venne ribadito in un suo celebre discorso, lo «Chance for Peace», uno dei primi della sua presidenza, in cui Eisenhower, in seguito alla morte di Stalin del 5 marzo 1953, aveva condannato la politica dell’enorme spesa militare voluta da Truman a ridosso della guerra di Corea, espressa nel celeberrimo memorandum NSC-68.

«Ogni arma da fuoco prodotta, ogni nave da guerra varata, ogni missile lanciato significa, in ultima analisi, un furto ai danni di coloro che sono affamati e non sono nutriti, di coloro che hanno freddo e non sono vestiti. Questo mondo in armi non sta solo spendendo denaro. Sta spendendo il sudore dei suoi operai, il genio dei suoi scienziati, le speranze dei suoi giovani. […] Questo non è affatto un modo di vivere, in alcun senso legittimo. Dietro le nubi di guerra c’è l’umanità appesa ad una croce di ferro.»

Tale memorandum, a differenza del «Long Telegram» redatto dall’allora chargée d’affaires americano in URSS George Frost Kennan, nel 1946, prefigurava uno scontro ideologico tra le due superpotenze e poneva, ridefinendo la politica di contenimento, la sicurezza nazionale e dell’intero blocco Occidentale in capo alle priorità dell’agenda statunitense.

Come anticipato, Eisenhower nel suo discorso giudicò eccessiva la pesante richiesta che il NSC-68 faceva al sistema economico statunitense e che concerneva nell’aumentare in maniera cospicua le spese militari per mantenere ed aumentare quella capacità di potenza che avrebbe permesso a Washington sia di resistere a qualsiasi attacco proveniente dal blocco sovietico sia di dissuadere Mosca, giungendo con essa ad un accordo da siglarsi da una posizione di forza. In tale ottica, secondo il documento del Consiglio di Sicurezza Nazionale U.S.A, redatto sotto l’amministrazione Truman, gli Stati Uniti prevedevano che entro il 1954 l’Unione Sovietica sarebbe stata in grado di lanciare un attacco nucleare che avrebbe azzerato la superiorità in quel campo fino ad allora mantenuta da Washington e dunque i sovietici avrebbero potuto avvantaggiarsi della loro superiorità nelle forze convenzionali. L’NSC-68, in poche parole, dava il via al poderoso riarmo degli Stati Uniti per bilanciare di nuovo l’equilibrio nelle capacità convenzionali con l’altra superpotenza.

Già dal 30 aprile 1953, il presidente USA si disse pronto ad effettuare un «cambio radicale» nell’approccio alla pianificazione delle spese deputate alla difesa nazionale, rigettò l’idea dell’«accumulare la massima forza ottenibile per qualche data specifica» e, intuendo che tale problema di confronto sarebbe stato paragonabile a quello di un «lungo viaggio», si spese affinché gli investimenti militari statunitensi, a differenza di quelli sovietici (che occupavano il 31,2% del PIL nel 1953), puntassero ad essere sostenibili per molti anni e senza eccessi.

Inoltre, pesava sul presidente eletto il fardello dei trentacinquemila americani rimasti vittime della sanguinosa guerra di Corea da poco giunta al termine e si faceva sempre più improbabile – dopo la vittoria maoista nella Cina continentale e il susseguente assembramento dei paesi comunisti intorno all’URSS nel c.d. «monolite comunista» – la possibilità di effettuare la politica del roll-back, sostenuta dalla precedente amministrazione. Anche perché tale concezione di politica, sebbene fortemente sbandierata dai repubblicani come uno degli obiettivi principali in caso di vittoria, era oramai destinata a finire nel dimenticatoio: tanto Eisenhower quanto Dulles erano consapevoli che il tentativo di sottrarre degli Stati al blocco orientale avrebbe significato la guerra.

Tutti questi motivi spinsero Eisenhower a convocare, l’8 maggio 1953, presso la sala del Solarium della Casa Bianca, i suoi più stretti consiglieri per discutere di un progetto che aggiornasse la dottrina del suo predecessore e che trovasse il giusto equilibrio tra le promesse fatte all’elettorato di effettuare tagli alla difesa ed un fermo e ideale atteggiamento diplomatico-militare da tenere in politica estera.

Il progetto, noto come «Operazione Solarium», venne affidato a tre panel composti da militari, diplomatici e accademici, aventi il compito di redigere tre prospetti riguardanti la futura condotta del paese nei rapporti con il blocco comunista.

  • Il panel A, guidato dall’ex-ambasciatore a Mosca Kennan, aveva ricevuto il compito di esaminare le implicazioni della continuazione della politica di contenimento trumaniana espressa nel NSC-68, concentrandosi anche sul supporto degli alleati occidentali e sull’Alleanza atlantica. Esso si basava, prevalentemente sullo sviluppo di una campagna politico-mediatica-psicologica contro i sovietici;
  • Il panel B era guidato dal generale James McCormack. Eisenhower aveva affidato il compito di prospettare l’uso di una linea più dura nei confronti di Mosca e di approfondire le possibili conseguenze di una politica che si basasse meno sugli alleati Occidentali e più sull’arsenale militare degli Stati Uniti. Una strategia in grado di impedire in qualsiasi modo – anche con l’uso massiccio di armi nucleari – che l’influenza dell’URSS sul blocco Orientale si proiettasse fuori dalla sua area di influenza, verso i paesi del Terzo Mondo;
  • Il panel C, di cui faceva parte anche Andrew J. Goodpaster, considerato l’alter ego del presidente, doveva, riprendendo alcuni punti del NSC-68, esaminare le varie possibilità di arrivare a sottrarre gli Stati sottoposti all’influenza del blocco comunista attraverso azioni politiche o militari repentine, come per esempio la pressione economica.
National College War
National College War

Le tre esercitazioni vennero condotte presso il National War College a Washington dal 10 giugno al 15 luglio 1953 e i risultati vennero presentati al presidente e al National Security Council il 16 luglio. In tale data, Eisenhower annunciò quella che, nell’ottobre dello stesso anno, diverrà la NSC-162/2, ovvero la nuova politica di sicurezza nazionale basata sulla sintesi dei prospetti elaborati dai panel A e B, essendo oramai abbandonata, per gran parte, la prospettiva del panel C in cambio di una dottrina di vigile contenimento – consacratasi prima a Suez e poi a Budapest nel 1956. Il tutto con buona pace di gran parte dell’establishment repubblicano che, in periodo di elezioni, aveva pesantemente attaccato l’inazione democratica dinnanzi al mito della «perduta occasione» di fermare l’avanzata dei comunisti nella Cina continentale.

La revisione della politica di containment varata dalla presidenza Eisenhower riuscì a mescolare sapientemente la prudenza in campo fiscale tanto cara al presidente, che temeva maggiormente le conseguenze di un eccessivo carico di spesa per la difesa – riassunto nel famoso «pericolo del complesso militare-industriale». Un pericolo che avrebbe potuto portare alla rovina il sistema democratico e capitalista.

Il «New Look» repubblicano basava la sua forza su quattro elementi cardine:

  • L’importanza e la preminenza dell’arsenale nucleare su quello convenzionale,
  • La richiesta di un aiuto maggiore da parte degli alleati occidentali (ciò spiega il proliferare delle alleanze in chiave di contenimento del Blocco sovietico e l’impegno attivo di Eisenhower al riarmo e alla coesione degli Stati europei occidentali):
  • La pronta risposta economica al socialismo, con misure miranti all’intervento dello Stato in economia e alla realizzazione di un Welfare State (in maniera particolare negli Stati europei occidentali), per arginare qualunque possibilità di vittoria socialista in Occidente e consolidare la base logistica da cui eventualmente far partire attacchi o operazioni clandestine, aventi l’obiettivo di scongiurare qualsiasi espansione da parte del blocco sovietico. Riguardo quest’ultimo punto, durante gli anni della presidenza Eisenhower aumentarono le operazioni clandestine orchestrate dalla CIA miranti a foraggiare i governi filo-USA e abbattere quelli ostili. Ciò avvenne per esempio nell’Iran del primo ministro Mossadeq nell’agosto 1953 e nel Guatemala di Arbenz Guzman nel giugno dell’anno successivo.

Tali macchinazioni e il preciso lavoro dei tre gruppi del Solarium riuscirono a fornire la più concisa definizione di containment possibile. Citando lo storico statunitense Weisbrode, con Eisenhower l’«ambivalente dottrina del contenimento» passò ad essere una «operativa politica di dissuasione», giungendo ad avere una visione di grand strategy che fondeva le due linee di veduta precedenti e dava così una base duratura alla dottrina, tanto da farla sopravvivere – nonostante le modifiche e la successione degli eventi della Guerra Fredda – sino all’avvento di Gorbaciov.

Inoltre il documento NSC-162/2, introduceva un nuovo elemento di fondamentale importanza, ovvero quello dell’entrata in vigore della dottrina della massive retaliation – la rappresaglia massiccia – che autorizzava il Joint Chief of Staff (Stato Maggiore congiunto) all’utilizzo delle armi nucleari non più come ultima ratio, così come prospettava la visione Truman-Acheson, ma in qualsiasi situazione di scontro diretto con le imponenti forze, anche e soprattutto convenzionali, del blocco sovietico, compresi anche i conflitti a bassa intensità e su scala regionale. Oramai, in caso di attacco comunista contro qualsiasi Stato, la rappresaglia non si sarebbe più limitata al singolo Paese aggressore, ma avrebbe potuto effettuarsi in qualunque luogo e sarebbe stata immediata e massiccia.

Dalla presidenza Eisenhower il deterrente delle armi nucleari acquisirono un ruolo più ampio nel contenere anche il numero crescente di insurrezioni nel Terzo Mondo, i cui nuovi Stati dovevano essere assolutamente preservati dal cadere sotto l’influenza sovietica. Le testate bilanciarono, passando dalle 1000 del 1953 alle 18000 del 1961, la riduzione della spesa militare convenzionale promossa in campagna elettorale dal presidente, offrendo agli americani una forma più economica di contenimento, basata sul famoso slogan del more bang for the buck (un botto più grosso per ogni dollaro).

Nonostante le due superpotenze si fossero dotate dell’arma atomica, con le adeguate differenze, vigeva silenziosamente sia in URSS che negli Stati Uniti il desiderio di non dover arrivare mai ad uno scontro diretto che avrebbe significato, citando Malenkov, «la distruzione dell’umanità». Dello stesso avviso era anche la controparte a stelle e strisce la quale, secondo la testimonianza di uno di coloro che presero parte al progetto Solarium, riportava che lo stesso Eisenhower «era scioccato così profondamente dalla prospettiva di un cataclisma nucleare che gli riusciva difficile contemplare l’uso delle armi atomiche persino a scopi difensivi».

Ciò naturalmente non significava affatto che nei due paesi non albergassero alcune potenti frange disposte ad usare «quell’ordigno». Il botta e risposta URSS-USA degli esperimenti termonucleari del 1953-54 – in cui gli Stati Uniti risposero alla bomba sovietica con una molto più potente – e i due importantissimi cambi di vertice a Mosca e a Washington portarono, dopo il XX Congresso del PCUS del 1956, all’inaugurazione di una nuova politica di relazioni tra i due paesi – la c.d. «coesistenza pacifica».

L’URSS metteva da parte la fatalità storica della «guerra inevitabile» e apriva alla competizione economica con l’altro blocco in cui il socialismo avrebbe dimostrato la sua superiorità e si sarebbe potuto imporre democraticamente in tutto l’Occidente. Tale piccola fase del lungo periodo della Guerra Fredda, nella quale aleggiava il pericolo di una rappresaglia massiccia, sarebbe divenuta ben presto obsoleta poiché nel corso degli anni ’60 l’URSS, grazie al nuovo programma implementato da Chruščëv, aveva raggiunto Washington nel campo degli armamenti missilistici e nucleari. Tutto ciò spinse il nuovo presidente democratico Kennedy a sostituire alla vecchia ed obsoleta dottrina di Dulles quella della «risposta flessibile», rispondendo, in caso di minaccia d’aggressione comunista con mezzi proporzionati e non secondo i canoni della rappresaglia.

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Lorenzo

Nato a Roma, appassionato di storia moderna, contemporanea e delle relazioni internazionali Si occupa di storia e di esteri.
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