Open Data: la sfida digitale della PA italiana

10/03/2015 di Lucio Todisco

E’ la nuova grande rivoluzione della pubblica amministrazione: migliaia di dati accessibili a tutti che potrebbero facilitare la vita dei cittadini e della stessa pubblica amminnistrazione. Un progetto che sembra utopico per l’Italia ma che, onostante l’immancabile lentezza, è già avviato. Arriverà una “rivoluzione copernicana”?

Come da tutti comunemente riconosciuto, il grande cambiamento della PA digitale, potrà decollare, partendo dalla miniera degli open data presenti nelle banche dati della pubblica amministrazione. Come riportato da Il Sole 24 Ore, l’ultimo monitoraggio realizzato dal sito internet istituzionale dati.gov.it ha sottolineato che ci troviamo, fino ad ora, di fronte a circa 14 mila file “aperti” presenti sulla rete.

Cosa sono gli Open Data? – con il termine inglese Open Data, anche in Italia, si fa riferimento ad una filosofia che è al tempo stesso una pratica. Questa comporta che alcune tipologie di dati siano liberamente accessibili a tutti, senza restrizioni di copyright, brevetti o altre forme di controllo che ne limitino la riproduzione. I dati in possesso dalle Pubbliche Amministrazioni rappresentano un enorme patrimonio, e stanno acquisendo un’importanza sempre crescente; inoltre è possibile utilizzarli per rendere l’Amministrazione più trasparente ed erogare servizi ancor più efficienti, nonché per riutilizzarli in ambiti differenti da quelli per cui sono stati raccolti.

In passato questi dati rimanevano relegati nell’ambito dei procedimenti amministrativi per i quali erano stati formati; in tempi più recenti, invece, si è affermata a livello comunitario la tendenza a rendere queste informazioni conoscibili anche ad altri soggetti. Sul sito dati.gov.it è possibile trovare un vero e proprio vademecum, realizzato nell’ambito del più ampio progetto delle “linee guida per i siti web della PA”.

Tale Vademecum è stato realizzato per fornire uno strumento utile ad amministratori, dirigenti e dipendenti pubblici, nonché a fornitori e consulenti delle pubbliche amministrazioni che intendono approfondire il tema dei dati aperti per avviare un processo di apertura dei dati del settore pubblico.

open-data-iodlUna licenza italiana per gli open data – Realizzata con l’intento di permettere a tutte le pubbliche amministrazioni italiane di diffondere i propri dati, ad oggi è presente la licenza Italian Open Data License (IODL)La ha improntata il Formez PA, con lo scopo di promuovere l’accesso libero e la valorizzazione dei dati pubblici sulla base di linee guida già tracciate dal Ministero per la pubblica amministrazione e l’innovazione con la pubblicazione del nuovo Codice dell’amministrazione digitale. Si riallinea, infatti, all’Articolo 52 di tale documento, che pone l’attenzione sulla responsabilità delle pubbliche amministrazioni nel rendere disponibili i propri dati in modalità digitale.

Dal mese di luglio 2014, con le linee guida per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico, è stato stabilito che: “secondo quanto anche definito dall’agenda nazionale sulla valorizzazione del patrimonio informativo pubblico, la mancata indicazione della licenza implica che i dati siano pubblicati secondo i termini stabiliti dalla licenza CC-BY (attribuzione), ossia con il solo obbligo di citare la fonte. L’attribuzione della fonte può essere fatta in maniera semplice indicando il nome dell’organizzazione unitamente all’URL della pagina Web dove si trovano i dati/contenuti da licenziare […].

Una mole di dati da saper utilizzare – Ad oggi, a livello amministrativo, sono 113 le amministrazioni che rilasciano dati aperti: 62 a livello locale, 26 a livello centrale e 22 a livello regionale: nel complesso ancora poche. Con il piano nazionale per la crescita digitale presentato il 4 marzo, l’Agenzia per l’Italia Digitale rilancia la necessità di saper utilizzare questa mole di dati nel modo più giusto possibile per fornire servizi sempre migliori ai cittadini. Nel piano nazionale è presente un intero capitolo dedicato agli open data. Come dichiarato da Alessandra Poggiani, direttore dell’Agenzia: “Rilasciare dati non serve se poi questi non sono veramente accessibili, comprensibili ed utilizzabili” ed infine ha dichiarato che: “Gli open data abilitano la democrazia, rendendo i cittadini più informati e consapevoli, e la nuova imprenditoria, rilasciando dati a sviluppatori e civic hackers per realizzare nuove app e servizi”.

Il case history della città metropolitana di Bologna – La questione del riutilizzo del patrimonio informativo pubblico è stato uno degli elementi centrali sul quale s’è mossa l’amministrazione pubblica emiliana, dal 2013, nel settore ambiente. Sulla scia di un’esperienza ormai più che decennale nel campo dell’informazione e dell’accountability ambientale, è stato organizzato un gruppo di lavoro interistituzionale con la Regione Emilia Romagna, Arpa Emilia Romagna, il Comune di Bologna ed il Comune di Reggio Emilia per affrontare il tema di come rendere open i dati ambientali. Ne è nato un percorso sugli open data ambientali che ha coinvolto il settore pianificazione della provincia bolognese. Un esempio virtuoso di utilizzo degli open data che nel 2014, grazie ad una collaborazione con il Coordinamento Agende 21 Locali e al supporto operativo della Regione Emilia Romagna, ha permesso di proseguire il percorso, allargando l’interesse per il tema all’interno degli enti.

Banche dati territoriali, cartografie locali, infografiche, statistiche demografiche. Con questa grande mole di dati, in linea teorica è possibile immaginare una rivoluzione copernicana della pubblica amministrazione italiana. La PA però fatica sempre molto a fornire dati più facilmente accessibili in settori quale la salute, o la viabilità. E’ già possibile trovar qualcosa, ma è necessario creare le condizioni aggregative per lo sviluppo di un processo che potrebbe cambiare completamente il rapporto tra PA e cittadini, con un aumento considerevole della soddisfazione nei servizi offerti. La strada è stata tracciata, ora è necessario perseguirla con convinzione.

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Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
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