Ondata di crimini a Blandings

15/10/2015 di Nicolò Di Girolamo

Il genere del romanzo umoristico è quasi del tutto scomparso, e forse proprio per questo è bene ricordare un suo maestro del calibro di Pelham Grenville Wodehouse: una figura intrisa del più elegante umorismo inglese, la cui storia personale è quasi più incredibile dei suoi romanzi

Quest’oggi la nostra rubrica si sporge ad osservare un campo letterario in cui ancora non si era inoltrata. Immediatamente purtroppo sorge qualche difficoltà nel definire questo particolare genere di scrittura, probabilmente perché ad oggi non ve n’è quasi più traccia, o perlomeno è un genere che ha subito stravolgimenti molto più radicali di altri. Si può provare: lettura d’intrattenimento, romanzi comici, scritti esilaranti? Non mi sovviene alla mente altro che queste bislacche definizioni che non rendono giusto onore alle opere dello straordinario personaggio di cui ci occuperemo oggi: Sir Pelham Grenville Wodehouse (1881-1975).

Col tempo, lo spazio occupato da questo genere intorno agli anni ’20-’30 del 1900 è stato conquistato e colonizzato da tonnellate di VHS, DVD, un sacco di altri sgradevoli acronimi e da un oceano di fumetti. Nulla in contrario, tanto i fumetti quanto le pellicole (certo non nella totalità dei casi e temo neanche nella maggioranza di essi) possono aiutare a sperimentare prima e a veicolare poi nuovi metodi espressivi, nuove forme d’arte in un certo senso, va detto però che le conseguenze spiacevoli non mancano, infatti come avrete sicuramente notato le nuove forme di intrattenimento hanno in comune un uso massiccio delle immagini e tendenzialmente di un linguaggio poverissimo.

Rispetto all’epoca di Wodehouse, nella quale ogni cosa veniva scritta a mano e altrettanto primitivamente decifrata col solo aiuto dei propri occhi, osserviamo oggi una tendenza a perdere confidenza con la propria lingua, tanto che è possibile immaginare che presto ci ritroveremo a dialogare a monosillabi, e che le conversazioni saranno simili a partite di tennis. Comunque non è tempo di pensare a simili crucci, oggi è un giorno di festa perché abbiamo ritrovato in fondo alla libreria i meravigliosi, esilaranti, pirotecnici scritti di Wodehouse.

Nessuno al mondo merita di ignorare l’esistenza dello scrittore più divertente che si sia mai conosciuto, il geniale creatore dell’algido maggiordomo Jeeves, della serie di Blandings e di innumerevoli altri romanzi e racconti. Questo articolo vorrebbe essere un tributo all’intera sua opera e solo per brevità ci soffermeremo a parlare di un racconto soltanto, forse il più caratteristico, in quanto contiene buona parte dei punti di forza di Wodehouse, ovvero: ‘Un’ondata di crimini a Blandings’.

Il protagonista del racconto e della serie collegata è il nono Conte di Blandings Lord Ermsworth, un anziano aristocratico che desidera solo vivere serenamente nel proprio castello, occupandosi del suo unico vero amore ovvero la sua adorata scrofa da competizione amorevolmente soprannominata ‘l’imperatrice di Blandings’. Questo progetto, per quanto modesto e del tutto ragionevole viene costantemente ostacolato da tutte le persone che circondano il povero conte, in particolare l’odiato segretario Baxter e la temibile e inarrestabile componente femminile della propria famiglia, generalmente in grado di manovrare a proprio piacimento il pacifico Lord.

Ma ora, vedendola avanzare con quell’andatura sinistra, determinata, tipica del lato femminile del suo parentado, comprese che cosa lo attendeva e la sua anima si ritrasse come una lumaca su cui è stato versato del sale.

In generale il conte non è eccessivamente portato nei rapporti con il prossimo a causa di uno scarsissimo interesse nel coltivarli e dell’altrettanto totale disinteresse verso qualunque argomento che esuli dalle competizioni suine.

Troppo spesso, quando si cercava di ragionare con quel mulo umano, il suo modo di dire ‘Mphm’ e prendere un’aria da scozzese, e poi dire ‘Grmph’ e prendere di nuovo un’aria da scozzese senza dire nient’altro, risultava estremamente irritante per un datore di lavoro sensibile.

Egli è tristemente costretto a passare buona parte del suo tempo a cercare un valido e quieto nascondiglio per immergersi nella sua lettura preferita: ‘Del maiale’ di Whiffle. Il Pari non esista a definirlo un ‘compendio di saggezza e nobiltà d’animo che affronta il problema della brodaglia e del pastone’ ma questa nobile lettura viene costantemente interrotta dall’irrompere nella nebulosa attenzione di Lord Ermsworth dei bizzarri atteggiamenti di chi lo circonda:

Beach era un uomo che investiva ogni sua azione di una solennità simile a quella di un alto sacerdote nell’atto di officiare un intricato rituale di fronte ad un altare romanico. Non è facile avere un’aria solenne con un fucile ad aria compressa in una mano e un vassoio di argento con una scatola di munizioni nell’altra, ma Beach ci riuscì.

I quali lo stremano a tal punto da avere quasi degli accessi di follia che deviano i suoi comportamenti dalla usuale e comprovata compostezza.

Rammentava mattinate ventose in cui si era aggirato per le stalle nella speranza di trovare un ratto a cui sparare… e avrebbe potuto vantare ben più di un trofeo. Strano come il passare del tempo cancellasse il desiderio di sparare alle cose con un fucile ad aria compressa…

O no?

[…]

Si fermò (Baxter N.d.r.) per raccogliere quell’oggetto che deturpava il bel selciato, e l’invito di quel fondoschiena sarebbe stato più forte di uomini assai più forti di Lord Emsworth.Il non Conte premette il grilletto e Rupert Baxter saltò in aria con un acuto grido. Lord Emsworth si sedette e riprese il suo Whiffle.

Il tratto più impressionante dell’abilità narrativa di Wodehouse è l’agilità del suo incedere e l’abilità, del tutto particolare, di rendere più vivace una prosa di per sé molto elegante e raffinata mediante l’utilizzo estemporaneo di immagini forti, colorite e di effetto immediato. Con colorite ci si vuole riferire a immagini vivide e di forte effetto, non certo ad allusioni volgari, perché la volgarità è del tutto assente all’interno della straripante comicità dello scrittore inglese.

È curioso notare quanto spesso la vita degli scrittori finisca per assomigliare ai propri romanzi, come succede nel caso di Wodehouse, le cui traversie hanno un risvolto piuttosto comico. Wodehouse doveva trovarsi perfettamente a suo agio negli anni venti: doveva essere un personaggio divertente, scoppiettante, un principe della bellé epoque, degli anni ruggenti. All’approssimarsi della vecchiaia invece decise di trasferirsi in Francia e di non dare importanza a quella scaramuccia che passò alla storia come Seconda Guerra Mondiale. Com’era prevedibile fu arrestato e divenne la star del carcere raccontando dialoghi umoristici agli altri prigionieri. Una volta rilasciato, pubblicò questi dialoghi, che purtroppo gli causarono la fama di collaborazionista in patria e in alcuni casi persino di traditore. Per questo Wodehouse decise di migrare verso gli Stati Uniti che non lasciò più fino alla morte.

Non perdetevi la possibilità di rivoltarvi dalla risate in qualche sera complicata e cogliete al volo la possibilità di apprendere come si scrive un testo capace di intrattenere e divertire qualunque genere di pubblico.

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Nicolò Di Girolamo

Nasce a Trieste nel 1993 e consegue la maturità classica alla Scuola Navale Militare Francesco Morosini di Venezia. In seguito si iscrive al corso di lettere moderne all'università di Firenze. Lettore accanito fin dalla tenera età, divide le proprie passioni tra vela, cinema e, naturalmente, libri di vario genere.
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