On. Dambruoso: anticorruzione, obbligatorietà dell’azione penale e prescrizione

13/09/2013 di Luca Tritto

Vi proponiamo la seconda parte dell'intervista rilasciata dall'On. Dambruoso, relatore della proposta di legge in materia di scambio elettorale politico-mafioso

On. Stefano Dambruoso

Grazie alla collaborazione con Cultura Democratica, vi proponiamo la seconda parte del’intervista all’On. Stefano Dambruoso

V. LEGGE ANTICORRUZIONE. La corruzione costituisce uno dei più grandi ostacoli alla crescita economica nel nostro Paese. Quali iniziative può porre in essere il Parlamento per proseguire nel percorso iniziato dalla legge 190/12 in tema di prevenzione e contrasto al fenomeno corruttivo? Condivide l’auspicio di coloro che chiedono di eliminare la punibilità del privato vittima degli abusi del pubblico ufficiale nel reato di corruzione per induzione?

“La lotta alla corruzione è diventata una priorità nelle agende politiche internazionali, in quanto questo fenomeno, sempre più diffuso, mina la fiducia dei mercati e delle imprese e determina, tra i suoi molteplici effetti, una perdita di competitività per i Paesi. La legge 6 novembre 2012, n. 190, ha introdotto nel nostro ordinamento figure di reato già utilizzate nella maggior parte dei Paesi europei e da lungo tempo richieste in adeguamento alla normativa internazionale, quali, ad esempio, la concussione per induzione di cui al nuovo articolo 319 quater c.p. – che punisce sia il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che induce il privato a pagare, sia il privato che dà o promette denaro o altra utilità – e il traffico di influenze illecite di cui all’articolo 346 bis c.p. – che sanziona la condotta di chi, sfruttando relazioni esistenti con un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio, indebitamente fa dare o promettere, a sé o ad altri, denaro o altro vantaggio patrimoniale come prezzo della propria mediazione illecita ovvero per remunerare il pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio. Personalmente ritengo opportuno, prima di apportare nuove modifiche ad una legge approvata da così poco tempo, verificarne l’efficacia ed eventualmente elaborare un complesso di modifiche che possano risolverne le eventuali criticità.”

Stefano DambruosoVI. OBBLIGATORIETA’ DELL’AZIONE PENALE. L’obbligatorietà dell’azione penale è un principio fondamentale del nostro ordinamento che, tuttavia, non riesce a trovare effettiva applicazione a causa dell’elevatissimo numero di procedimenti che grava sugli uffici inquirenti, il quale rende impossibile perseguire con la stessa tempistica tutti i fatti penalmente rilevanti. Quali iniziative può porre in essere il Parlamento per rendere più efficiente la macchina della Giustizia? È auspicabile l’introduzione da parte del CSM di alcune scelte di priorità nell’esercizio dell’azione penale?

“Il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale – sancito dall’art. 112 della Costituzione – fu concepito dai padri costituenti come garanzia di uguaglianza di tutti i cittadini: allora si pensava che solo quando l’azione penale è esercitata in modo obbligatorio da un’autorità giudiziaria indipendente dall’esecutivo, vi può essere assoluta terzietà del giudizio. Purtroppo questa regola non ha trovato nel corso degli anni un’adeguata applicazione; infatti, già la Commissione di riforma dell’ordinamento giudiziario, nominata nel 1993 e composta prevalentemente da magistrati di differente orientamento ideale, dichiarò l’oggettiva impossibilità di perseguire tutti i reati, e affermò al contempo la necessità di stabilire dei criteri preferenziali nell’esercizio dell’azione penale. Tale orientamento venne, in parte, recepito con l’introduzione di meccanismi che individuano delle priorità nell’esercizio dell’azione penale e nella formazione dei ruoli d’udienza, privilegiando alcune tipologie di reato di maggiore impatto sociale nonché i processi a carico di imputati detenuti oppure sottoposti ad arresto o a fermo o ancora a misura cautelare personale. Nell’ultimo periodo alcune Corti d’appello hanno anche adottato circolari interne per dare un indirizzo alle priorità da seguire nella trattazione dei giudizi penali, ma io ritengo giusto applicare i criteri selettivi previsti dalle norme vigenti senza lasciare troppo discrezionalità alle singole realtà locali. Questo porterebbe a una disomogeneità dei processi promossi a livello nazionale e creerebbe una eccessiva aleatorietà nell’esercizio dell’azione penale.”

VII. PRESCRIZIONE. L’enorme incidenza della prescrizione nel nostro Paese impedisce di sanzionare gravi reati trasformando spesso l’istituto in strumento di impunità piuttosto che di civiltà giuridica. È auspicabile un ripensamento del meccanismo di calcolo della prescrizione, ad esempio, limitandone l’operatività all’esercizio dell’azione penale e, successivamente, prevedendo delle regole certe per assicurare una ragionevole durata del processo?

“La riforma del regime della prescrizione è certamente opportuna, ma non può prescindere da una ridefinizione dei tempi processuali e da un effettivo smaltimento dell’arretrato giudiziario. È sicuramente necessario individuare un meccanismo che da un lato garantisca la pretesa punitiva dello Stato e il diritto delle parti offese, e dall’altro offra all’imputato la certezza di un tempo congruo entro cui un processo deve ad ogni modo concludersi. Per far questo occorre innanzi tutto dare effettiva realizzazione al principio di ragionevole durata del processo e, conseguentemente, ricalcolare i tempi di prescrizione in modo da contemperare le esigenze di giustizia di tutte le parti coinvolte.”

VIII. UNIONE EUROPEA. L’abbattimento delle frontiere per la libera circolazione di persone, merci e capitali all’interno dell’Unione Europea non è stata accompagnata da un’armonizzazione delle legislazioni penali in tema di lotta alle mafie. Quali iniziative può intraprendere l’Italia, in sede comunitaria, per promuovere l’adozione da parte degli Stati membri di una normativa più efficace? È auspicabile un rafforzamento dei poteri degli organismi di giustizia europei quali l’Europol e l’Eurojust?

“Negli ultimi anni sono stati raggiunti importanti traguardi a livello comunitario nella lotta alla criminalità organizzata. Siamo, infatti, passati da una concezione localistica della “mafia”, come fenomeno tutto italiano, alla piena consapevolezza della presenza di diverse consorterie criminali che operano su tutto il territorio europeo e che da anni ne controllano alcuni settori strategici per l’economia dell’Unione. Alla fine del 2011 il Parlamento europeo ha approvato, con una risoluzione votata quasi all’unanimità, l’estensione del reato di associazione mafiosa a tutti gli stati UE e l’introduzione della figura di un procuratore antimafia europeo; poco più di un anno fa è stata istituita la Commissione parlamenta antimafia europea alla quale è stato conferito il mandato di studiare il fenomeno criminale organizzato a livello transnazionale e di elaborare un vero e proprio piano per il contrasto europeo alle mafie, alla corruzione e al riciclaggio di denaro. Per far questo è certamente necessario rafforzare la cooperazione tra i vari organi investigativi comunitari (Olaf, Europol, Eurojustice) e le autorità di polizia e giudiziarie nazionali, ma è anche opportuno prevedere una omogenea estensione a tutti gli Stati UE della normativa italiana sulle misure di prevenzione patrimoniali per colpire in modo più inciso le organizzazioni mafiose sul piano della liquidità economica, del controllo del territorio e della loro capacità di infiltrazione nei settori produttivi e finanziari del mercato europeo.”

Federico Castorina, Presidente di Cultura Democratica

Luca Tritto, Responsabile Antimafia di Cultura Democratica e redattore di Europinione

 

The following two tabs change content below.

Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
blog comments powered by Disqus