L’assassinio del Presidente McKinley e i movimenti anarchici

05/01/2014 di Lorenzo

Presidente McKinley, morte, Stati Uniti

Durante la loro storia, gli Stati Uniti d’America hanno visto assassinare 4 dei loro 44 Presidenti. Da Lincoln a J.F.Kennedy passando per Garfield e McKinley. In questo articolo vogliamo occuparci dell’assassinio di quest’ultimo, William McKinley,  il quale venne assassinato in un momento cruciale per gli Stati Uniti: l’inizio del XX secolo, nel pieno dell’ascesa che porterà Washington, da lì a due decenni, ad affermarsi come prima potenza mondiale.

Classe 1843, di famiglia umile ed origini scoto-irlandesi, si distinse durante la Guerra di Secessione, dove venne lui affibiato il soprannome di Maggiore. Quindi, nel 1867, divenne avvocato e, poco dopo, iniziò la sua scalata politica nel Partito Repubblicano. Nel 1896, divenne il candidato più quotato per le primarie, dove ottenne la vittoria: lo stesso avvenne nelle elezioni presidenziali, quando McKinley ottenne il 51% dei voti – anche grazie all’appoggio di molti industriali del nord a causa del suo passato militare – battendo il candidato democratico William Jennings Bryan.

William McKinley, morte
Il Presidente William McKinley

Durante il suo primo mandato, l’amministrazione McKinley fece riprende gli USA dalla crisi economica in cui versavano e, grazie anche ad alcune misure protezionistiche su zucchero, lana e beni di lusso, porto gli States a raggiungere una rapida e straordinaria crescita in campo economico. Un altro punto essenziale della sua amministrazione, stavolta in campo finanziario, fu il passaggio, avvenuto nel marzo del 1900, al Gold Standard. Ciò che molti non ricordano, però, è il conflitto che intraprese con la Spagna. Nel 1898, infatti, il Presidente ebbe alcuni colloqui con emissari spagnoli, nel tentativo di convincere Madrid ad abbandonare la colonia di Cuba, ma senza successo. McKinley, il Maggiore, si trovò così costretto a guidare il suo paese in una guerra rapida e vittoriosa, che annoverò il suo paese tra le potenze imperialiste. Gli Stati Uniti ottennero, infatti, una sorta di protettorato su Cuba e la cessione di Porto Rico, Guam e il controllo della città di Manila nelle Filippine.

Nelle elezioni presidenziali del 1900, McKinley, forte anche dei suoi risultati sia in politica interna che estera, ottenne facilmente la vittoria con oltre il 50% dei voti. Insieme a lui venne eletto in qualità di vicepresidente il colonnello, eroe della guerra Ispano-americana del 1898, Theodore “Teddy” Roosevelt che contribuì alla vittoria elettorale. Questo secondo mandato, che inaugurò il lungo periodo repubblicano protrattosi fino al 1932 (fatte eccezione le due amministrazioni Wilson del 1913-21), fu molto breve.

Il 5 settembre 1901 McKinley visitò l’esposizione Pan-Americana a Buffalo e, davanti ad una folla di cinquantamila persone, pronunciò un panegirico sulla straordinaria crescita economica del paese e della nazione. Il giorno dopo, mentre il presidente era intento a stringere la mano ad alcune persone nell’esposizione, un ragazzo biondo con il braccio destro fasciato gli si avvicinò per stringerla e, al momento del contatto, esplose due colpi di revolver: il primo fu deviato da un bottone, il secondo gli perforò lo stomaco. Quando venne braccato dalla forza pubblica, Leon Czolgosz, originario della Polonia, confessò: “Sono un anarchico. Ho ucciso il presidente per compiere il mio dovere. Sento che nessun uomo dovrebbe avere tutto questo potere”. Il presidente McKinley si spense qualche giorno più tardi, il 14 settembre. Era il terzo presidente Usa a morire assassinato: dopo Lincoln, anche il religiosissimo James A. Garfield, vent’anni esatti prima di McKinley. A lui successe il suo vice, Theodore Roosevelt.

Leon Czolgosz
Leon Czolgosz

L’attentatore fu condannato alla sedia elettrica e la sentenza di morte venne eseguita il 29 ottobre 1901 nella prigione di Auburn nello stato di New York. Prima di morire il condannato esclamò le ultime parole: “Ho ucciso il presidente perché era nemico del popolo, il buon popolo lavoratore. Non me ne dispiace”. Tale rancore veniva principalmente dal fatto che Czolgosz, figlio di un immigrato polacco a Detroit, non era mai riuscito ad integrarsi nella società americana e, in più odiava il “sogno americano” incarnato proprio in quegli anni dalla figura del presidente McKinley. Il presidente non proveniva da una famiglia agiata, anzi era nato in una cittadina dell’Ohio ed aveva lavorato nelle poste prima di studiare giurisprudenza, divenire un avvocato e poi Presidente. Il suo gesto estremo fu ispirato dall’azione dell’anarchico italiano, Gaetano Bresci, che l’anno prima aveva assassinato il re d’Italia, Umberto di Savoia.

Emma Goldman
Emma Goldamn

Il gesto di Bresci colpì anche una delle figure più importante dell’anarchismo degli Stati Uniti, Emma Goldman, che, arrivata dalla Russia negli States, decise di avvicinarsi sin da giovane ai movimenti socialisti come i Knights of labor , ma ne detestava i metodi poco rivoluzionari e ciò contribuì ad allontanarla. Divenne, sul finire del XIX secolo, una delle figure di spicco dell’anarchismo, tanto da far invaghire anche il giovane Czolgosz. Questi si conobbero durante un comizio della Goldman a Cleveland, dove, durante un intervallo, il giovane le si avvicino e le disse di chiamarsi Nieman. Nelle memorie di Emma tale Nieman viene descritto come un bel ragazzo con una folta chioma bionda e, proprio grazie a questa innata simpatia, venne inserito con non molte difficoltà (era noto il suo estremismo) nei circoli anarchici di Chicago e Cleveland. Pochi mesi dopo, appresa la notizia dell’attentato e ricercata poiché accusata di essere la mente dell’attentato (il polacco si era dichiarato alla polizia come un suo discepolo), la Goldman distrusse tutte le carte che potevano compromettere i suoi legami con altri anarchici e ,una volta arrestata, disse di non sapere nulla di Czologosz e di averlo riconosciuto solo in foto, poiché si era spacciato per un altro e, dopo lunghi, interrogatori venne scagionata.

Gli stessi anarchici statunitensi si discostarono da tale gesto e si rifiutarono di esprimere alcun gesto di solidarietà nei confronti dell’estremista Czologosz, autore di un atto che li aveva screditati innanzi all’opinione pubblica. Solo alcuni gruppi anarchici esteri come i francesi, italiani e spagnoli videro in tale gesto l’eliminazione “di un imperialista e di un reazionario”.

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Lorenzo

Nato a Roma, appassionato di storia moderna, contemporanea e delle relazioni internazionali Si occupa di storia e di esteri.
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