L’omicidio di John Fitzgerald Kennedy, un mistero lungo 50 anni

21/11/2013 di Lorenzo Cerimele

JFK non fu il primo presidente ad essere ucciso, prima di lui Lincoln, Garfield e McKinley. Nel suo caso, però, l'importanza assunta dai media e dagli Stati Uniti nel panorama mondiale, resero l'omicidio (forse in parte irrisolto) il più discusso di tutti i tempi

Omiccio John Fitzgerald Kennedy JFK

John Fitzgerald Kennedy – L’infinita serie di teorie della cospirazione che albergano dietro le quinte dell’assassinio di John Fitzgerald Kennedy inizia pochi istanti dopo l’attentato. Fu, infatti, Robert Kennedy, fratello del presidente e capo del Dipartimento di Giustizia statunitense, a ricevere l’infausta chiamata dal padre-padrone dell’FBI, J. Edgar Hoover, che, con schietto linguaggio burocratico, comunicò a Bobby – suo superiore – che il presidente era stato colpito da un’arma da fuoco. E’ in quel momento che emergono i primi dubbi che dietro la morte di JFK ci sia qualcosa di più grande che un gesto estremo di un folle.

Lee Harvey Oswald – Il folle in questione era Lee Harvey Oswald, un operaio ed ex-marines americano con simpatie comuniste e castriste. Tali simpatie gli costarono l’emarginazione dal corpo dei Marines e l’isolamento, fino alla decisione di mollare tutto, nel 1959, e partire verso la terra del comunismo: l’Unione Sovietica dalla quale ottenne la cittadinanza, ritornando, poi, negli States nel 1962. Negli istanti successivi all’attentato, Oswald fu visto fuggire dal portone della Texas Book Depository di Deadley Plaza in maniera rocambolesca, finendo braccato dalla polizia poche ore più tardi. Interrogato, Oswald si dichiarò sempre innocente, anche se il fucile Manlicher-Carcano, usato per eliminare John Kennedy, era di sua proprietà e aveva sopra le sue impronte.

Lee Harvet Oswlad ucciso da Jack Ruby
Jack Ruby spara a Lee Harvey Oswald

Jack Ruby – Due giorni più tardi e durante le indagini, Oswald viene colpito a morte fuori dai locali della polizia di Dallas da uno strano personaggio: Jack Ruby, proprietario di alcuni locali a luci rosse e vicino alla criminalità organizzata. Egli dichiarerà sempre di aver esploso quei colpi dopo aver visto in televisione le lacrime della First Lady Jacqueline. Questo è – in maniera rigorosamente sintetica – quel che accadde venerdì 22 novembre 1963, del quale oggi ci accingiamo a ricordare i cinquant’anni.

La notizia dell’omicidio di Kennedy – «Da Dallas, Texas, ultim’ora, apparentemente ufficiale, il Presidente Kennedy è morto all’1.00 p.m. CST, 2.00 EST, circa 38 minuti fa. Il Vice presidente Lyndon Johnson ha lasciato l’ospedale di Dallas, ma non sappiamo cosa succederà. Probabilmente pronuncerà a breve il giuramento e diventerà il 36º presidente degli Stati Uniti» Alle 14.05, la salma del presidente JFK lasciò l’ospedale e fu trasportata sull’’Air Force One. Alcuni criticarono questo atto, poiché il corpo del presidente venne spostato senza effettuare alcune esame forense dal coroner di Dallas secondo le leggi dello stato texano; la morte del presidente, allora catalogata come un crimine di Stato e non federale, sarebbe dovuta sottostare alle leggi del Texas.

Omicidio John Fitzgerald Kennedy
Lyndon B. Johnson presta giuramento come nuovo Presidente degli Stati Uniti

Lyndon Johnson e il giuramento – Una volta sull’aereo, il suo vice, Lyndon Banes Johnson, con a fianco l’ex First Lady, pronunciò il giuramento e divenne de iure il 36º presidente degli Stati Uniti d’America. Il 29 novembre, il presidente Johnson mise in piede una Commissione presidenziale che indagasse sull’assassinio del suo predecessore. Questa è rimasta famosa come Commissione Warren, dal nome di colui che la presiedeva, Earl Warren. La Commissione ascoltò 552 testimoni e lesse i rapporti di dieci agenzie federali, inclusi i Servizi Segreti USA, l’FBI, il Dipartimento di Stato USA, la CIA e l’intelligence militare. Le udienze, a meno di eventuali richieste dei testimoni, si tennero a porte chiuse.

La Commissione Warren – Il 27 settembre del 1964, la Commissione Warren pubblicò il suo rapporto conclusivo in cui Lee Harvey Oswald veniva indicato come unico responsabile e mandante dell’attentato e che non esistevano prove di alcun complotto che coinvolgesse altre persone, gruppi o paesi stranieri.La teoria dell’azione solitaria di Oswald venne informalmente battezzata come “lone gunman theory” (ovvero la teoria del pistolero solitario). La Commissione, inoltre, stabilì che furono esplosi solamente tre proiettili e che Oswald li aveva sparati dallo stabile adibito a magazzino di libri, denominato Texas School Book Depository. La Commissione dichiarò che non vi era alcun legame tra Oswal e il suo assassino, Jack Ruby, e che entrambi non erano collegati ad organizzazioni americane o straniere.

Commissione Warren, assassinio John Fitzgerald Kennedy
Omicidio Kennedy: la prima pagina dedicata al rapporto della Commissione Warren

Un rapporto approssimativo – I risultati della Warren, fin dal momento della loro pubblicazione, furono oggetto di critiche: in molti ne contestavano i metodi di indagine, alcune omissioni importanti e, in particolare, l’assenza di spiegazioni sulla distruzione di alcune prove cruciali da parte delle forze di polizia e delle agenzie di spionaggio.

Ford e l’HSCA – Le indagini furono più avanti riaperte sotto la presidenza di Gerald Ford (1976), il quale istituì la Commissione scelta della Camera dei Rappresentanti sui casi di assassinio, rimasta famosa con la semplice sigla: HSCA (House of Representatives Select Committee on Assassinations). La commissione operò per due anni e nel 1979 stilò il suo rapporto finale – pieno anche questo di lacune – in cui affermava che il presidente Kennedy era stato assassinato da Oswald e che probabilmente dietro l’assassino vi fosse una cospirazione, i quali membri però non furono individuati. Tuttavia escluse dalla cospirazione l’URSS, Castro, l’FBI, la CIA o qualsiasi altro gruppo criminale, senza però escludere individualmente gli appartenenti a questi paesi stranieri od organizzazioni statunitensi. Dalle sue conclusioni si evince, da un parte, la forte critica alla Commissione Warren, che non aveva affatto considerato l’ipotesi di una possibile cospirazione ai danni del presidente e aveva dato colpevolmente spago alla teoria per cui Oswald volesse compiere solamente un atto “rivoluzionario ed eclatante”. Dall’altra si coglie l’incapacità di andare più a fondo nelle indagini. Tutte queste “falle” che caratterizzano le inchieste ufficiali fatte dopo la morte di JFK sono poi accompagnate da varie ipotesi complottistiche che ci fanno ancora sentire come, anche dopo cinquant’anni, l’assassinio Kennedy sia ancora un caso aperto.

The following two tabs change content below.

Lorenzo Cerimele

Nato a Roma il 25-02-1992, è un grande appassionato di storia moderna, contemporanea e delle relazioni internazionali con un debole per l'Europa del Concerto delle Potenze. Attualmente studia Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli di Roma. Si occupa di storia e di esteri.
blog comments powered by Disqus