Omicidio Fanella: un viaggio nella roma più oscura tra “neri”, faccendieri e criminali

05/07/2014 di Luca Tritto

Omicidio Fanella

Giovedì mattina, in un appartamento della zona Camilluccia, a Roma, dove scontava gli arresti domiciliari, si è consumato l’omicidio di Silvio Fanella, un broker finanziario già condannato per riciclaggio a 9 anni di reclusione nell’ambito dell’inchiesta sulla truffa Telecom-Sparkle e Fastweb. I tre killer sono entrati nell’abitazione fingendosi degli agenti della Guardia di Finanza per un controllo, quando invece hanno aggredito la vittima uccidendolo a colpi di pistola. Tuttavia, le cose non sono andate lisce come l’olio, in quanto uno degli assassini è stato ferito e abbandonato sul portone dello stabile, forse creduto morto, mentre gli altri due sono fuggiti su un’auto ritrovata in seguito. Inoltre, il commando omicida è stato ripreso da alcune telecamere di sorveglianza situate nei pressi dell’ingresso dello stabile.

A seguito di questo evento delittuoso, la Squadra Mobile di Roma e i carabinieri del Ros hanno effettuato diverse perquisizioni negli immobili appartenenti a Fanella, sia a Roma che in altre città. È così che gli agenti si sono ritrovati tra le mani un vero tesoro. In una casa di Frosinone, precisamente nel sottotetto, sono stati rinvenuti ben 34 sacchetti di diamanti, diversi orologi Rolex di enorme valore, e contanti pari a 118mila euro e 284mila dollari, tutti impacchettati. Per comprendere le ragioni di tutto ciò, è necessario analizzare tutti gli scenari e soprattutto i personaggi che ruotano intorno alla figura di Fanella, disegnando uno schema talmente ampio e intersecato da rivelare una vera e propria mappatura dei legami che intercorrono tra soggetti legati all’estrema destra, alla finanza nera, alla criminalità capitolina e non, fino alla politica.

Gennaro Mokbel
Gennaro Mokbel (fonte: ilsole24ore)

Fanella, il killer, i soldi – Secondo un’ipotesi degli inquirenti, lo scopo della visita a Fanella doveva essere un sequestro di persona, come già successo – senza esito positivo – circa due anni fa ad opera di un gruppo reclutato da un membro della banda facente capo a Gennaro Mokbel, di cui parleremo di seguito. Tuttavia, la colluttazione nata tra la vittima e i carnefici ha causato il ferimento di uno di questi, precisamente Giovanni Battista Ceniti. 29 anni originario di Genova, militante di Casapound almeno fino al 2012, anche se il leader dell’organizzazione Gianluca Iannone afferma di averlo espulso molto prima. Un estremista nero divenuto killer, attualmente in prognosi riservata in ospedale, dove resta piantonato con l’accusa di omicidio volontario premeditato. Alla base di tutto potrebbe esserci una montagna di denaro, circa 60 milioni di euro, quelli mai trovati dagli inquirenti nell’ambito del procedimento Telecom-Sparkle e Fastweb, che Mokbel e il suo contabile Fanella avevano sapientemente occultato, mentre il totale del raggiro ammonta a due miliardi di euro. Una somma disponibile per i due, legatissimi da un vincolo molto solido, e molto appetibile per chi non ne ha ricavato nulla.

Dietro tutto sempre lui: Gennaro Mokbel – Quando si parla di Silvio Fanella, inevitabilmente si parla di Gennaro Mokbel, perché sono la stessa cosa. Uno dei personaggi oscuri più potenti della capitale, coinvolto in numerose inchieste e anima della truffa che gli è costata 15 anni di condanna al carcere per associazione a delinquere transnazionale, frode fiscale, riciclaggio ed impiego illecito di denaro, corruzione e brogli elettorali con metodi mafiosi. Già alcuni anni fa, mentre discuteva con Fanella e altri sulla misteriosa sparizione di alcuni diamanti della sua banda nascosti ad Honk Kong, profetizzava una faida interna al suo gruppo per accaparrarsi tutti i frutti della truffa messa in atto. Ma se la banda Mokbel è composta da circa 25 persone, il giro del faccendiere è molto più ampio e trasversale. Padre egiziano e madre napoletana, da giovane Mokbel è cresciuto nel quartiere Nomentano di Roma, frequentando gli ambienti dell’estrema destra negli anni dello spontaneismo armato, conoscendo e stringendo amicizia con due simboli di quel tempo: Giusva Fioravanti e Francesca Mambro, condannati per la strage di Bologna del 2 agosto 1980 e fondatori dei Nuclei Armati Rivoluzionari. Un rapporto continuato nel tempo, come dimostra un’intercettazione tra Mokbel e Carmine Fasciani, storico boss di Ostia, in cui il faccendiere afferma di sostenere economicamente i due. Il legame, tuttavia, non è solo di tipo economico, in quanto era stato progettato da questi soggetti la creazione di un nuovo partito politico, Alleanza Federalista divenuto poi Partito Federalista italiano, in grado di fare da contraltare alla Lega Nord nelle circoscrizioni meridionali. Siamo a cavallo tra il 2007 e il 2008, ma l’idea non si realizza. La politica, però, resta un pallino per l’ex neofascista, il quale stringe un forte legame con la famiglia Arena, una potente ‘ndrina calabrese di Isola Capo Rizzuto (KR). È così che viene costruita e realizzata a tavolino l’elezione del senatore Nicola Di Girolamo, candidato con il PDL nella circoscrizione estero. Il clan di ‘Ndrangheta si adoperò per acquisire le schede elettorali e realizzare il broglio, portando all’avvocato circa 25mila preferenze effettuando un grande salto di qualità in termini di potere politico-mafioso. Nonostante il ruolo istituzionale, comunque, Di Girolamo resta sempre un uomo di Mokbel, il quale non rinuncia ad insultarlo più volte per telefono, definendolo il proprio “portiere”. Nel 2010, infine, vengono arrestati per riciclaggio e brogli elettorali Fabrizio Arena, il capo del clan, e suo suocero Franco Pugliese.

Roma, tutto si collega – Il giro di relazioni di Gennaro Mokbel nella capitale non si ferma solo ai “neri” o alla finanza truffaldina. In una intercettazione del luglio 2007, disse che aspettava di incontrare un “33° grado”, ossia il livello gerarchico più alto di una loggia massonica. Inoltre, l’ombra di questo soggetto appare anche nel caso del sequestro dell’Onorevole Aldo Moro. La sorella, Lucia Mokbel, “per caso” abitava in Via Gradoli 96, dove all’interno 11 aveva base il gruppo delle Brigate Rosse guidato da Mario Moretti. Degli strani segnali morse provenienti da quell’immobile spinsero la signora Mokbel ad avvertire il commissario di polizia Elio Cioppa, il quale, però, non ricevette mai il messaggio, almeno sembra. Sempre “per caso”, Cioppa era iscritto alla P2. E ancora “per caso”, il convivente della Mokbel, Gianni Diana, era domiciliato presso lo studio di Galileo Bianchi, un commercialista messo a capo della “Monte Valle Verde Srl”, successivamente indicata come una società nell’orbita del SISDE.

I legami ancora più solidi intrattenuti da Mokbel erano (o sono) quelli con la criminalità romana, in particolare la Banda della Magliana. I rapporti con i giovani dei NAR non potevano non portare ad un soggetto molto importante negli equilibri criminali della città: Massimo Carminati, ex terrorista nero e uomo di fiducia di Franco Giuseppucci e Maurizio Abbatino, i boss storici del clan romano. Ancora, Mokbel è stato indicato da molti come colui che ha finanziato la latitanza di un altro storico criminale romano, Antonio D’Inzillo, anche lui nell’orbita maglianese e proveniente dall’estrema destra, considerato morto da anni dopo essere sparito in Africa. Il rapporto tra i due è talmente solido che, nel 1994, d’Inzillo venne arrestato proprio a casa di Mokbel con l’accusa di aver eliminato Enrico “Renatino” de Pedis, l’ultimo boss storico della Banda che ha dominato Roma per 15 anni, ucciso in Via del Pellegrino nel febbraio del 1990.

Una scia di morti sospette – Tornando all’omicidio Fanella, la situazione va intersecata con altri eventi delittuosi avvenuti in precedenza tra gli uomini della truffa ordita dalla banda Mokbel. Nel settembre 2010, Marco Iannilli, commercialista ed ex estremista di destra legato a Lorenzo Cola, a sua volta uomo di fiducia dell’ex capo di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini, fu picchiato e gambizzato. Durante il procedimento Telecom-Sparkle aveva fornito informazioni circa un trasferimento di 8 milioni di euro transitati da Honk Kong a Singapore. Nel maggio 2012, a togliersi la vita è Augusto Murri, colui che portava i soldi del raggiro in Svizzera e poi li consegnava a Fanella, il quale aveva il compito di ripulirli tramite investimenti. Domenica scorsa, infine, è stato trovato morto con gola e polsi tagliati l’avvocato di Fanella, Antonio Pellegrino. Un suicidio strano, tanto da spingere gli inquirenti ad aprire un fascicolo per istigazione al suicidio, in relazione a quanto accaduto a Fanella quattro giorni dopo. Forse i killer hanno chiesto prima a lui conto dei 60 milioni spariti?

Intanto, Giovanni Battista Ceniti, piantonato al Policlinico Gemelli, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il timore è che la scia di sangue non si arresti qui, anche se le disponibilità economiche di Fanella sono state ritrovate. È probabile che scattino delle vendette trasversali, magari dando ragione al presentimento di Mokbel.

The following two tabs change content below.

Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
blog comments powered by Disqus