Olimpiadi: la situazione in Brasile a poche settimane dal via

20/07/2016 di Michele Pentorieri

I giochi di Rio sono pronti a partire, ma le polemiche non mancano: emergenza sanitaria, corruzione, scandali, criminalità. Come se non bastasse, nelle ultime ore, un gruppo jiahdista ha giurato fedeltà al Califfato dell'IS.

Brasile

Manca poco all’inizio dei giochi olimpici di Rio de Janeiro 2016, ma per molti la città -ed il Brasile in generale- non sembra essere realmente pronta ad un evento di tale portata. Diverse le ragioni di questo scetticismo, ma è comunque innegabile che le olimpiadi non arrivino in un momento particolarmente sereno per il Paese latinoamericano. Tante le criticità, dagli scandali politici alla sanità, per finire con il più vasto problema sicurezza.

Lo scenario politico Sulla presidente Rousseff pende la spada di Damocle dell’impeachment, il cui voto dovrebbe avvenire tra il 22 ed il 26 Agosto. L’accusa -sempre respinta- è di aver falsificato il bilancio del 2014 per nascondere la crescita del debito. Tutto ciò in piena campagna elettorale, con la Rousseff che puntava alla rielezione (poi realizzatasi). La presidente ha sempre visto nel procedimento un tentativo di colpo di stato ordito ai suoi danni per evitare l’elezione di Lula -compagno di partito e già presidente del Brasile- alle prossime presidenziali del 2018. A ciò va aggiunto lo scandalo Petrobras, che ha ormai raggiunto proporzioni considerevoli. L’accusa in questo caso parla di più di 40 milioni di tangenti incassati da una serie di personaggi politici tra i quali spicca il Presidente della Camera dei Deputati Eduardo Cunha. Lo scandalo non ha fatto altro che rafforzare nei sostenitori della Rousseff il sospetto che il processo di impeachment (di cui proprio Cunha è stato un grande fautore) sia una ritorsione da parte del Presidente della Camera ai suoi danni. A seguito delle prime rivelazioni sul sistema di tangenti, infatti, Rousseff ed il suo partito avevano chiesto a gran voce le dimissioni di Cunha.

Sanità La questione più importante è chiaramente quella legata al virus zika che, anche se ha perso la sua propulsione mediatica, resta di primaria importanza. Il virus si è sviluppato in America latina ed ha trovato nel Brasile il Paese ideale per diffondersi: clima caldo e umido, sistema sanitario nazionale quantomeno inadeguato e sistema per la raccolta dei rifiuti pessimo. Le autorità hanno annunciato che saranno effettuati controlli molto rigorosi nelle strutture che saranno protagoniste della manifestazione e nella città di Rio de Janeiro in generale per far sì che gli atleti e la gente comune possa sentirsi al riparo da questa minaccia. La paura che molte delle persone che si recheranno in Brasile per assistere ai giochi olimpici o semplicemente come turisti si tengano alla larga dalla città è comunque molto alto. La verità è che il virus zika continua a far paura soprattutto per due ragioni: la risposta lenta ed inadeguata fornita dal governo e le condizioni pessime nelle quali versa la sanità brasiliana. Da questo secondo punto di vista, in particolare, è da registrare la grave carenza di fondi che attanaglia il settore, cosa che si ripercuote sia sulle infrastrutture che sulle forniture di farmaci. In alcune aree povere di Rio mancano persino presidi sanitari basilari, mentre lo scorso Gennaio alcuni ospedali hanno praticamente esaurito le risorse destinate a scorte di farmaci e salari dei dipendenti. A ciò si aggiungono le accuse di aver sistematicamente cercato di sminuire quella che l’OMS ha dichiarato un’emergenza sanitaria globale, soprattutto in occasione dell’ultimo carnevale.

Sicurezza In Brasile e soprattutto a Rio quello della sicurezza è un problema cruciale. Da sempre le sacche di povertà presenti in città costituiscono l’ambiente ideale per la proliferazione della microcriminalità. Il mese scorso alcuni atleti paralimpici australiani sono stati derubati, provocando la piccata reazione del loro governo, cha ha invitato le autorità brasiliane a rafforzare la sicurezza. Come nel periodo immediatamente precedente agli ultimi mondiali di calcio, anche in questi giorni è in atto un inasprimento delle azioni condotte dalle forze di polizia. Amnesty International, in particolare, ha denunciato che “i numeri allarmanti sugli omicidi commessi dalla polizia nel maggio 2016, pubblicati alla fine di giugno dall’Isp (Istituto di Sicurezza Pubblica), confermano l’allarme che Amnesty International Brasile ha ripetutamente lanciato relativamente all’aumento della violenza della polizia e di altre violazioni dei diritti umani nel contesto dei Giochi Olimpici. Secondo l’Isp, nella sola città di Rio de Janeiro si sono registrati 40 omicidi dovuti alle azioni di polizia nell’ultimo mese di maggio”. Per quel che riguarda l’allarme terrorismo, il Ministro del Gabinetto per la Sicurezza nazionale ci ha tenuto a far sapere che “è importante che le persone capiscano che baratteremo un po’ di comodità per una grande sicurezza. Siamo pronti per i Giochi, dobbiamo solo rivedere le nostre procedure”. I numeri parlano di migliaia di persone sospettate di terrorismo già fermate e schedate, mentre sono stati richiamati addirittura i riservisti per incrementare il livello di sicurezza del Paese. E nonostante gli inviti del sindaco di Rio, che afferma senza mezzi termini come Rio sia un posto sicuro, non può lasciare tranquilli l’ultima notizia diffusasi: un gruppo jiahdista, “Ansar a-Khilafah”, attivo proprio in Brasile, avrebbe giurato fedeltà al Califfato di Abu Bakr, diffondendo la paura per possibili attentati durante i Giochi.

Dal quadro appena descritto ne deriva che le criticità non mancano. A poche settimane dal via, il Brasile è un paese caratterizzato da una crisi politica, una recessione, un’emergenza sanitaria globale e seri problemi con la criminalità locale. Di sicuro, le Olimpiadi rappresenteranno un importantissimo banco di prova per le autorità e per il Paese.

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Michele Pentorieri

Nasce a Napoli nel 1991. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove si laurea nel 2012. Consegue la Laurea specialistica con lode in Relazioni Internazionali presso la LUISS “Guido Carli", attualmente impegnato in un tirocinio all'IFAD.
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