L’OCSE stanga l’Italia, l’Europa sorride a Letta e Saccomanni riporta alla realtà

02/05/2013 di Andrea Viscardi

L’OCSE richiama l’Italia all’ordine – In mattinata, alla presentazione del rapporto “Oecd Economic Survey: Italy 2013”, è arrivata una sentenza pesante come un macigno. Fondamentalmente l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha avuto il coraggio di dire quello che nessuno, in Italia, ha voluto dire: impossibile pensare di compiere manovre di riduzioni fiscali generalizzate in una situazione nel quale, contrariamente da quanto sostenuto nel Def del mese scorso, il defici PIl 2013 sarà del 3,3%. L’obbiettivo unico, quindi, deve essere quello di intervenire sì sul fisco, ma solo in ambito lavorativo, per cercare di rilanciare la produttività. Per tutto il resto, invece, bisognerà trovare coperture che ad oggi sembrano non esservi.

Letta in Europa, l'OCSE ci striglia e Saccomanni inciampa
Letta in Europa, l’OCSE ci striglia e Saccomanni inciampa

L’Europa sorride, ma l’apertura è minima – Vane speranze anche per chi era convinto il tour europeo di Enrico Letta potesse portare a risultati significativi. La realtà è che, nonostante le foto sorridenti del premier italiano e di Angela Merkel, per ora sarà impossibile ritrattare gli accordi presi. Ecco, allora, che ricompare un termine nelle parole di Letta, quasi mai utilizzato negli scorsi giorni: rigore. Rientrato a Roma ha infatti sostenuto come crescita e rigore possano andare a braccetto, e quanto sia fondamentale, per la nostra nazione, mantenere gli impegni presi con l’Europa. Ottimismo da parte di Barroso, piacevolmente colpito dall’europeismo di Letta e dal ristabilimento di una relativa stabilità politica in Italia. Forse, diciamocelo, l’unica paura di Bruxelles era che il Premier italiano potesse cercare il braccio di ferro con l’Unione o, quantomeno, alzare la voce anche in Europa verso quelle politiche definite, in Italia, come inadeguate e dannose.

Procedura deficit – Una nota positiva, questo sì, è la quasi sicurezza di uscire – come già annunciato dall’ex presidente del Consiglio Mario Monti negli scorsi mesi – dalla procedura di deficit eccessivo aperta contro di noi dall’unione Europea. Per evitare spiacevoli sorprese, il Premier italiano ha quindi sottolineato come le voci messe in giro riguardo alla richiesta di una dilazione, in riferimento al risanamento dei conti pubblici – peraltro richiesta da molti altri stati membri – siano assolutamente prive di fondamento. Un segnale lanciato alla Commissione europea, insomma.

Saccomanni, intanto – Qualche segnale di poca lucidità e coordinazione, però, questo governo lo inizia a mostrare sin dai primi giorni. Il ministro Saccomanni, infatti, durante il suo discorso in Senato, si è lasciato andare ad alcune dichiarazioni al limite del grottesco. La prima è stata la specificazione che, in realtà, non è che non si voglia parlare di rinegoziazioni degli impegni presi con la UE, ma che bisogna aspettare la chiusura della procedura di deficit. Un questione tecnica, ma assolutamente giusta. Perché in caso contrario, allora, la Commissione potrebbe decidere di non archiviarla. Il dichiararlo pubblicamente, però, appare un poco ambiguo, in un momento in cui Enrico Letta in Europa dispensava e riceveva sorrisi. Altrettanto ambigua la questione di un’eventuale manovra correttiva: il ministro sostiene l’OCSE non abbia detto nulla a riguardo (e giustamente ricorda come l’organizzazione non abbia alcun potere o influenza pratica, ma dispensi solamente opinioni), ma Letta specifica che, in ogni caso, la decisione su di un eventuale nuova (e suicida) manovra dovrà eventualmente essere discussa con l’intera maggioranza. Certo, mettere pressioni all’Europa, in questo momento, appare più necessario che mai, ma farlo in questo modo ambiguo, forse, non è la soluzione migliore.

E Berlusconi? – Situazione tragicomica, insomma. E’ bastata meno di una settimana per evidenziare qualcosa di già molto evidente e da noi immediatamente sottolineato: il discorso per la richiesta della fiducia conteneva in sé molte promesse anche auspicabili, ma di difficilissima – per non dire impossibile – attuazione. Chissà cosa penserà Berlusconi, ora che anche dall’Europa è arrivato un messaggio chiaro e contrario all’abolizione dell’IMU. Prenderà le armi come minacciato negli scorsi giorni, con conseguenze prevedibili? D’altronde è stato eloquente l’invito di Massimo D’Alema, nella giornata di ieri, a riformare immediatamente, come priorità assoluta, la legge elettorale. Ma forse, alla fine, si troverà un compromesso in media res, che accontenterà tutti e nessuno ma, soprattutto, non cambierà nulla nelle tasche degli italiani.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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