L’occupazione in Italia e nell’Eurozona aumenta grazie ai capelli grigi

11/01/2016 di Federico Nascimben

Nei Paesi dell'Eurozona nel terzo trimestre 2015 c'erano quasi 3 milioni di occupati in più rispetto a due anni prima, ma di questi il 75% erano over-55. Dal 2013 al 2015 l'Italia ha guadagnato 400.000 occupati, ma i lavoratori under-55 sono comunque diminuiti

Un articolo pubblicato sul data blog del Financial Times evidenzia il trend legato alla crescita dell’occupazione della componente più anziana della forza lavoro nell’Eurozona (ed in Italia), che a sua volta è ovviamente legato all’invecchiamento e alle varie riforme pensionistiche che sono state varate dai governi europei, soprattutto negli anni di crisi.

Variazioni nell'occupazione nell'Eurozona in base alle classi d'età. Fonte: Financial Times su dati Eurostat.
Variazioni nell’occupazione nell’Eurozona in base alle classi d’età.
Fonte: Financial Times su dati Eurostat.

Nel terzo trimestre 2015 nell’area euro c’erano quasi 3 milioni di occupati in più rispetto a due anni prima, ma di questi ben 2,3 milioni (pari al 75% del totale) erano over-55, mentre il numero di lavoratori under-45 ha continuato a calare. L’Italia, invece, dal momento di punta occupazionale (registrato nell’aprile 2008) al momento più basso (settembre 2013) ha perso circa 1 milione di posti di lavoro (il 5% del totale); da allora ne ha guadagnati più di 400.000. Ciononostante il numero di occupati under-55 ha continuato a calare.

Variazioni nell'occupazione italiana in base alle classi d'età. Fonte: Financial Times su dati Eurostat.
Variazioni nell’occupazione italiana in base alle classi d’età.
Fonte: Financial Times su dati Eurostat.

Su tutti i Paesi dell’area euro, secondo il FT, Italia e Francia sono quelli in cui il trend sembra destinato a protrarsi perché meno della metà della popolazione tra i 55 e i 64 anni era all’interno della forza lavoro, mentre nel Regno Unito si raggiungeva il 63%. Inoltre, stando a quanto riportato da uno degli ultimi economici della Bce, l’ottimo andamento occupazionale della fascia più anziana “potrebbe anche riflettere un aumento del fabbisogno finanziario che fa seguito a perdite di ricchezza o di reddito causate dalla crisi”.

Variazioni nella partecipazione della forza lavoro per classe d'età. Fonte: Financial Times su dati Eurostat.
Variazioni nella partecipazione della forza lavoro per classe d’età.
Fonte: Financial Times su dati Eurostat.

Come si nota dal grafico qui sopra, sebbene la componente più anziana della forza lavoro sia cresciuta fortemente dal 2005 in termini assoluti e come quota sul totale degli occupati, in Francia e in Italia la perdita di lavoro tra i più giovani, unita ad una ripresa di scarsa entità, è stata ben peggiore del cambiamento demografico. L’Italia, poi, dal 2005 al 2014, registra una perdita di occupati nella fascia che va dai 20 ai 39 anni, stabilità tra i 40 e i 44 e un leggero aumento tra i 44 e i 49: la parte da leone è giocata esclusivamente dalla coorte 50-64.

Questi dati, perciò, nel loro insieme non possono che far riflettere i governi dell’area euro, perché se da un lato è vero che la ripresa occupazionale c’è stata, dall’altro questa ha riguardato quasi esclusivamente la componente dai capelli grigi. Le riforme dei sistemi pensionistici e di welfare sono state rese sì necessarie da un fattore demografico molto sfavorevole, ma le economie del vecchio continente faticano ancora troppo a creare opportunità lavorative per gli under-40.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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