L’oblio del Mediterraneo

21/04/2015 di Edoardo O. Canavese

Il Mediterraneo sanguina, ancora, forse come mai prima. La politica si riversa in tv, rissosa, litiga nel sangue dei migranti, sbatte contro un’immaturità insuperata. E abbandona il Mare Nostrum a quel che è peggio della morte, l’oblio.

#MareOmnium – Sì, il Mediterraneo è Mare Nostro. Anche, ma non solo. E nel bene, ma anche e soprattutto nel male. Vi sono due visioni del Mediterraneo, ad oggi. La prima, economica, di risorsa, come luogo d’incontro e commercio tra tre continenti diversi, potenziale punto di sviluppo per una concordia prima affaristica, poi magari anche politica. La seconda, ideologica, di svantaggio. La prima è quella che viene trasmessa da imprenditori, ambasciatori, la seconda da politici. I nostri. Dopo la tragedia di domenica, forse la più grave perdita di vite umane nel Canale di Sicilia, Matteo Salvini ha reclamato il blocco navale. Non è stato l’unico. Anzi, il sentimento s’è fatto, pur minoritario, bipartisan. Quel che sconvolge non è tanto la bieca opposizione al fenomeno dell’immigrazione, ma la forzatura mediatica compiuta sui corpi di centinaia di cadaveri. E il menefreghismo strategico per quel che resta, volenti o nolenti, il Mediterraneo.

Blocco navale, e poi? – Gli ultrà della destra nazionale, in Parlamento e sulla carta stampata, negli asciutti salotti tv e su Twitter, bombardano il pubblico con la proposta del Blocco Navale. Non un’idea nuova, né di questa particolare fase storica, né del recente passato migratorio. Una soluzione drammaticamente semplicistica, che sbatte di fronte alle domande sul poi. Una volta imposto il Blocco Navale, che sia italiano o europeo, che si fa, poi? Si contiene la masnada di barconi nelle acque africane, benissimo. E se capitasse che i migranti si ribellassero? Se rifiutassero di sacrificare le peripezie vissute attraversando il Sahara e la caotica, disumana ospitalità dei governi libici? Se, banalmente, decidessero di proseguire comunque? Gli si spara addosso? Li si sperona? L’abbiamo già avuto, un blocco navale. 26 marzo 1997, il governo Prodi ordina alla marina di bloccare i barconi provenienti dall’Albania. 28 marzo 1997, la corvetta Sibilla sperona una nave di migranti e manda in fondo al Mar Adriatico 81 persone. Non un buon precedente.

Sparate moderate – Torniamo a quel tragico ’97. Prodi al governo, Berlusconi all’opposizione. Pugno duro a sinistra, commozione a destra. L’ex Cav si mostrò in lacrime di fronte le telecamere, disse che era una vergogna che i migranti “siano ributtati in mare”. Propaganda umanitaristica, che forse non portò sufficienti voti se cambiò presto, per il più becero sciacallaggio sulle tragedie di mare. Oggi la destra s’indigna con chi s’indigna, rifiuta la compassione e il dolore per lasciar spazio ad un muscolarismo polemico. Salvini punta il dito contro i buonisti di Roma e Bruxelles, Gasparri accusa il perbenismo e il boldrinismo, Santanché rilancia puntando i fucili direttamente sui barconi: “Meglio un atto di guerra che perdere la guerra”. I moderati.

Sinistra miope – Di lotta, nelle parole di Nicola Latorre, ex dalemiano, ora renziano, in linea con Salvini sul Blocco Navale. Di governo, nei pochi, pessimi risultati ottenuti da Renzi e compagnia sul fronte libico. Vero, Renzi ha ereditato una situazione esplosiva, resa tale dall’evidente deresponsabilizzazione di Francia e Italia dopo i bombardamenti che condannarono Gheddafi e il suo regime. Nondimeno si sarebbe potuto far di più, soprattutto durante il semestre europeo. Si lasci perdere il problema “Is”, che complica il quadro libico e anche il flusso migratorio, ma che può essere gestito solo in coalizione internazionale. La Libia e i migranti sono un problema a cui l’Italia aveva dato una parziale soluzione, con l’efficace ma costosa Mare Nostrum, e che il semestre europeo a marca Renzi è riuscito solo a scaricare sulle spalle dell’UE con la nascita di Triton. Battuta scontata, ma Triton ha fatto acqua da tutte le parti. E come potrebbe, un progetto che prevede lo stanziamento di soli 3 milioni di euro al mese, a fronte di un problema decisamente più complesso, per noi e per il continente?

Europa – E’ la medicina alla polveriera Libia e alla strage quotidiana del mediterraneo. E’ bene che il governo batta i pugni al prossimo incontro continentale affrontare, mettendo in evidenza come l’emergenza umanitaria dei migranti, pur sotto le spoglie condivise ma cenciose di Triton, necessiti un intervento più coraggioso, da parte, una volta per tutte, di tutti. L’Europa non può continuare a far finta di essere unita solo sullo spread e mai sul quotidiano tangibile. I morti si vedono, si contano, si toccano. E intervenire nel Mediterraneo, tutti, non significa risolvere il problema. La questione la si risolve in Libia. Il ministro degli esteri Gentiloni aveva avanzato l’ipotesi di attacchi mirati contro il caos dell’ex “scatolone di sabbia”. Idea censurata dal premier. Ma oggi la Libia non può più essere abbandonata a sé stessa, alle bande sbandate di pseudo-para-governanti e ai fondamentalismo. Perché abbandonare la Libia è abbandonare il Mediterraneo. E noi stessi.

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Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
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