Obama in Italia, quali i risultati?

29/03/2014 di Luca Tritto

Tanti i temi trattati negli incontri con il Papa, Napolitano e Renzi. Resta da vedere se alle parole seguiranno i fatti

Obama, Stati Uniti, Italia

Si è conclusa la visita del Presidente degli Stati Uniti d’America in Italia. Un evento di storica portata, caratterizzato da una fitta agenda e da imponenti misure di sicurezza che hanno blindato la capitale. Quali saranno le conseguenze di questi incontri? Il dibattito politico si accende sulle questioni più calde degli ultimi mesi. Ma andiamo con ordine.

Dal Santo Padre – Anche i media americani danno massimo risalto all’incontro tra Obama e Papa Francesco, il primo tra i due, toccando marginalmente la visita a Napolitano e quasi ignorando quella a Renzi. Forse l’appuntamento più atteso, che ha visto i due leader mondiali faccia a faccia, entrambi caratterizzati dall’impegno verso i più bisognosi e nel processo di pacificazione mondiale, fermo restando gli ultimi risvolti della politica internazionale che hanno un po’ offuscato l’immagine del Presidente, situazione siriana su tutte. Un Obama emozionato è arrivato in Vaticano dove, in un lungo colloquio con Bergoglio, ha parlato di povertà, lotta alle ingiustizie, Medio Oriente e America Latina. Una visione comune per costruire un mondo migliore, dicono, sebbene la strada sia piena di ostacoli. Inoltre, la forte presenza cattolica nell’amministrazione di Obama aiuta le relazioni tra i due leader, in quanto la tutela della libertà religiosa è uno dei punti forti del programma del Presidente. Infine, Obama ha invitato Sua Santità negli Stati Uniti, sicuro della straordinarietà dell’evento tra i suoi concittadini.

A tu per tu con il Presidente – La visita successiva è stata quella presso il Quirinale, per un pranzo con Giorgio Napolitano, il quale ha accolto il Presidente in un perfetto inglese, chiudendosi in un fitto colloquio senza traduttore. Obama non ha mai nascosto la sua stima per Napolitano, arrivando a dire che l’Italia è fortunata ad avere una guida come lui. Chissà, magari non tutti nel nostro Paese la pensano così, ma erano decenni che non si vedeva una simile vicinanza tra il Capo dello Stato e un Presidente americano, soprattutto dati i precedenti inquilini della Casa Bianca.

“Yes We Can” – Ecco che ritorna lo slogan della prima campagna elettorale di Obama, ripreso in Italia da Walter Veltroni per le elezioni del 2008, che videro tuttavia trionfare Silvio Berlusconi. Il Presidente Americano, per quanti premier italiani ha incontrato, ricorda più la conta di Giulio Andreotti per i Papi che ha conosciuto. Ben 4 sono i Presidenti del Consiglio con i quali il leader americano si è relazionato in questi anni, da Berlusconi a Letta, passando per Monti. Oggi è toccato a Renzi, il suo “omologo” italiano – a quanto dice lui – che già aveva conosciuto negli U.S.A. quando era ancora Sindaco di Firenze. Un Renzi che ha “folgorato” il Presidente con la sua energia e la sua “visione” riguardo il futuro, i giovani e l’Europa. Obama si è detto felice dell’esito dell’incontro, dove si è parlato soprattutto delle implicazioni della questione ucraina, delle spese militari e di un impegno sulla vicenda dei Marò.

“Sembra uno stadio di baseball” – Forse un paragone infelice, quello che esclama Obama durante la sua visita al Colosseo. Area sgombrata da turisti, ambulanti e gladiatori per far posto a lui. Verrebbe da dire che i Fori Imperiali siano stati finalmente pedonalizzati, come auspicava il Sindaco Marino, grande assente – forse un po’ snobbato – che addirittura si è fatto una corsa fino a Fiumicino per una foto ricordo. Ci asteniamo dai giudizi. Al termine degli impegni istituzionali, il Presidente si è recato presso la residenza dell’ambasciatore John Phillips, a Villa Taverna, per un incontro privatissimo con i dipendenti dell’ambasciata americana a Roma (anche noi presenti). Tanti sorrisi, tante foto e l’agognata stretta di mano per i fortunati in prima fila, sotto gli occhi vigili degli uomini e delle donne di scorta.

Ma alla fine, cosa resta di questa visita?

Ucraina, Nato e gas. La questione ucraina e le sue conseguenze hanno occupato il dibattito degli incontri, durante i quali Obama ha fatto presente che la pace ha un costo, e nella NATO non devono essere solo gli Stati Uniti a fornire il maggiore contributo bellico. Tradotto dal politichese significa che non sono visti di buon occhio i tagli alle spese militari – dicasi F-35 – che il governo Renzi ha in mente di attuare. Il nostro premier sembra svincolarsi con frasi ambigue di democristiana memoria, garantendo gli impegni internazionali ma con un occhio alla spesa. Altra questione importante è la situazione delle forniture di gas, in quanto gran parte dell’Europa dipende da quello russo. Riusciranno gli Stati Uniti a convincere gli alleati a fidarsi di una fornitura americana, abbandonando i legami con la Russia di Putin? Perché oggi, anche queste sono armi, strumenti di potere. Compattare il fronte europeo in funzione anti-russa si sta rivelando più difficile del previsto. Obama, in questo, si gioca la faccia a livello internazionale. Ma chi forse già l’ha persa è l’Europa stessa, incapace di rispondere allo strapotere russo.

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Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
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