The Obama gun stimulus, le armi sui social network

29/12/2013 di Iris De Stefano

Il miglior regalo di Natale? UN Bushmaster AR-15. E la compravendita impazzisce sui social

Stati Uniti, regali di Natale? Armi e social network

Natale: giornate più o meno divertenti con la propria famiglia, luci, grandi abbuffate e regali. Se secondo la Confesercenti in Italia il budget medio per gli acquisti di Natale è stato di circa 200 euro, in netto calo rispetto agli scorsi anni, al di là dell’Oceano sta diventando spunto di discussione l’enorme mole di foto postate sui social network e raffiguranti armi, come regali.

Instagram, Twitter, armi e Natale – Non è una novità: negli Stati Uniti detenere armi è un diritto costituzionalmente garantito ma non si può negare che tra prodotti hi-tech, libri e prodotti di vestiario o profumeria, la scelta di un’arma come regalo di Natale sia certamente atipica. Eppure, dalla mattina del 25 dicembre, Twitter ed Instagram sono affollate da immagini di pistole o fucili ancora impacchettati o nelle mani dei nuovi proprietari. Vari siti d’informazione americani come il canadese CTV, The Wire o il NewYork Post hanno fatto notare come le immagini fossero particolarmente numerose nel caso del Bushmaster AR-15, a cui perfino due hashtag sono stati dedicati: #AR15 e #Bushmaster. Quello che rende inquietante la notizia, però, è il sapere come, quella che viene definita “la Barbie delle armi da fuoco” sia una delle armi usate nella strage alla Sandy Hook Elementary School di Newtown (27 vittime, di cui 20 bambini). Secondo il New York Times dal 1986 al 2013 negli Stati Uniti ne sono state prodotte circa 3.5 milioni di pezzi, non esportati, tra cui una versione rosa, per il quale una parte del ricavato (dai 600 ai 2000 dollari) è utilizzato in campagne di sensibilizzazione contro il cancro al seno.

Armi e Social NetworkCompravendite – Alcuni giornali hanno fatto notare come, su Instagram, proprietà di Facebook dall’anno scorso, si sta sviluppando un vero e proprio mercato delle armi, estraneo ai canali ufficiali. Non essendo il social network un sito di commercio online, non è neanche fornito di eventuali divieti; nello statuto è solo impedita la diffusione di contenuti violenti. Il fenomeno è il risultato di una mancanza di legislazione a livello federale. Poiché ogni Stato può stabilire le proprie regole sul commercio delle armi nessuna disposizione, a livello statale quanto federale, vieta la compravendita online. A causa di questa mancanza di chiarezza giuridica, piuttosto comune in realtà quando si tratta di un terreno ancora inesplorato dalla giurisprudenza come internet, basta addentrarsi nei risultati forniti dall’hashtag #forsalegun per poter facilmente e privatamente concludere qualche affare. L’Autorità per l’Alcool, Tabacco, Armi da fuoco e Esplosivi (ATF) non può infatti far altro che suggerire di ufficializzare la vendita attraverso le armerie e attenersi alle regole già esistenti.

Newtown e la legislazione corrente – Il Secondo Emendamento è quello che garantisce il diritto del popolo di “detenere e portare armi” poiché “Considerando che, per la sicurezza di uno Stato Libero è necessaria una Milizia ben armata, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto”. Secondo la legge, dai 18 anni è legale comprare un fucile a canne mozze e dai 21 in poi tutte le altre tipologie di armi. Limitazioni in quantità e munizioni non sono previste, ma è illegale l’acquisto per condannati a pene eccedenti l’anno di prigione, ex detenuti degli stessi tipi di crimini, fuggitivi, drogati, pazienti di strutture psichiatriche, ex cittadini americani, disertori e genitori sotto vari gradi di ordini restrittivi. A meno di un ulteriore intervento legislativo da parte statale, nella maggioranza dei casi non sono previste neanche registrazioni di alcun tipo dell’arma ma, in molti stati, per portarla con se è necessaria una licenza. La questione delle armi è complessa e negli Stati Uniti ha creato e crea discussioni accanite tra chi vorrebbe una molto più stretta regolamentazione a livello federale, per non dire il totale divieto e chi, come i repubblicani e la National Rifle Association ( NRA ) si oppone ad ogni modifica dello status quo. Il Presidente Barack Obama sembrava esser deciso a modificare l’attuale legislazione, dopo le stragi nei cinema e nelle scuole (per le quali criminali l’FBI ha anche coniato un termine apposito: school shooter).

Dalla Columbine High School alla Sandy Hook Elementary School. 137 sono stati gli episodi simili dal 1980, capaci di lascarsi alle spalle 297 vittime. Gli incidenti non fatali, solo nel 2011, sono stati quasi mezzo milione: 414.562. Barack Obama dopo una campagna piuttosto impegnativa ha però fallito nel suo intento: il Fix Gun Checks Act dell’aprile 2013 che vietava la vendita privata delle armi non è stato approvato al Senato a causa alla strenua difesa da parte della NRA, la potentissima lobby delle armi. La problematica si è posta ancor più perché, un’indagine commissionata dalla città di New York, il cui ex sindaco Bloomberg si era fermamente opposto alla compravendita, ha dimostrato come il 62% dei venditori di armi online abbiano acconsentito di vendere la propria merce a persone che “potrebbero non passare” la verifica dei requisiti. L’annuncio di restrizioni non ha però fatto altro che far aumentare il numero delle vendite, virtuali o meno, creando quello che i commercianti hanno velocemente definito “the Obama gun stimulus” . L’Fbi che, solo nel 2012, ha fatto indagini sui precedenti di 16,8 milioni di persone che avevano fatto richiesto per l’acquisto di un’arma.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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